Shoah (1985)
05/02/2011
Shoah Esodo
Perché il ghetto di Varsavia è alla fine del film?“Perché ghetti e campi sono stati contemporanei, sono esistiti nello stesso momento; e anche per far capire bene che il...
di yume
La trama
L'opinione più votata
Di spopola scritta il 26/01/2011 - utile per 23 utenti
Voto al film: 
Abbiamo letto, dopo la guerra, un gran numero di testimonianze sui ghetti, sui campi di sterminio; ne eravamo sconvolti. Ma oggi, vedendo lo straordinario film di Claude Lanzmann, ci accorgiamo di non aver saputo niente. Malgrado tutte le nostre conoscenze, quella terribile esperienza rimaneva distante da noi. Per la prima volta la viviamo nella nostra testa, nel nostro cuore, nella nostra carne. Diventa la nostra. Né romanzo né documentario, Shoah realizza questa ri-creazione del passato con una stupefacente economia di mezzi: dei luoghi, delle voci, dei volti.
La grande arte di Claude Lanzmann consiste nel far parlare i luoghi, nel risuscitarli attraverso le voci, e, al di là delle parole, nell’esprimere l’indicibile attraverso i volti, i luoghi.
Una grande preoccupazione dei nazisti è stata quella di cancellare tutte le tracce; ma non hanno potuto abolire tutte le memorie e, sotto mimetizzazioni – foreste giovani, erba novella -, Claude Lanzmann ha saputo ritrovare le orribili realtà. In quella prateria verdeggiante c’erano delle fosse a forma di imbuto dove i camion scaricavano gli ebrei asfissiati durante il percorso. In quel fiume così bello si gettavano le ceneri dei cadaveri calcinati. Ecco le tranquille fattorie dalle quali i contadini polacchi potevano udire e anche vedere ciò che succedeva nei campi di sterminio. Ecco i villaggi dalle belle case antiche da dove è stata deportata tutta la popolazione ebraica.
Claude Lanzmann ci fa vedere le stazioni di Treblinka, di Auschwitz, di Sobibór. I suoi piedi calpestano le “rampe”, oggi coperte di erba, dalle quali centinaia di migliaia di vittime erano spinte verso la camera a gas.
Per me una delle immagini più strazianti è quella che presenta un mucchio di valigie, alcune modeste, altre più lussuose, che recano tutte dei nomi e degli indirizzi. Certe madri vi avevano riposto con cura latte in polvere, talco, farina per pappe. Altre abiti, viveri, medicinali. E nessuno ha avuto bisogno di niente.
Le voci. Esse raccontano; e per la maggior parte del film dicono tutte la stessa cosa: l’arrivo dei treni, l’apertura dei vagoni dai quali cadono dei cadaveri, la sete, l’ignoranza mescolata alla paura, il denudamento, la “disinfezione”, l’apertura delle camere a gas. Ma, neppure per un istante, abbiamo un’impressione di ripetizione. Grazie soprattutto alla differenza delle voci.
C’è quella fredda, obiettiva – con solo all’inizio qualche fremito di emozione - di Franz Suchomel, l’Unterscharführer SS di Treblinka; è lui che ha fatto il resoconto più preciso, più dettagliato dello sterminio di ogni convoglio. C’è la voce un po’ turbata di certi polacchi: il conducente dei treni che i tedeschi sostenevano con la vodka, ma che sopportava male le grida dei bimbi assetati; il capostazione di Sobibór, preoccupato del silenzio sceso all’improvviso sul campo vicino. ESPANDI +
27 gennaio 2011 Opinione di yume su "Shoah"
Primo periodo, prima parte ____________________________ “E darò loro un nome imperituro” Isaia, 56, V “L’azione comincia a 80 km a nord ovest di Lodz, nel cuore di una regione un tempo a forte popolazione ebraica. Chelmno fu in Polonia la località del primo stermino di Ebrei col gas. Ebbe inizio il 7 dicembre 1941. 400.000 Ebrei furono assassinati a Chelmno in due periodi distinti: dicembre 1941-primavera 1943 giugno 1944- gennaio 1945 Il modo di...
voto al film: 
26 gennaio 2011 Opinione di spopola su "Shoah"
“Non è facile parlare di Shoah. C’è della magia in questo film, e la magia non si può spiegare. Abbiamo letto, dopo la guerra, un gran numero di testimonianze sui ghetti, sui campi di sterminio; ne eravamo sconvolti. Ma oggi, vedendo lo straordinario film di Claude Lanzmann, ci accorgiamo di non aver saputo niente. Malgrado tutte le nostre conoscenze, quella terribile esperienza rimaneva distante da noi. Per la prima volta la viviamo nella nostra testa, nel...
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