2046 (2004)
Con Tony Leung Chiu Wai, Gong Li, Faye Wong, Zhang Ziyi, Takuya Kimura
La trama
Hong Kong, 2046. Sono passati cinquanta anni da quando la Gran Bretagna ha restituito la città alla Cina e la situazione economica e sociale è caotica. Due coppie di agenti speciali sono alle prese con un affare delicato, che potrebbe avere conseguenze drammatiche.
Non un film per i patiti delle connessioni logiche o del plot, né per gli iper-razionali, per gli esegeti della purezza o per quelli che pretendono da un autore ogni volta un capolavoro. _In the Mood for Love_ era certamente più bello, più perfetto: ma Cho Mo-wan ha lasciato i suoi segreti e i suoi ricordi nella fessura della pietra sbrecciata di un tempio; ci ha lasciato la vecchia Hong Kong e la vecchia Cina; quello che ne è sfuggito torna confusamente a protendersi verso il futuro, nel 2046.
La recensione di FilmTv
Di Emanuela Martini - FilmTV n. 45/2004
Non è il sequel di In the Mood for Love ma un lungo e affascinante viaggio tra amore e memoria, passato e futuro in cui Wong Kar-wai ci guida. Un film da sentire più che da vedere
L'opinione più votata
Di Aquilant scritta il 04/06/2010 - utile per 12 utenti
Voto al film: 
Wong Kar-wai alterna echi di visionarietà simil-felliniana a momenti di decadentismo estetizzante non scevro da vaghe suggestioni viscontiane, non disdegnando neppure di passare per i paraggi di un Marienbad pur privo di decorazioni barocche ed astratti dedali labirintici (“Ma non ci conosciamo? Facevi la ballerina a Singapore e ti chiami Lulù” “Ma è davvero sicuro?” “Dicevi che somigliavi ai fidanzati che avevi perduto.” “Che altro dovrei ricordare?” “Andavamo insieme al casinò, perdevi molto, eri piena di debiti...”). I luoghi della mente vanno ad incontrarsi, sfiorarsi, incastrarsi tra loro e poi ritrarsi per indietreggiare e tornare al punto di partenza, muovendosi in spazi sempre più ristretti, contornati da rossastre tonalità diffuse che con il loro calore cromatico riaccendono per interposta persona il freddo estinto delle passioni, fino ad esplodere coercitivamente in un delirio visionario al tempo stesso corporeo ed extra-corporeo, tentativo di coniugare la fuga all’interno del proprio io arrembante con quella puramente concepita come un vero e proprio salto nell’ignoto, un ignoto dalle infinite dimensioni di una stanza dove la sfera del ricordo si espande a vista d’occhio fino a perdersi letteralmente in sé stessa.
L’astronave galleggia con lentezza in un oceano digitalizzato dove l’astrazione è ricondotta alla sua stringente primordialità di contenuto ma vana è la fuga nel regno di questo ipotetico futuro imbevuto di re(azioni) differite: la materialità corporea estranea alla forza dei sentimenti ed investita dal peso di emozioni inibite a menti androidi scarica all’interno di sé i propri meccanismi adrenalinici consegnandosi ad un eterno immobilismo che prelude ad una perenne reiterazione del ricordo, ovvero del viaggio.
Wong Kar-wai tira fuori il sostrato di malinconia dei suoi personaggi fino all’ultima goccia, soffermandosi su una presenza ricorrente che si rigenera di continuo con la misteriosità di fattezze smarrite nei meandri di sale da gioco smarrite in volute di fumo. Incontri volatili, sporadici, casuali nel sinuoso fruscio di abiti di seta che inguainano fascinose presenze colte a sfiorare la scena, attraversandola con la sinuosità sorniona di chi si rassegna con garbo e comprensione alla propria funzione svolta per interposta chimera. E caste dive affogate nelle luminescenti colorazioni del neon che generano un’atmosfera di decadente intimità nell’ambiente circostante, a dare forma ad una recerche visiva simil-proustiana elaborata in chiave di nostalgica “allucinarietà”, dove l’edonismo estetizzante dell’autore si concretizza con una specie di dannunzianesimo post litteram del suo alter ego vagante per le chiare selve della seduzione.
- negative [3]
- sufficienti [12]
- positive [65]
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26 dicembre 2010 Opinione di Snaporaz68 su "2046"
Parlare del passato in chiave futura “Non bisogna rivelare i propri segreti a nessuno, si rischia di sentire la mancanza di tutti” J.K. Salinger da Il Giovane Holden Wong Kar Wai è arrivato finalmente al suo 8 e mezzo (con qualche spruzzatina di Blade Runner) e trasforma i suoi ricordi personali attraverso il suo alter ego Tony Leung in un girotondo spazio temporale in cui il futuro è semplicemente il ritorno a un passato che non si...
voto al film: 
29 ottobre 2010 Opinione di chribio1 su "2046"
l'incipit con la citta' del futuro tra strade che fluttuano nell'aria o nel cielo e grattacieli pionieristici marchiati dal logo della LG (se state bene attenti lo si nota benissimo),faceva preludere un grande film con qualche non so' che di riferimenti al "Metropolis" di cotanta memoria del regista Fritz Lang ma poi,col passare della visione e arrivando velocemente alla fine mi sono accorto che mi sembra d'aver assistito ad un qualcosa di surreale soft-erotico e nulla da ricordare.voto.5.
voto al film: 
4 giugno 2010 Opinione di Aquilant su "2046"
Un viaggio? Un racconto? Un delirio visionario? Probabilmente un itinerario di una mente eterna vagabonda in direzione dei propri ricordi perduti, alla ricerca di quel non luogo dove il mutabile si tramuta in immutabile, dove l’essenza del ricordo si rende corporea rivestendosi di pura materialità, senza più celarsi allo sguardo smarrito che vaga a ritroso nei meandri del tempo di memoria in memoria. Ma si tratta di destinazione reale o di divagazioni di più...
voto al film: 
28 febbraio 2010 Opinione di ed wood su "2046"
Dunque, complessivamente mi piace di più di "In The Mood For Love". A livello visivo, ci sono momenti in cui sfocia nel poema puro. Immagini, colori e inquadrature mai viste. Raccordi narrativi vertiginosi, su cui si adagiano ralenty, effetti ottici, evergreen musicali e consonanze verbali come già nel film precedente, ma senza quell'abuso dell'ellisse e del non-detto. Sta di fatto però che questo andirivieni nel tempo fantasticato della memoria...
voto al film: 
16 novembre 2009 Opinione di bradipo68 su "2046"
Un viaggio permeato d'amore lungo i sentieri della memoria.Tecnicamente non è il sequel di In the mood for love ma perlomeno una parte di questo lungo affascinante trip psichedelico ne sembra diretta derivazione,così come si respirano le stesse atmosfere dell'episodio di Eros firmato da Wong Kar-wai.Ma 2046 è anche molto altro,è un magma incandescente di colori,immagini e musiche che sono un tuttuno con quello che si vede.2046 è un film in cui musica e...
voto al film: 
22 settembre 2009 Opinione di Manuel Fantoni su "2046"
2046 di Wong Kar-Wai è la prosecuzione ideale del corpo visivo e morale composto dal precedente e probabilmente suo capolavoro della seconda fase "In the Mood for Love": attori e personaggi ricorrono sublimi, pur senza cercare una filiazione diretta e senza alcun riferimento esplicito agli avvenimenti che avevano costituito il capolavoro di due anni prima. Il 2046 del titolo è tutto, presente, passato e futuro di Hong Kong, e anche presente passato e futuro del protagonista,...
voto al film: 
14 marzo 2009 Opinione di sbrillo su "2046"
Ennesimo grandissimo capolavoro di Wong Kar wai, che torna come sempre ad esplorare i sentimenti e le loro complicazioni. Chow incontra tre donne molto diverse tra loro ma ugualmente capaci di dare tutte se stesse al partner, mentre lui sembra non riuscire a guardare avanti e ricorda ancora il suo vecchio amore. Il film diventa così una struggente riflessione sull'amore, su ciò che dobbiamo dare e su cio che siamo disposti a ricevere. Come sempre lussureggiante lo stile del regista, e...
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12 agosto 2008 Opinione di Cinedelia su "2046"
Questo 2046, che dà il titolo al film, ha una triplice identità. E’ il numero della camera di un albergo, è il titolo di un romanzo ed è l’anno in cui Honk Hong finirà definitivamente sotto il dominio cinese. Ad animare questa triplice essenza è la storia di un uomo, uno scrittore novello Clark Gable e della sua ricerca del perduto amore, rivissuto nelle pagine di un romanzo futuristico e cercato inutilmente in altre donne. La storia si dipana tra ricordo e presente, dentro una...
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10 aprile 2008 Opinione di kubritch su "2046"
Dopo il successo tributato a "In the mood for love" Wong si è potuto regalare un'opera arditamente personale di non facile lettura. Una lezione di coreografia cinematografica di grande eleganza. Un patchwork di tranches de vie che altera il rapporto convenzionale tra finzione e realtà, tra oriente ed occidente producendo una possibile sintesi in cui sono i sentimenti a farla da padrone. L'ostico per il pubblico occidentale sta proprio nella resistenza a lasciarsi andare. La nostra è una...
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