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Il mondo dei replicanti

Regia di Jonathan Mostow vedi scheda film

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Marcello del Campo

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La recensione su Il mondo dei replicanti

di Marcello del Campo
4 stelle

Una volta tanto il titolo italiano è migliore di quello originale, Surrogates.  Potremmo finirla qui, perché il titolo cambiato è l’unico pregio di questo brutto film che potrebbe concorrere ai contro-Oscar come il peggiore film science-fiction di tutti i tempi. Se poi vogliamo essere seri, neppure il titolo italiano si sforza di essere originale, Il mondo dei replicanti è un titolo-clone di centinaia di film, ma è chiaro che nelle intenzioni del distributore l’allusione ai “replicanti” rimanda a Bladerunner, Robocop, al Mondo dei robot, mentre “surrogati” è impresso nella memoria dello spettatore più anziano negli indelebili quanto disgustosi cioccolatini triangolari post-bellici e nei più giovani nelle innumerevoli merci replicate dai cinesi invadenti.

Il plot è nel titolo: i Surrogati sono servizievoli repliche di soggetti depressi in un’ipotetica, imprecisata società del futuro. La cosa funziona così: sei stanco, stressato, non ha più voglia di fare l’amore? Semplice: l’industria manifatturiera VSI fabbrica e mette a tua disposizione un clone che è più bello di te, aitante, indistruttibile, scopatore a cottimo. Non lamentarti, però, se la tua compagna preferisce a te il clone e ti sbatte in faccia: “Sai, con lui mi trovo meglio!”.

E quel che accade a Tom Greer (Bruce Willis), detective che indaga sui casi di surrogaticidio, di sentirselo rinfacciare da Peters (Radha Mitchell), e come dare torto alla donna?, il partner-surrogato è un Bruce Willis con tanto di parrucchino alla Biscardi, veste bene, è atletico, scavalca grattacieli, è ubiquo negli inseguimenti, soprattutto è un infaticabile amatore. A sua volta, Radha ha il suo surrogato, tutti hanno un surrogato, durante i week end, mentre i “normali” si rigenerano dentro un marchingegno zen, i surrogati si danno alla bella vita.

Il detective Greer entra in crisi quando il suo surrogato giovane viene ridotto a pezzi di ferraglia da un’organizzazione criminale capitanata da un lercio uomo di colore (tornano vecchie passioni politically uncorrected nel cinema hollywodiano!”). Il vecchio Bruce Willis dovrà agire da solo e fare quello che fa da trent’anni, sgominare la banda e riportare l’ordine nella società dei surrogati.

Il regista Jonathan Mostow, esperto dispensatore di idioti action-movie, è assente, il film è diretto dai suoi surrogati, che con il digitale mettono in piedi un film che non sta in piedi. Bruce Willis as young replicant non fa una piega, è perfetto, lui è attore-replicante da sempre; dispiace per Radha Mitchell che dopo Melinda e Melinda colleziona film uno peggiore dell’altro.

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