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The Devil and Daniel Johnston

Regia di Jeff Feuerzeig vedi scheda film

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Marcello del Campo

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La recensione su The Devil and Daniel Johnston

di Marcello del Campo
8 stelle

 

 

Ciao. Sono il fantasma di Daniel Johnston. Molti anni fa vivevo ad Austin in Texas e lavoravo da McDonald. È un onore e un privilegio parlare con voi oggi per raccontarvi della mia situazione e dell'altro mondo. Credo in Dio e anche nel diavolo. Il diavolo esiste sicuramente e sa come mi chiamo.

 

Comincia così il documentario multipremiato di Jeff Feuerzeig del 2005, The Devil and Daniel Johnston (chiara allusione alla leggenda faustiana dell’incontro del leggendario bluesman Robert Johnson con il Diavolo che gli insegnò a suonare la chitarra). Autore di altre due biografie musicali (Jon Hendricks: The Freddie Sessions del 1990 e Half Japanese: The Band That Would Be Kingdel 1993, dedicate rispettivamente al grande vocalist degli anni Cinquanta e alla magnifica band post punk di Jad Fair), Feuerzeig racconta la vita dell’affascinante folle Daniel, con una ricchezza di documenti visivi (registrati dalla famiglia, dall’entourage, dallo stesso Daniel), musicassette, dipinti, testimonianze di familiari, altri musicisti del giro di Austin e poi di New York), che dissipa tutti i dubbi e le mezze verità che negli anni si sono accumulate sul cantante, pianista, compositore, vignettista, una leggenda vivente.

“Il film unisce materiali audiovisivi di diverse provenienze, performance, home-movies e una grande quantità di registrazioni audio, con cui si ricostruiscono le tappe più importanti della vita di Daniel Johnston. Ora, a quarant’anni [errata: a circa cinquant’anni], Johnston è diventato anche un prolifico artista e la sua arte ha ottenuto riconoscimenti importanti esponendo in tutto il mondo. Ha, inoltre, registrato più di dieci album e tra i suoi estimatori si contano anche musicisti famosi come Kurt Cobain (che spesso indossava T-shirt di Daniel Johnston) i Sonic Youth, Mike Watt, bassista dei Minutement/FIREHOUSE, David Bowie, Tom Waits, The Flaming Lips.”. [Fonte: anonima in Italianshare]

 

Era diverso, l'ho notato subito che era diverso. Lo tenevo in una culla, nella nostra cameretta, e mentre gli cambiavo il pannolino, gli facevo dei versi e lui mi rispondeva. Pensavo fosse così che comunicano i neonati. siccome era più giovane di sei anni rispetto ai suoi quattro fratelli, questi lo tenevano a bada e si occupavano di lui. Allora non notavamo alcuna speciale inclinazione. Quando cominciò la scuola e fece i primi test, lo mandarono nel gruppo migliore della classe più avanzata. La maestra perdeva la testa e lo fraintendeva, perché Dan non seguiva le sue istruzioni. Poi, quando iniziò la scuola media, improvvisamente perse tutta la fiducia in se stesso, probabilmente quello fu l'inizio della sua malattia

 

ricorda sua madre, seduta su un ampio divano insieme al marito. Spesso i ricordi dei genitori si accavallano, nessuno dei due si è mai accorto che qualcosa non andava nel comportamento di Daniel. Come tutti i genitori, raccontano le prodezze del figlio (mentre scorrono le immagini dei filmini di famiglia con Daniel magro come un grissino, sorridente, difficilmente riconoscibile nelle fattezze dell’obeso cinquantenne che appare sulle copertine dei cd dopo i Novanta, segnatamente il vero capolavoro Fear Yourself del 2003.

 

“Per molti anni”, scrive Piero Scaruffi, “Daniel Johnston è stato una leggenda vivente, noto direttamente a pochi fortunati che riuscivano a mettere le mani sulle sue cassette auto-prodotte. La sua fama è venuta crescendo negli anni, nonostante i due arresti nel 1986 e nel 1988 che ne hanno interrotto la carriera e la malattia mentale che ne ha sempre limitato la lucidità, fino a giungere all'orecchio dell'onnipresente Kramer, che lo ha aiutato a registrare il disco che lo ha rivelato nel 1990. [Mark Kramer, musicista, chitarrista, autore di decine di dischi straordinari a suo nome, scopritore di talenti, ebbe un ruolo di primo piano con l’etichetta “Shimmy-Disc” alla fine degli anni Ottanta per la quale incisero musicisti come Eugene Chadbourne, lo stesso Jad Fair, degli Half Japanase, Dogbowl, ecc.]. Il nonsense è per lui, sincero primitivista, motivo di vita prima ancora che di arte. Nessuno dei suoi dischi è essenziale, e qualcuno può annoiare dopo dieci minuti; ma tutti sono onesti e innocenti. Johnston è l'ultimo di una tradizione di pazzi del rock che comprende, fra gli altri, Jonathan Richman, Zoogz Rift, lo stesso Syd Barrett. Ciò che hanno in comune è la tendenza a passare con la massima naturalezza da un umore a quello opposto, lasciando l'ascoltatore nel dubbio amletico se si tratti di uno scherzo da ridere a crepapelle o di una tragedia da ammutolire per giorni.”.

 

Piero Scaruffi dimentica (meglio, dimentica volutamente) che Daniel

 

Era disconesso dalla realtà, o qualcosa del genere. ‘Caccia via Satana!’, ‘Caccia via Satana!’, la fase euforica della psicosi maniaco-depressiva é essenzialmente l'opposto della fase di depressione. Il paziente descrive il suo umore come al massimo, allegro, e dice: ‘Non mi sono mai sentito meglio nella mia vita’. Se contraddetto mostra eccessiva irritabilità e rabbia. E' iperattivo e oltremodo loquace. Le idee gli sopraggiungono così velocemente che salta da un argomento a un altro. La distraibilità é una caratteristica comune. Molti maniaco-depressivi parlano in rima, o per ore fanno giochi di parole. Spesso esprimono manie di grandezza. La loro capacità di giudizio é così scarsa che possono sperperare una fortuna, firmare assegni a vuoto, o fare abuso di alcool. Il loro desiderio sessuale accresciuto, abbinato alla scarsa capacità di giudizio, può portare a scappatelle, alla contrazione di malattie veneree… Il paziente con bizzarre manifestazioni può decorarsi con medaglie, bottoni, piume, spille o stracci. Può essere rumoroso e sguaiato. Può provocarsi delle ferite. In tal caso non presterà attenzione alla ferita. Dorme poco e non ha un ritmo di vita costante. Solitamente é troppo impegnato per preoccuparsi di mangiare. Tali fattori e l'iperattività portano ad una perdita di peso. In casi estremi di eccitazione maniacale, il paziente può essere così attivo ed eccitabile da parlare incoerentemente ed essere disorientato… Le allucinazioni supportano le manie di grandezza. [Testimonianza di Brian Beatty, il grande amico di Daniel]

 

 

“Parlava con voci diverse, mi accusava d'insegnare ai bambini la dottrina di Satana. Per tutta la notte non volevamo andare a letto, perché credeva che fossimo dei satanismi e ci avrebbe potuto fare del male, visto che pensava di essere un paladino del bene, o qualcosa del genere. Decise d'irrompere nel solaio dove stavano giocando i bambini. A quel punto Sally chiamò la polizia. Chiamammo per chiedere aiuto e e ce ne andammo via di casa”. [Testimonianza del fratello, Bill Johnston]

 

“Adesso é molto più difficile scrivere canzoni? Sì, perché sono sedato. Non riuscirei a scrivere una canzone, neanche se provassi. Non riuscirei a scrivere una canzone, neanche se provassi. Qualcosa dentro di me é svanito ed é morto. Non riuscirei a scrivere una canzone, neanche se provassi.” [Daniel sotto l’effetto dell’Haldol]

 

“Parlava dell'apocalisse e del numero 9, numero 9, la canzone dei Beatles. Era ossessionato da Satana. ‘Non permettete che il numero 666 s'imprima sulla vostra mano’. Non l'avevo mai sentito parlare del diavolo e diventò così ossessivo che parlava solo di quello. ‘Non lasciatevi tentare dal diavolo, signore e signori, il mondo é in confusione, signore e signori…’ Ebbi subito paura che volesse suicidarsi. ‘Meglio morire, signore e signori e vivere in eterno… Il mondo si sta trasformando in un inferno.’ L'Haldol era il farmaco che lo teneva sotto controllo e in quel periodo era un vegetale. [Brian Beatty]

 

Chiedo scusa agli utenti che riterranno questa play interessante solo per gli addetti alla musica rock meno ‘riconoscibile’, perché penso che molti utenti che hanno trent’anni meno di me siano a conoscenza del vasto pianeta delle musiche altre. Ciò non toglie che anche a chi non sa nulla di Daniel Johnston, il documentario di Feuerzeig potrà interessare (se mai arriverà nella ‘provincia Italia’!) poiché si tratta di un documento eccezionale su un artista (non una rockstar) che può fare arrivare a noi la sua voce, al contrario dell’interstellare Syd Barrett che è rimasto muto per quattro decenni, internato più volte in case di cura, irriconoscibile fisicamente rispetto al ragazzo foltochiomato che sorrideva sulla copertina di Madcap Laughs del 1970.

 

Anche Daniel, all’interno dei booklet dei suoi dischi ci appare rovinosamente invecchiato, impacciato, ma la psicosi maniacale-depressiva non ha distrutto in lui la lunatica poesia che lo ha reso unico nel mondo, amato da un numero non planetario di appassionati, stimato da musicisti come Kurt Cobain, Sonic Youth, Rem, Beck, Tom Waits, Pearl Jam, David Bowie, David e Jad Fair, ma anche da Matt Groening, Steven Spielberg e Woody Allen cui va nei titoli di coda il ringraziamento di Feuerzeig.

 

Alcuni film con song di Daniel Johnston

 

Slacker (Big Business Monkey)

 

Non aprite quella porta 4 (Careless Soul)

 

Prima dell’alba (Living life)

 

Louise-Michel  (A Lonely Song, It's Impossible)

 

Unmade Beds (My Life Is Starting Over Again)

 

 

 

 

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