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Molto forte incredibilmente vicino (2012)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Molto forte incredibilmente vicino: minimo
Ritmo ritmo in Molto forte incredibilmente vicino: presente
Impegno impegno in Molto forte incredibilmente vicino: forte
Tensione tensione in Molto forte incredibilmente vicino: forte
Erotismo erotismo in Molto forte incredibilmente vicino: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Molto forte incredibilmente vicino

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto buono a Molto forte incredibilmente vicino (voti: 14 media: 3,57) 14

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locandina di Molto forte incredibilmente vicino

Trailer italiano ufficiale

Molto forte incredibilmente vicino Trailer italiano ufficialeplay

19/12/2011

Festival di Berlino 2012: I primi titoli in Concorso - Da Molto forte, incredibilmente vicino a The Flowers of War

 La 62ª edizione del Festival di Berlino, con la giuria presieduta dal regista Mike Leigh e composta tra gli altri da Jake Gyllenhaal, Charlotte Gainsbourg, François Ozon, Anton...

di Spaggy

La trama

Un eccezionale e talentuoso bambino di nove anni - inventore dilettante, astrofisico, suonatore di tamburino e pacifista - va in giro per New York alla ricerca di una serratura che combaci con una misteriosa chiave lasciatagli dal padre, rimasto ucciso nell'attentato del 11 settembre 2001. 

Il cinema di Daldry fa prevalere l’impeto, ha battiti irregolari su cui danza Max von Sydow come una marionetta del Cinema Muto, in un melodramma spesso imperfetto, vissuto soggettivamente anche attraverso frequenti distorsioni di sguardo, ma che arriva addosso senza preavviso e trascina via con sé anche tutte le sue scorie.

DAL LIBRO ALLO SCHERMO

Tratto dall'omonimo best seller di Jonathan Safran Foer, Molto forte, incredibilmente vicino si sviluppa attorno all'universo di Oskar Schell, un geniale undicenne di New York che, in seguito alla scoperta di una misteriosa chiave tra gli oggetti appertenuti all'amatissimo padre, morto nel crollo del World Trade Center, si lascia andare a una frenetica e impossibile ricerca per le vie della città per individuare a quale serratura quella chiave corrisponda, aspettandosi di trovare qualcosa che in qualche modo addolcisca il dolore. Un anno dopo il "peggiore dei giorni", così Oskar chiama l'11 settembre 2001, il ragazzino è determinato a mantenere vivo il rapporto con il padre, l'uomo che lo aiutava a confrontarsi con le sue paure più profonde, e per farlo perlustra in lungo e in largo i cinque quartieri di New York in cerca di una possibile serratura, incontrando un variegato assortimento di persone, tutti a loro modo sopravvissuti alla tragedia. Ciò gli permetterà di rivalutare gli affetti a lui più cari, come la madre, e di scoprire che esisterà sempre un legame invisibile ed eterno con il padre.

Nel 2005, quando lo scrittore, famoso per la miscela esplosiva di comicità e tragedia implicite nel suo primo romanzo autobiografico Ogni cosa è illuminata (anch'esso trasposto al cinema), pubblica Molto forte, incredibilmente vicino, per la prima volta l'America è costretta a fare i conti con l'elaborazione della sua più grande tragedia.

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L'ELABORAZIONE DEL LUTTO COME UN PUZZLE

Nel raccontare di Oskar, il romanzo nascondeva tra le sue pagine diversi temi che secondo Daldry meritavano un approfondimento: il trauma di un individuo che incontra il trauma di un'intera nazione, le stranezze dei comportamenti infantili, la natura inesplicabile delle tragedie e la difficoltà di ricostruire i legami all'interno delle famiglie distrutte da un dolore. Tutti temi che in fase di sceneggiatura sono stati ricollegati al rapporto tra Oskar e suo padre Thomas, ricostruito attraverso gli occhi e i ricordi del figlio, infarciti da un mix di amore, confusione, smarrimento e domande senza risposte. Ad Oskar, rimasto all'improvviso da solo, mancano le spedizioni di ricognizione che il padre gli proponeva ogni qualvolta che aveva bisogno di capire qualcosa o qualche comportamento, tanto che il ritrovamento della chiave sul fondo di un vaso finisce con il diventare una nuova missione, un gioco teso a scovare quale mistero o insegnamento vi si nasconda dietro.

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IL MONDO DI OSKAR

Personaggio chiave della storia del piccolo Oskar è quello del padre Thomas (un molto dosato e affettuoso Tom Hanks ), l'uomo che lo costringeva a decifrare i suoi problemi e affrontarli come se fossero un gioco. Tutti gli elementi e i tratti distintivi della sua personalità e della sua vita privata sono filtrati attraverso gli occhi di Oskar e molti aspetti rimangono avvolti dal mistero e mai svelati proprio perché Oskar non era a conoscenza di tutti i segreti del genitore. Ciò che però viene mostrato e resta indelebile sono i ricordi dei momenti migliori che padre e figlio hanno trascorso insieme. Figlio di immigrati chiamato ben presto a occuparsi anche dell'economia della famiglia, lo stesso Thomas è cresciuto senza un padre e di conseguenza per lui far sentire la sua presenza al figlio era la maggiore priorità. Insegnargli a vivere e ad affrontare i pericoli del mondo esterno riusciva nell'intento di far passare in secondo piano le stranezze di Oskar, cosa che invece non riesce poi a far la madre Linda, con cui le incomprensioni si moltiplicano dopo la morte di Thomas. Per la prima volta, infatti, Linda è costretta dalle circostanze a intromettersi nel rapporto tra padre e figlio, prendendo sulle proprie spalle tutte le responsabilità e le decisioni inerenti a Oskar e al suo futuro.

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La recensione di FilmTv

Di Simone Emiliani - FilmTV n. 21/2012

Le parole di The Hours e The Reader. A voce alta, legate ai romanzi da cui erano tratti, diventano voci e suoni ossessivi in Molto forte incredibilmente vicino. Nell’adattamento letterario più rischioso, quello dal libro omonimo di Jonathan Safran Foer, Stephen Daldry realizza invece il suo film più sfuggente, che frantuma quella rassicurante teatralità del suo cinema precedente. Ci potrebbe essere la meraviglia e il dolore del bambino “spielberghiano”, o la corsa attraverso lo spazio e il tempo di Oskar con la sua chiave. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di OGM scritta il 07/02/2012 - utile per 10 utenti

Voto al film: voto buono

Da questo film non si riesce a staccare lo sguardo. Aver letto il romanzo di Jonathan Safran Foer non ne diminuisce il fascino. La disperata ricerca di un collegamento all’interno del nonsenso: la pura casualità è troppo incomprensibile per essere accettata dalla ragione, che si nutre di motivi da ricostruire, di enigmi da risolvere. Non esistono indizi che non portino a qualcosa, oggetti od eventi che capitino sulla nostra strada senza essere indicatori di una direzione. Per il piccolo Oskar Schell, una chiave sconosciuta scoperta dentro un vaso è, insieme, traccia e mistero. Il bambino vi vede un segnale da decifrare: un sibillino rimando al padre scomparso, il cui corpo è andato disperso sotto le macerie del World Trade Center. Quel ritrovamento è troppo strano per non avere un significato. E Oskar inizia ad indagare, con fare sistematico ed instancabile, senza lasciare nulla di intentato, per riallacciare quel legame troncato in maniera tanto crudele ed assurda. Raccogliere un’eredità da chi ci ha lasciato: tutti ne abbiamo bisogno. Non si può essere lasciati a mani vuote da un padre che se ne va. Questa verità ha diverse facce, che dipendono dal tipo di lascito che si vorrebbe ricevere: materiale, affettivo, o semplicemente indefinibile. Tre versioni che corrispondono, in questa storia, alle situazioni di altrettanti personaggi: tre figli che hanno dovuto aspettare, per poco, a lungo, o per sempre. Ciò che manca a Oskar è una risposta, che desidera con tutto il suo cuore di bambino. A quell’età le aspirazioni si chiamano ancora sogni, e sono animati da un’intensa carica di fantasia e da una sfrenata voglia di giocare. Si cresce cacciando tesori ed inseguendo aquiloni: andare dietro a ciò che è inafferrabile ci insegna a progettare il futuro. Per Oskar l’ansimo della corsa è diventato il suo normale respiro; è il ritmo forsennato con cui la sua mente partorisce ricordi e la sua bocca erutta fiumi di parole. La concitazione di una passione infantile è il palpito di un eros primigenio, avido di sapere ed ansioso di dare sfogo alla propria irrequietezza. La regia di Stephen Daldry imprime questa energia sulla pellicola impregnandola di tutta l’angoscia di un’assenza: o, meglio, della radiazione emessa da una presenza distante, appartenente ad un mondo ormai disgiunto dalla vita, di fronte al quale si prova grande attrazione, ma anche tanta paura. La perdita di cui  non si viene a capo è lo stimolo che spinge ad andare oltre, a scavare a fondo, portando avanti il pensiero e facendo maturare il sentimento: solo se il traguardo è irraggiungibile, questo cammino può proseguire in eterno. Il rapporto tra Oskar  e suo padre ruota intorno ad una favola metropolitana, riguardante un fantomatico sesto distretto di New York, che un tempo esisteva e poi è svanito nel nulla. Il passato irrecuperabile, favoloso e forse inventato, è l’anima di tutte le mitologie e le religioni: come a dire che l’insegnamento può essere perfetto e duraturo solo se affonda le radici in una leggendaria inconoscibilità. Questo film si lascia morbidamente avvolgere dall’inesistente, che riesce a trasformare in una luminosa espressività: quella che, ad esempio, caratterizza il personaggio del vecchio affittuario, affetto da mutismo, per il quale, però, l’assenza di parola  diventa ricchezza di sfumature concettuali, affidate ad atteggiamenti del viso e delle mani e a movimenti di foglietti scribacchiati. Oskar, a sua volta, si nutre del vuoto, del vento proveniente da quella voragine che si è improvvisamente spalancata di fronte a lui; e anche  dell’inutilità dei suoi viaggi attraverso la città, dei giorni passati a bussare alle porte di gente mai vista, della disillusione che, comunque, è concretezza che giunge a mettere un punto finale all’interminabile affanno dell’utopia. Molto forte, incredibilmente vicino è l’eco dell’ignoto, che all’umanità fa solo un vago cenno da lontano; eppure, se noi lo vogliamo, possiamo credere che si rivolga espressamente a ciascuno di noi, chiamandoci  singolarmente, e a gran voce.  
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SI

Opinioni su Molto forte incredibilmente vicino


28 maggio 2012 Opinione di bufera su "Molto forte incredibilmente vicino"
bufera

Riuscirà il bambino Oskar Schell a risolvere con una chiave trovata tra le cose del padre, morto l'11 settembre 2001, il doloroso interrogativo del perchè non riesce minimamente ad accettare la separazione dalla sua guida, visto che dopo un anno,  ciò non accade ancora? Oskar è intelligente sopra la media, creativo, osservatore, ma pieno di paure e con ossessioni  quasi autistiche, che solo il padre sapeva controllare e far rientrare. Spinto da una forza  quale solo un dolore...

voto al film: bufera assegna il voto buono a Molto forte incredibilmente vicino (2012)


27 maggio 2012 Opinione di lorenzodg su "Molto forte incredibilmente vicino"
lorenzodg

“Molto forte incredibilmente vicino” (Extremely Loud & Incredibily Close” 2011) è il quarto lungometraggio del regista inglese Stephen Daldry.    Delle gambe, delle scarpe, un corpo sfuggente, un viso, un’ombra negli occhi. Senza enfasi alcuna, smussa senza titoli come un vuoto d’aria, la discesa agli inferi di un animo innocente e di un padre in festa. Né risale con noi, il volare leggero dei pezzi, come carta di nuvole imbiancate, del titolo impresso nel mesto cielo.....

voto al film: lorenzodg assegna il voto buono a Molto forte incredibilmente vicino (2012)

nessun commento
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26 maggio 2012 Opinione di fralle su "Molto forte incredibilmente vicino"
fralle

MOLTO DELICATO NEL TRATTARE UN ARCOMENTO MOLTO TOCCANTE. ECCEZIONALE LA BRAVURA DEL BAMBINO.

voto al film: fralle assegna il voto buono a Molto forte incredibilmente vicino (2012)


24 maggio 2012 Opinione di nibbio su "Molto forte incredibilmente vicino"
nibbio

Ormai è tardi per poter scrivere una vera recensione al film, perchè l'ho visto da un po'. Ho letto e riletto le opinioni già espresse dagli altri e mi sono emozionata quasi quanto durante la visione. Io non sono brava a scrivere le mie emozioni,almeno non brava come hanno fatti altri prima di me. Quindi mi esprimo attraverso le stellette e mi piacerebbe farlo a voce, piuttosto. Uno dei film più belli di quest'anno...

voto al film: nibbio assegna il voto ottimo a Molto forte, incredibilmente vicino (2012)

nessun commento
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16 aprile 2012 Opinione di michemar su "Molto forte incredibilmente vicino"
michemar

Dico una cosa ovvia se affermo che l’11 settembre è rimasto impresso a fuoco nella mente degli americani e ne condiziona tutto ciò che scrivono in racconti e romanzi e in film che girano ancora oggi. Purtroppo quella data ha segnato le loro vite e rimane una ferita che si sarà forse rimarginata, ma la vedono sempre lì, è ben visibile e la toccano sempre anche perché non la vogliono dimenticare. Questo bellissimo film, tratto dal romanzo di Foer Jonathan S., che inizia con una...

voto al film: michemar assegna il voto buono a Molto forte, incredibilmente vicino (2012)

nessun commento
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12 marzo 2012 Opinione di alan smithee su "Molto forte incredibilmente vicino"
alan smithee

La tragedia immane dell’11 settembre e’ stata per molti dei familiari delle vittime un’agonia in diretta, una morte “telefonata”  che rende quel terribile attentato ancora piu’ agghiacciante ed orrendo. La maggior parte delle persone intrappolate nelle due torri, soprattutto quelle al di sopra della catastrofe creata dall’impatto con i due aerei, hanno trascorso ore di angoscia, obbedienti alle istruzioni impartite dalle forze dell’ordine e dai vigili del fuoco che,...

voto al film: alan smithee assegna il voto buono a Molto forte, incredibilmente vicino (2012)

2 commenti
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7 febbraio 2012 Opinione di OGM su "Molto forte incredibilmente vicino"
OGM

Da questo film non si riesce a staccare lo sguardo. Aver letto il romanzo di Jonathan Safran Foer non ne diminuisce il fascino. La disperata ricerca di un collegamento all’interno del nonsenso: la pura casualità è troppo incomprensibile per essere accettata dalla ragione, che si nutre di motivi da ricostruire, di enigmi da risolvere. Non esistono indizi che non portino a qualcosa, oggetti od eventi che capitino sulla nostra strada senza essere indicatori di una direzione. Per il piccolo...

voto al film: OGM assegna il voto buono a Molto forte, incredibilmente vicino (2012)

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