Stefano è un giovane che potrebbe dichiararsi soddisfatto: ha un buon lavoro, una fidanzata, una casa... Ma dentro di lui cova un'insopprimibile bisogno di altrove, come se volesse liberarsi dalle relazioni che sente false e dalle sue scelte che sente inadeguate ai suoi reali bisogni. Sarà tornando al suo vecchio amore, il surf, che potrà compiere un percorso dentro di sé, alla ricerca di ciò che davvero conta per lui.
La recensione di FilmTv
Di Ilaria Feole - FilmTV n. 34/2010
Ardua impresa, quella di esprimere un giudizio sull’opera prima di Saverio Smeriglio (coadiuvato da Andrea Goroni). Marchigiano, classe 1977, ha dato alle stampe nel 2006 un romanzetto omonimo, vagamente new age, alimentato dalla sua passione per il surf. Un affermato manager sulla trentina si accorge di colpo di condurre una vita totalmente arida e pianta stacanovismo e fidanzata materialista per rispolverare la tavola e cavalcare onde e sogni sulla riviera del Conero. Il nucleo già piuttosto ingenuo e didascalico del libriccino viene enfatizzato in modo clamoroso nella trasposizione per il grande schermo, talmente trasognata e scollata da qualsiasi realismo da sembrare una versione della vita adulta come potrebbe immaginarla un bambino delle elementari.
ESPANDI +
Dall’ufficio del protagonista alla festa di ricconi a bordo piscina, passando per l’inconsistente ritorno di fiamma con un’ex, tutto sembra la decalcomania sbiadita non della vita, ma di altri film. Posticcio e carente in ogni comparto (dagli attori alla scenografia; ma i limiti di budget sono evidenti), il film si pone, paradossalmente, in totale controtendenza rispetto a tanta fuffa italiana odierna: è talmente privo di volgarità e ammiccamenti da sembrare sbarcato da un altro pianeta.
L'opinione più votata
Di petweir scritta il 30/08/2010 - utile per 1 utenti
Voto al film: 
Ci sono certi film che, dietro una povertà di mezzi, nascondono una passione e, a dirla tutta, anche un punto di vista, uno slancio positivo, umano, sulla vita. E' il caso de La Polinesia è sotto casa, davanti a cui non solo l'addetto ai lavori ma anche lo spettatore comune si sforza di non sorridere. Storia semplicissima, fin troppo; cast, fotografia, scene ridotte ai minimi termini per una carenza di budget evidentissima. Musiche autoprodotte dallo stesso regista, anche sceneggiatore nonché autore del romanzo omonimo, spunto iniziale per un piccolo film. Un film autoprodotto, di più: un film fatto in casa con tutto quel (poco) che ne consegue. Facile massacrare La Polinesia è sotto casa. Troppo facile. Del resto, il risultato è impietoso e sotto agli occhi di tutti: la fotografia, poverissima, ci rimanda alle immagini sgranate e distorte di una VHS di anni luce fa; la recitazione, nonostante l'impegno profuso dagli interpreti, è stonata e ben al di sotto del livello di guardia; le sequenze tra le onde, le più attese, fulcro del film, sono deludenti: per nulla spettacolari, con un mare, ahinoi, che ha gli stessi colori opachi e poco suggestivi della Riviera romagnola d'inverno. E la storia, tutta incentrata sul cambiamento di vita del giovane protagonista scontento della routine famigliare e lavorativa, è troppo lineare e prevedibile anche solo per incuriosire. Insomma: un disastro, uno stracult che farà felici gli appassionati di cinema trash. E anche un film che farebbe la gioia di qualsiasi critico in cerca di stroncature facili (a proposito, quello della stroncatura è uno sport sicuramente spettacolare da un punto di vista giornalistico ma che rischia di inaridire il cuore, con conseguenze nefaste sul cinema stesso, che è innanzitutto passione e amore per l'esperienza umana, che spesso è imperfetta o incompiuta). Il fatto è che La Polinesia è un brutto film, visivamente meno che mediocre e cinematograficamente inadeguato, ma tradisce un'ispirazione, questa sì, grande e sincera. Il desiderio di raccontare, attraverso la forma di un film sgangherato e sgrammaticato, una passione che con evidenza ha scosso la vita del protagonista, alter ego del regista. Una storia semplice che dice di una vita cambiata dall'incontro con degli amici che si mettono insieme per coronare un sogno che ha a che fare con la felicità e non semplicemente con lo star bene con se stessi. Il tutto raccontato senza volgarità. E' poco, pochissimo, ma sano. E pace che anziché la California ci sia il Conero e lo spettacolo di film come Un mercoledì da leoni e Point Break sia lontanissimo, inarrivabile.