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Poesia che mi guardi (2009)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Poesia che mi guardi: assente
Ritmo ritmo in Poesia che mi guardi: presente
Impegno impegno in Poesia che mi guardi: molto forte
Tensione tensione in Poesia che mi guardi: minimo
Erotismo erotismo in Poesia che mi guardi: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Poesia che mi guardi

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Poesia che mi guardi (voti: 3 media: 4,00) 3

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La trama

Partendo dalla figura di Antonia Pozzi, una poetessa originale e appassionata del Novecento Italiano, morta suicida a soli 26 anni nel 1938, il film vuole riflettere sul ruolo dell’artista e del poeta nella società di allora e di oggi. Motore e voce narrante è Maria, una cineasta che, affascinata dalla Pozzi, ne studia l’opera e ricerca il mondo e i personaggi della sua vita. Decisivo per Maria è l’incontro con un gruppo di studenti universitari che diffondono le loro poesie in forma anonima sui muri della città. Maria li coinvolge nel suo progetto: vorrebbe che la poesia di Antonia Pozzi, tramite i ragazzi, rinascesse a Milano, non più come espressione solitaria e intima, ma come momento condiviso. 

Sguardo asciuttissimo, gusto geometrico, Spada guarda Milano dall’alto, raccoglie l’invito della Pozzi all’introspezione inquadrando tanto i tram cittadini quanto l’erba di Pasturo e i silenzi di Chiaravalle. Se i dialoghi dei tre studenti-poeti rischiano il didascalismo, la regia è netta e ispirata nel tradurre in linguaggio cinematografico la strutturale, avvincente inafferrabilità della poesia.

La recensione di FilmTv

Di Raffaella Giancristoforo - FilmTV n. 46/2009

«Perché la poesia ha questo compito sublime, di prendere tutto il dolore che ci spumeggia e ci romba nell’anima e di placarlo, così come sfociano i fiumi nella vastità celeste del mare». Versi di Antonia Pozzi (1912-1938), figlia della borghesia ricca milanese, inquieta ricercatrice di senso, tra letteratura e filosofia. Allieva, come Paolo Treves e Arnoldo Mondadori, di Antonio Banfi all’Università. Sulle sue tracce si mette Marina Spada, per un altro ritratto femminile (dopo Come l’ombra), sempre a Milano, qui trasfigurata in un set quasi astratto. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di yume scritta il 30/03/2011 - utile per 11 utenti

Voto al film: voto buono

Non c’insegnano, i poeti, che a vivere.
 
Scoperto all’ultimo Festival Letteratura di Mantova, raro momento autentico di una kermesse a metà tra il circo Barnum del presenzialismo editorialrampante e il turismo bancarellaro, steso come spessa coltre sull’immensa bellezza di una città paziente e inorridita, è un breve inno ad un’arte povera, la poesia, un tempo celebre e ricca di allori.
Ma si sa, la Storia è progresso…
Marina Spada presentò il film nel 2009 in Anteprima a Venezia, affascinata da Antonia Pozzi, donna dalla poesia “libera, carnale, sincera".
Mi affascinava questa giovane donna costretta a nascondere, dietro l’apparenza borghese, una passionalità intensa che mal si conciliava con le strettoie e le convenzioni dell’epoca. Antonia Pozzi era sola perché, come tutti gli imperdonabili, era troppo moderna per essere compresa. Ha saputo guardare, senza ritrarsi, la bellezza e il dolore del mondo e testimoniare sé stessa. Morta suicida, come spesso é accaduto alle donne poeta, é nata e vissuta a Milano, come me.
 
Poco conosciuto il film, ancora meno il canto di questa poetessa “…che guardava e scriveva versi, guardava e scattava foto”, meritano entrambi una riscoperta e una condivisione delle ragioni di Maria, l’io narrante in cui s’incarna la regista, protesa verso “…una riflessione sulla poesia e sulla sua necessità”.
Maria ama “…la poesia e i poeti perchè danno voce, coraggiosamente, a ciò che di solito è taciuto”, studia l’opera di Antonia Pozzi e un bel giorno  incontra a Milano gli H5N1, gruppo di studenti universitari che scrivono poesie sui muri della città, convinti che proprio di questo il mondo abbia bisogno.
Il progetto di Maria è coinvolgerli nel riportare in vita quel canto solitario, condividerlo, far sì che la Poesia torni a “guardare”…
 
Poesia, che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto si cerca,
rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi
 
Nasce questa biografia in immagini e parole, home movies d’epoca di vita famigliare della buona borghesia milanese e letture poetiche che illuminano un mondo fertile e silenzioso,
Era morta suicida a 26 anni nel 1938, Antonia, “addormentata nella neve davanti all'abbazia di Chiaravalle”.
Depressione, si disse, magica parola che tutto traduce e archivia in fretta.
Scorrono brevi frammenti muti di vita sorridente al tennis, poi al nuoto, spesso sono paesaggi solitari…
 
Sospingo una delle grevi porte
e mi cade alle spalle la furia
del meriggio ventoso… dopo una visita al Duomo.
 
Nel tramonto le fabbriche incendiate
 ululano
per il cupo avvio dei treni. ESPANDI +
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SI

Opinioni su Poesia che mi guardi


30 marzo 2011 Opinione di yume su "Poesia che mi guardi"
yume

Non c’insegnano, i poeti, che a vivere.   Scoperto all’ultimo Festival Letteratura di Mantova, raro momento autentico di una kermesse a metà tra il circo Barnum del presenzialismo editorialrampante e il turismo bancarellaro, steso come spessa coltre sull’immensa bellezza di una città paziente e inorridita, è un breve inno ad un’arte povera, la poesia, un tempo celebre e ricca di allori. Ma si sa, la Storia è progresso… ...

voto al film: yume assegna il voto buono a Poesia che mi guardi (2009)

7 commenti
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