Quando la notte (2011)
Con Filippo Timi, Claudia Pandolfi, Thomas Trabacchi, Denis Fasolo, Michela Cescon, Manuela Mandracchia, Franco Trevisi, Lucia Mascino
26/10/2011
Quando la notte, la censura e il divieto ai minori di 14 anni
Non c'è pace per Quando la notte, il film che la regista Cristina Comencini ha presentato in Concorso a Venezia tra i fischi e i lazzi degli addetti alla critica. In prossimità...
di Spaggy
La trama
Ossessionata dal timore di non essere una brava madre, Marina (Claudia Pandolfi) decide di staccare la routine di tutti i giorni e concedersi un mese di vacanza in un piccolo centro di montagna, portando con sé il figlioletto Marco. La donna sul posto si imbatte in una guida misogina e solitaria, il rude Manfred (Filippo Timi). In un clima di reciproci sospetti, fondati o immaginari, Manfred scoprirà da cosa nascono le paure di Marina mentre la donna scalfirà il muro di silenzio che l’uomo ha costruito attorno a sé. Tra i due si creerà un rapporto conflittuale di odio e amore destinato a risolversi solo con il trascorrere del tempo.
Piace, e anche tanto, la Comencini, nella prima mezz’ora: sembra un horror domestico il suo, con atmosfere angoscianti, non detti, momenti di suspense hitchcockiana. Poi arriva il momento di dar respiro alla narrazione, si sale alla baita di famiglia di lui e tutto va a rotoli. Un effetto valanga che travolge il film, tra battute improbabili - a volte si cade nell’umorismo involontario - e scene matrigne come quella, nel letto, del pur bravo Trabacchi e della Cescon, primo di molti momenti scult di una sceneggiatura che non ha potuto trovare nei monologhi interiori del libro da cui è tratta alcun appiglio e che impediscono al film, e al tema, di volare alto o precipitare nell’abisso. Un’occasione persa che ti lascia la voglia di sapere dov’è andata a finire la bella storia abbandonata in quella casa buia e angosciante.
La recensione di FilmTv
Di Boris Sollazzo - FilmTV n. 43/2011
L'opinione più votata
Di M Valdemar scritta il 30/10/2011 - utile per 14 utenti
Voto al film: 
Quando la notte ... fuori fa freddo.
Quando la notte ... t’ispira versi struggenti e poi scrivi solo quisquilie. Diluvi di ovvietà.
Ecco, Quando la notte pare abbia voglia di affrontare un tema delicatissimo e ostico: l’immane fatica di essere e fare la madre (considerata, stupidamente, la cosa più “normale” che ci sia), e quel filo sottilissimo che separa un attaccamento profondo da una violenza latente, pronta a scatenarsi all’ennesimo pianto, capriccio, sacrificio.
L'inizio attrae: a paesaggi alpini spettacolari (location Macugnaga, ai piedi del Monte Rosa) si contrappongono un volto stanco e sofferente, una dimora isolata e inquietante, un’irrequietezza crescente e tendente al peggio. Una madre (una discreta Pandolfi), sola, trascina affannosamente sé stessa e suo figlio, bambino di quasi due anni (“i terribili due“ come dirà un medico), ad una vacanza in una casa di montagna il cui unico altro abitante, nonché proprietario, è il silenzioso e ruvido Manfred (un poco efficace Timi). L’atmosfera sospesa, i continui bisogni di attenzione del figlio, l’inadeguatezza a ricoprire il proprio ruolo di madre, la solitudine, portano ad una progressiva alterazione della percezione, ad una tensione irrespirabile, finché, ciò che s’era indotti a sospettare, accade: incidente o atto criminoso?
Posto che l’interrogativo ha dei rischiosi risvolti che non possono che evocare i fatti di Cogne, fin qui tutto sommato il film regge, interessa. L’entrata in azione di Manfred, anima che si scopre essere misogina e tormentata da un duplice abbandono (la madre, la moglie), prelude ad un’avvilente opera di banalizzazione, di deviamento dalla materia principale verso un più ordinario e insignificante, malriuscito, dramma sentimental-amoroso. Insulsaggine preterintenzionale.
Dai silenzi, dall’ansietà, si passa al troppo detto, al troppo esposto, con dialoghi e scene che stupiscono in negativo per quanto sanno spesso essere goffi, miseri. L’interesse viene presto fagocitato dalla noia e dal fastidio. Non solo, quindi, svigorisce quanto fatto prima, ma anche non riesce a dare un senso ai meravigliosi panorami montagnosi, rendendoli mere immagini da cartolina, da sfondo intercambiabile con qualsiasi altro.
Il colpo di grazia giunge col finale: gratuito, posticcio, pasticciato, farneticante. Ritroviamo la (ringiovanita) protagonista tornare al paesello quindici anni dopo, come un qualsiasi Sapore di Mare, che finalmente conosce in senso biblico il zoppo Manfred (altrimenti immutato nell’aspetto): ora, al di là che forse durante le riprese c’è stato uno sciopero dei truccatori, s’assiste increduli a frasi, situazioni (anche simboliche), scelte più che stereotipate proprio ridicole, in cui si capisce, assurdamente, che per la donna quanto accaduto ivi tempo addietro è stata solo un’avventura qualunque che però le ha cambiato la vita. Quasi una specie di racconto di formazione alla Stand by Me. Andrebbero piuttosto formati sceneggiatori e registi, soprattutto quando una sola persona ha la pretesa di ricoprire entrambe le cariche.
4 maggio 2012 Opinione di fralle su "Quando la notte"
Toccante con un argomento sicuramente particolare. Fatto con buona mano.Non capisco le critiche fatte a Venezia.
voto al film: 
2 aprile 2012 Opinione di mosez su "Quando la notte"
Un film interessante, non sarà Hitchcock, ma non è neanche da buttare via.
voto al film: 
25 febbraio 2012 Opinione di ivost su "Quando la notte"
Shining al femminile e all'italiana,,,mamma mia che pasticcio!
voto al film: 
28 dicembre 2011 Opinione di Mr.Klein su "Quando la notte"
Le intenzioni e i risultati da sempre sono i pesi che Comencini non sempre riesce a bilanciare. Anche qui la difficoltà dell’impasto affatica la comprensione di quale sia il senso del film che all’inizio si presenta come di genere o quasi,una storia seguendo la quale scopriremo un segreto,più suggerito che indagato e che in un certo viene rimosso in corso d’opera. Il tema è un altro,e il fatto che non accetti ornamenti lo rende doppiamente interessante: come vede sé stessa e...
voto al film: 
11 novembre 2011 Opinione di nickoftime su "Quando la notte"
Due personaggi speculari:lei è una madre che non riesce a sentirsi tale, lui è stato il figlio di una donna in fuga. L'incontro è casuale, di quelli che nascono per ragioni contingenti. All'inizio è una questione formale, il tempo di mettersi d'accordo sull'affitto da pagare e sulle regole di buona convivenza. Lui è una guida alpina che affitta stanze ai villeggianti, lei un inquilina con un bambino da curare con una vacanza salutare. Poi quando lui è costretto ad intervenire...
voto al film: 
9 novembre 2011 Opinione di Mathiasparrow su "Quando la notte"
Terminato il tempo di polemiche e chiacchiericci predisposti ad arte, di Quando la notte resterà presumibilmente poco. E sarà una pochezza di cui non andare granché fieri. La Comencini ce la mette tutta per rendersi indifendibile: infila una scena scult dietro l'altra (la Pandolfi che balla sulle note di Fotoromanza è la nuova frontiera del didascalismo), riesce ad annullare perfino un riempischermo naturale come Timi, manda a letto i protagonisti proprio quando sembrava che almeno la...
voto al film: 
2 novembre 2011 Opinione di alan smithee su "Quando la notte"
Quando la notte un bambino piange a dirotto, e una mamma disperata, indifesa, sola di fronte ad un paradiso montano che incanta e affascina, ma nel contempo accentua ulteriormente il senso di impotenza e fragilita’, esiste la tragica possibilita’ che un fatale gesto di stizza e furore rischi di compromettere definitivamente quell’attaccamento materno e filiale che e’ la base di tutti i rapporti umani. Per fortuna al piano di sotto riposa un vigile e scontroso padrone di casa che ha...
voto al film: 
30 ottobre 2011 Opinione di M Valdemar su "Quando la notte"
Quando la notte ... appartiene agli amanti. Quando la notte ... fuori fa freddo. Quando la notte ... t’ispira versi struggenti e poi scrivi solo quisquilie. Diluvi di ovvietà. Ecco, Quando la notte pare abbia voglia di affrontare un tema delicatissimo e ostico: l’immane fatica di essere e fare la madre (considerata, stupidamente, la cosa più “normale” che ci sia), e quel filo sottilissimo che separa un attaccamento profondo da una violenza latente, pronta a scatenarsi...
voto al film: 
12 settembre 2011 Opinione di Travis Bickle 1979 su "Quando la notte"
Notti dubbiose d'”amore(vole)” spezzato Stavo meditando... “a cavalcioni” dalla balaustra della mia anima, nelle mezze strade di crocicchi ove mi “lambicco”, ordinando un panino con la mostarda a un chioschetto vicino a una tavola calda, qui ti servono “sfornati” di mele e “pie” donne nei loro languori. E, meditai a lungo, anche solo “in pausa”, tra un mio Sguardo “vuoto” e un essermi riempito prima che il panino si “digerirà” in un'altra scattante...
voto al film: 




























