Poesia che mi guardi (2009)
Con Elena Ghiaurov, Carlo Bassetti, Enrica Chiurazzi, Marco Colombo Bolla
La trama
Partendo dalla figura di Antonia Pozzi, una poetessa originale e appassionata del Novecento Italiano, morta suicida a soli 26 anni nel 1938, il film vuole riflettere sul ruolo dell’artista e del poeta nella società di allora e di oggi. Motore e voce narrante è Maria, una cineasta che, affascinata dalla Pozzi, ne studia l’opera e ricerca il mondo e i personaggi della sua vita. Decisivo per Maria è l’incontro con un gruppo di studenti universitari che diffondono le loro poesie in forma anonima sui muri della città. Maria li coinvolge nel suo progetto: vorrebbe che la poesia di Antonia Pozzi, tramite i ragazzi, rinascesse a Milano, non più come espressione solitaria e intima, ma come momento condiviso.
Sguardo asciuttissimo, gusto geometrico, Spada guarda Milano dall’alto, raccoglie l’invito della Pozzi all’introspezione inquadrando tanto i tram cittadini quanto l’erba di Pasturo e i silenzi di Chiaravalle. Se i dialoghi dei tre studenti-poeti rischiano il didascalismo, la regia è netta e ispirata nel tradurre in linguaggio cinematografico la strutturale, avvincente inafferrabilità della poesia.
La recensione di FilmTv
Di Raffaella Giancristoforo - FilmTV n. 46/2009
L'opinione più votata
Di yume scritta il 30/03/2011 - utile per 11 utenti
Voto al film: 
Scoperto all’ultimo Festival Letteratura di Mantova, raro momento autentico di una kermesse a metà tra il circo Barnum del presenzialismo editorialrampante e il turismo bancarellaro, steso come spessa coltre sull’immensa bellezza di una città paziente e inorridita, è un breve inno ad un’arte povera, la poesia, un tempo celebre e ricca di allori.
Ma si sa, la Storia è progresso…
Marina Spada presentò il film nel 2009 in Anteprima a Venezia, affascinata da Antonia Pozzi, donna dalla poesia “libera, carnale, sincera".
Mi affascinava questa giovane donna costretta a nascondere, dietro l’apparenza borghese, una passionalità intensa che mal si conciliava con le strettoie e le convenzioni dell’epoca. Antonia Pozzi era sola perché, come tutti gli imperdonabili, era troppo moderna per essere compresa. Ha saputo guardare, senza ritrarsi, la bellezza e il dolore del mondo e testimoniare sé stessa. Morta suicida, come spesso é accaduto alle donne poeta, é nata e vissuta a Milano, come me.
Poco conosciuto il film, ancora meno il canto di questa poetessa “…che guardava e scriveva versi, guardava e scattava foto”, meritano entrambi una riscoperta e una condivisione delle ragioni di Maria, l’io narrante in cui s’incarna la regista, protesa verso “…una riflessione sulla poesia e sulla sua necessità”.
Maria ama “…la poesia e i poeti perchè danno voce, coraggiosamente, a ciò che di solito è taciuto”, studia l’opera di Antonia Pozzi e un bel giorno incontra a Milano gli H5N1, gruppo di studenti universitari che scrivono poesie sui muri della città, convinti che proprio di questo il mondo abbia bisogno.
Il progetto di Maria è coinvolgerli nel riportare in vita quel canto solitario, condividerlo, far sì che la Poesia torni a “guardare”…
Poesia, che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto si cerca,
rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi
Nasce questa biografia in immagini e parole, home movies d’epoca di vita famigliare della buona borghesia milanese e letture poetiche che illuminano un mondo fertile e silenzioso,
Era morta suicida a 26 anni nel 1938, Antonia, “addormentata nella neve davanti all'abbazia di Chiaravalle”.
Depressione, si disse, magica parola che tutto traduce e archivia in fretta.
Scorrono brevi frammenti muti di vita sorridente al tennis, poi al nuoto, spesso sono paesaggi solitari…
Sospingo una delle grevi porte
e mi cade alle spalle la furia
del meriggio ventoso… dopo una visita al Duomo.
Nel tramonto le fabbriche incendiate
ululano
per il cupo avvio dei treni. ESPANDI +
30 marzo 2011 Opinione di yume su "Poesia che mi guardi"
Non c’insegnano, i poeti, che a vivere. Scoperto all’ultimo Festival Letteratura di Mantova, raro momento autentico di una kermesse a metà tra il circo Barnum del presenzialismo editorialrampante e il turismo bancarellaro, steso come spessa coltre sull’immensa bellezza di una città paziente e inorridita, è un breve inno ad un’arte povera, la poesia, un tempo celebre e ricca di allori. Ma si sa, la Storia è progresso… ...
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