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Sin Nombre (2009)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Sin Nombre: assente
Ritmo ritmo in Sin Nombre: assente
Impegno impegno in Sin Nombre: assente
Tensione tensione in Sin Nombre: assente
Erotismo erotismo in Sin Nombre: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto nd a Sin Nombre (voti: 2 media: 4,50) 2

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La trama

Sayra, un'adolescente nata in Honduras, sogna un futuro migliore. La sua speranza è tutta riposta nel sogno americano. La ragazza decide infatti di cercare una via che le permetta di iniziare una nuova vita negli Stati Uniti. La prima cosa da fare è un lungo viaggio attraverso il Messico, insieme a Smiley, Casper e gli altri membri della sua gang. La strada però si rivela irta di pericoli e di incontri inaspettati. 

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L'opinione più votata

Di OGM scritta il 11/11/2011 - utile per 3 utenti

Voto al film: voto buono

Due anni prima di Jane Eyre, Cary Fukunaga scrive e dirige Sin Nombre: una cruda storia di emigrazione ambientata nell’America Latina, di fronte alla quale il pensiero corre immediatamente a Trade; e non solo per il ritorno, da protagonista, della giovane e talentuosa Paulina Gaitán. Con il film diretto da Marco Kreuzpaintner quest’opera ha in comune soprattutto la primitività con cui l’individuo viene fatto oggetto di commercio, di sfruttamento, di massacro. Sul volto corrugato della miseria scorrono a fiumi gli umori acidi della violenza, verdi come la vegetazione tropicale, giallastri come l’erba secca, la terra battuta, l’aria polverosa arroventata dal sole. L’atmosfera è impregnata dell’odore della carne, umida di sudore, di sangue, di acque fangose, che si mescola all’acre sentore del ferro arrugginito, di cui sono fatti i binari, le armi, i rottami. L’emigrazione dall’Honduras, attraverso il Guatemala e il Messico, fino agli Stati Uniti è ritratta come una volontaria deportazione di massa, con treni presi d’assalto da folle di disperati che si arrampicano sui tetti dei vagoni, e in quella scomoda e pericolosa posizione percorrono centinaia di chilometri. Sayra, la ragazzina che viaggia insieme al padre ed allo zio, è una delle tante persone in cerca di un’opportunità, di un lavoro, di una vita meno umiliante. Eppure c’è chi, pur appartenendo a quella stessa gente, approfitta della situazione per rubare, a quei poveri diavoli, i pochi averi che portano con sé. Sono i mareros, gli appartenenti alle bande indigene, in cui si manifesta una forma selvaggia di criminalità organizzata, caratterizzata da riti tribali e da una cultura della vendetta che travalica ogni senso dell’umanità. Il capo della mara a cui appartiene Willy, detto El Casper, uccide la sua fidanzata durante un tentativo di stupro; Willy, a sua volta, lo sgozza durante una rapina e, in quello stesso istante, firma la propria condanna a morte. Nonostante il ragazzo sia costantemente braccato, anche fuori dai confini della sua terra, dai suoi ex compagni, Sayra finisce per vedere in lui un confidente, un amico, un rifugio che le infonde sicurezza e le ispira amore. Il tenero romanticismo di un’adolescente, reso silenzioso dall’angoscia e dalla tribolazione di un percorso tanto pericoloso e difficile, segna comunque una scia di dolcezza in mezzo ad un ambiente in cui i colori della fantasia e della convivialità della cultura messicana sono ridotti a smalti graffiati e sporchi, malamente appiccicati sulla superficie accidentata di un mondo in rovina. Ad ogni fermata di quei convogli sovraccarichi, l’ambiente smette di essere un paesaggio naturale in movimento, per diventare il residuato di una civilizzazione fallita, un teatro cadente in cui la modernità resta accampata nell’attesa che la popolazione sciolga i dilemmi riguardanti la sua identità, e decida in quale direzione vada imboccata la via del futuro. Intanto, dietro gli scheletri di cemento e le montagne di detriti, rimane, in perenne agguato, un mostruoso sortilegio, che spinge a trovare nell’abisso del male l’energia per sopravvivere ed andare in qualche modo avanti. L’illegalità è frutto della necessità (vedi l’attività dei passeurs alla frontiera americana), ma la spietatezza è diretta emanazione di un’anima diabolica, che sadicamente si nutre, compiaciuta e mai sazia, delle sostanze altrui. Sin nombre riesce a fondere, in una storia ricca di sferzante realismo e di suggestioni visive, la descrizione della bestialità con il tessuto drammatico, il ritratto etnografico ed il messaggio sociale. E ne fa il nerbo di un racconto che non si affida mai alla semplice forza espressiva della durezza, bensì mantiene saldamente in mano il filo tagliente della tensione narrativa: una tensione che qui sembra fatta apposta per consumare lentamente, morso dopo morso, fino all’ultimo brandello di speranza.
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SI

Opinioni su Sin Nombre


11 novembre 2011 Opinione di OGM su "Sin Nombre"
OGM

Due anni prima di Jane Eyre, Cary Fukunaga scrive e dirige Sin Nombre: una cruda storia di emigrazione ambientata nell’America Latina, di fronte alla quale il pensiero corre immediatamente a Trade; e non solo per il ritorno, da protagonista, della giovane e talentuosa Paulina Gaitán. Con il film diretto da Marco Kreuzpaintner quest’opera ha in comune soprattutto la primitività con cui l’individuo viene fatto oggetto di commercio, di sfruttamento, di massacro. Sul volto corrugato...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Sin Nombre (2009)

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16 settembre 2010 Opinione di wissiak su "Sin Nombre"
wissiak

e' un film del 2009 che io ho avuto la fortuna di vedere recentemente (siamo nel 2010) e la prima domanda che mi sono fatto e' perche film cosi belli e attuali non vengono proiettati, premiati e pubblicizzati? Avvincente, emozionante, ti incatena alla poltrona fino all'ultimo titolo di coda.

voto al film: wissiak assegna il voto ottimo a Sin Nombre  (2009)




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