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Crash - Contatto fisico (2005)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Crash - Contatto fisico: assente
Ritmo ritmo in Crash - Contatto fisico: presente
Impegno impegno in Crash - Contatto fisico: presente
Tensione tensione in Crash - Contatto fisico: presente
Erotismo erotismo in Crash - Contatto fisico: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Crash - Contatto fisico (voti: 197 media: 3,59) 197

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La trama

Un incrocio di piccole storie sul razzismo in cui tutti sono capaci di tutto.

Una coppia di cinesi, due poliziotti amanti occasionali, due ladri di auto che straparlano, un procuratore e la sua annoiata moglie, un poliziotto razzista e la giovane recluta idealista, un regista televisivo nero di successo e la moglie, un commerciante persiano che compra una pistola per difendere il suo negozio, un operaio ispanico e la sua bambina, terrorizzata dalle pallottole: tutti destinati a incontrarsi e a scontrarsi nel giro di poche ore a L.A..  

Razzismo e paura, risentimento, conflitti culturali ed etnici: le connessioni tra i personaggi sono strade che confluiscono in una rotatoria impregnata di pessimismo sull'american way of life.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Enrico Magrelli - FilmTV n. 0/0

Storie diverse che, come strade, confluiscono l’una nell’altra. Con qualche intoppo

Paul Haggis, avendo scritto la sceneggiatura di Million Dollar Baby, conosce bene che cosa siano, al cinema, il dolore, la frustrazione, la rabbia, l’attimo in cui ci si riscatta o si finisce al tappeto. Il ring e la palestra del suo interessante film d’esordio sono le strade di L.A., corsie infinite su cui corrono, per poche ore, le storie dei personaggi, e le automobili (corazze di vetro e metallo) che cercano l’impatto e il sinistro. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di spopola scritta il 15/11/2005 - utile per 3 utenti

Voto al film: voto buono

Stupefacente esordio alla regia di un talentoso sceneggiatore di successo (Million Dollar Baby) i cui meriti vanno ben oltre la perfezione stilistica di uno script avvolgente, ineccepibilmente implacabile e cattivo nella descrizione "circolare" di ascendenza altmaniana, di storie e situazioni che mettono a nudo con impietosa crudeltà e sottinteso cinismo, quasi fossero sezionate da un bisturi affilato che lascia profonde tracce sanguinanti - pur con la necessaria dose di ironia e di "eccessi catartici" che favoriscono l'indispensabile distacco critico del "giudizio" - le contraddizioni, le solitudini, gli egoismi, i pregiudizi, il razzismo latente e/o manifesto, i compromessi e gli "aggiustamenti di comodo", il disfacimento morale insomma di una civiltà allo sbando ormai difficilmente recuperabile. Una solitaria e inascoltata invocazione (quasi un'orazione laica) contro il razzismo, un inno alla tolleranza e al rispetto in questa America post 11 settembre sconvolta e sconvolgente, una denuncia priva di retorica della paura (e delle conseguenze indotte che ne derivano) o meglio, e più propriamente, della DIFFIDENZA CHE GENERA PAURA e che modifica per questo, distorcendole, le nostre percezioni oggettive dei fatti e delle cose. E' una descrizione apocalittica di un contesto degenerato e assurdo, dove i "buoni" non sono davvero buoni, e nemmeno i "cattivi" in fondo sono totalmente cattivi: c'è soltanto incomunicabilità e incomprensione e mancanza di "contatto" effettivo; c'è lo "scontro" e la prevaricazione, in questa deriva inarrestabile che non consente scampo o salvezza per nessuno. Tutti sono disperatamente soli e circospetti, imprigionati in quella Torre di Babele che non permette evasioni o momenti di abbandono al sentimentalismo e alla condivisione, ma costringe a rimanere sempre guardinghi e in difesa, pronti a colpire per non essere colpiti. Ed è l'uso sapiente della macchina da presa, i ritmi incalzanti degli incastri e dei rimandi a sorprendere, l'assoluto e completo dominio della materia narrata che si traduce in un autonomo linguaggio cinematografico, ad evidenziare ed esaltare le non comuni doti di questo esordio, amplificandone il valore e l'importanza nella frammentata ricomposizione di questo puzzle tremebondo che non lascia spazio al caso e all'improvvisazione. Paul Haggins riesce ad essere al tempo stesso spericolato ed aggressivo, poetico e disturbante (di rapinosa bellezza fra le altre, la sequenza intorno all'auto che va a fuoco fra bagliori e faville, in quella specie di rituale orgiastico) rimanendo vigile e attento nel tracciare una parabola a più voci, priva di sbavature o di ghirigori formali spesso fuorvianti, e nel mantenere sotto il controllo di un cosumato "mestiere" - e si tratta di un'opera prima!!!! - l'infuocato materiale, quasi un congegno ad orologeria, che ci costringe ad immergerci con doloroso stupore negli accadimenti di una giornata qualsiasi di una Los Angeles di vetro e cemento, infernale metropoli ostile e desolata, schiacciata fra paradossi e devianze. I personaggi che si inseguono, si circuiscono, si sfiorano e si scontrano (spesso fanno "crash", ma più che i corpi o le cose, sono le coscienze, i principi e le certezze a sfadarsi e deflagrare) non si "toccano" mai davvero, non riescono ad "incontrarsi" ed entrare in sintonia, tesi come sono alla disperata difesa dei propri privilegi e di quelle certezze inalienabili, anche a costo di intaccare libertà e diritti altrui nel coacervo di razze ed etnie scarsamente integrate e difficilmente integrabili. Le emozioni che gli ispirati interpreti di tutta questa moltitudine di figure e figurine che attraversano lo schermo intrecciando fra loro destini e predestinazioni, sono fortissime e profonde, quasi destabilizzanti nella implacabile consequenzialità della progressione verso il dramma. Le ascendenze e i rimandi sono molteplici (dal cinema di Altman appunto, fino a Magnolia di Anderson, che ne è un epigono diretto e ispirato, per passare attraverso le implicazioni esistenziali di "21 grammi" e similari) ma il linguaggio rimane così autonomo e personale, da farci salutare con piacere la nascita di un nuovo geniale "raccontatore" per immagini che completa e integra la suadente efficacia, già ormai ampiamente consolidata e apprezzata, dello scrittore di rango.
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SI

Opinioni su Crash - Contatto fisico


3 marzo 2012 Opinione di PP su "Crash - Contatto fisico"
PP

Voto 7. [02.03.2012]

voto al film: PP assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)


25 gennaio 2012 Opinione di SaintlySinner su "Crash - Contatto fisico"
SaintlySinner

Inizialmente vediamo solo dei personaggi che dire sgradevoli è poco. Sono però persone frustrate, le cui vite sono veramente tristi. Le cose poi si ribaltano di continuo e non esistono veramente dei buoni e dei cattivi. Forse è nella natura umana, ognuno compie tutti i giorni buone e cattive azioni. Le vite dei personaggi che si intrecciano inevitabilmente hanno un filo rosso che le unisce: il razzismo, il pregiudizio, culture e tradizioni diverse. Paul Haggis è alla sua prima regia...

voto al film: SaintlySinner assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)

nessun commento
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3 maggio 2011 Opinione di ezio su "Crash - Contatto fisico"
ezio

Impregnato di pessimismo sulla vita americana e'un film moderno e attuale.Recitazione collettiva  sostenuta, in una pellicola meritevole degli oscar ottenuti.

voto al film: ezio assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)


27 gennaio 2011 Opinione di jjb273 su "Crash - Contatto fisico"
jjb273

Questo non è un film sul razzismo o su Los Angeles, anche se potrebbe sembrare ed anche se una mescolanza tale di razze esiste soltanto in certe città americane. La verità è che questo film ci parla di noi, di una società cervellotica e paranoica dove etichettiamo spesso senza riflettere e dove cerchiamo di sfogare quello che accumuliamo in una vita che è vissuta in mezzo agli altri ma alla fine è solitaria come quella di monaci. Questo film...

voto al film: jjb273 assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)



3 luglio 2010 Opinione di michel su "Crash - Contatto fisico"
michel

VERO COME UNA FINZIONE Una città, tante storie in rotta di collisione. Metafora di una civiltà dell’emergenza dove la violenza lo scontro fisico troppe volte rimpiazzano la comprensione, il dialogo. P. Haggis cerca di suggerire il caso, l’imprevedibilità dell’esistenza ribaltando le attese attraverso colpi di scena che sono già degli standard (il poliziotto sensibile che fa danni mentre il collega razzista si trasforma in un angelo...

voto al film: michel assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)


22 marzo 2010 Opinione di prelelle su "Crash - Contatto fisico"
prelelle

VOTO: 8/10. Oscar meritati.

voto al film: prelelle assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)



8 febbraio 2010 Opinione di Michaela su "Crash - Contatto fisico"
Michaela

Di mio sono sempre molto scettica su questi film che prevedono l'intrecciarsi delle storie di perfetti sconosciuti presentati uno alla volta. Devo ricredermi, questo è fatto molto bene. Riesce ad essere spiazzante ma verosimile. E' un film molto duro, che mette in luce i malesseri di un paese sempre più diviso. Contatto fisico è appunto quello che manca, e che quando c'è è un contatto violento e burrascoso. Come se l'unico pretesto fosse quello di...

voto al film: Michaela assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)

nessun commento
[utile per 2 utenti]

2 novembre 2009 Opinione di metallopesante su "Crash - Contatto fisico"
metallopesante

Ben fatto, però che concentrato di sfiga. Il clue è la trama che si sviluppa nella sua complessità gradualmente, rendendo il film piacevole da seguire nonostante l'atmosfera triste e notturna che non risulta pesante anche grazie a regia e attori ad un alto livello.

voto al film: metallopesante assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)



24 ottobre 2009 Opinione di alfatocoferolo su "Crash - Contatto fisico"
alfatocoferolo

Perché no... questo film può essere visto come un'apologia del razzismo. Le tinte sono solo due, bianco e nero ma vengono continuamente rimescolate in un gioco di ruoli che mostra la natura intima e universale del razzismo. Spesso il razzista è a sua volta oggetto di razzismo e ancor più spesso si tende a vedere un'unica tinta scindendo la bestia razzista dalla bestia uomo con le sue debolezze e paure. Questo film fa riflettere su queste banali ma non comuni...

voto al film: alfatocoferolo assegna il voto buono a Crash - Contatto fisico (2005)


22 maggio 2009 Opinione di Lance Vance su "Crash - Contatto fisico"
Lance Vance

9,5

voto al film: Lance Vance assegna il voto ottimo a Crash - Contatto fisico (2005)

1 commento



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