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Il paese delle spose infelici (2011)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Il paese delle spose infelici: minimo
Ritmo ritmo in Il paese delle spose infelici: forte
Impegno impegno in Il paese delle spose infelici: minimo
Tensione tensione in Il paese delle spose infelici: forte
Erotismo erotismo in Il paese delle spose infelici: minimo

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto buono a Il paese delle spose infelici

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locandina di Il paese delle spose infelici

Trailer Ufficiale

Il paese delle spose infelici Trailer Ufficialeplay

29/10/2011

Oggi a Roma, Concorso: Pippo Mezzapesa racconta Il Paese delle spose infelici

 Concentriamoci sul secondo titolo italiano in Concorso al Festival Internazionale del Cinema di Roma. Stasera alle 22 in Sala Sinopoli si presenta Il Paese delle Spose Infelici di Pippo...

di Spaggy

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La trama

In un piccolo paese del sud dell’Italia, tra gravine in disuso divenute il simbolo delle spose infelici che lì provano a porre fine alle loro vite, il fumo di una fabbrica che avvelena l’aria e l’ascesa di un politico locale (interessato più alle proprie tasche che al benessere dei suoi concittadini), l’amicizia dei due adolescenti Veleno e Zazà, diversi tra loro ma compagni in una squadra di calcetto locale, viene rivoluzionata dall'incontro con Annalisa (Aylin Prandi), ragazza selvaggia dal doloroso passato, di cui si mormorano le cose peggiori e di cui inevitabilmente entrambi si innamoreranno.  

È dentro il cuore di un Mito arcaico, quasi secolare, questo ottimo esordio nel lungometraggio di Pippo Mezzapesa. Tratto dal romanzo omonimo di Mario Desiati, potrebbe essere accidentalmente un diario di formazione. Si sente addosso la polvere della terra e la luce assolata del cinema di Winspeare in un film che trascende la narrazione attraverso slanci continui che lo trasportano in una dimensione onirica. Difficilmente oggi in Italia, oltre alle opere di Antonio Capuano, l’adolescenza è stata portata sullo schermo con questa intensità.

La recensione di FilmTv

Di Simone Emiliani - FilmTV n. 45/2011

Una ragazza sul tetto della chiesa. Una visione o un’apparizione. Un volto sostituito a quello della Madonna dai ragazzi della squadra di calcio Cosmica che lo toccano prima di entrare in campo. È dentro il cuore di un Mito arcaico, quasi secolare, questo ottimo esordio nel lungometraggio di Pippo Mezzapesa, cineasta che già si era messo in luce con il documentario Pinuccio Lovero. Sogno di una morte di mezza estate. Tratto dal romanzo omonimo di Mario Desiati, potrebbe essere accidentalmente un diario di formazione. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di pazuzu scritta il 01/02/2012 - utile per 16 utenti

Voto al film: voto buono

Una ragazza incantevole, con addosso l'abito nuziale e margherite tra i capelli, si getta dalla cima di una chiesa ed atterra sul materasso gonfiabile disposto dai vigili del fuoco: "Il grande volo", titola l'indomani il Corriere Jonico, mostrando a tutta pagina il suo primo piano angelico. Ma chi è costei? Può una donna così bella desiderare di morire? E perché? Attratti dal suo splendore ed incuriositi dal suo segreto, i quindicenni Zazà, Veleno, Capodiferro, Cimasa e Natuccio la eleggono a loro nuova musa, sovrapponendo la foto del suo volto all'immagine della Madonna che nello spogliatoio ogni giorno sono abituati a baciare prima di scendere in campo per l'allenamento.
Sono gli anni '90 nel tarantino, e mentre alla radio la trance di Robert Miles si alterna alle melodie semplici di Nino Bonocore, in tv furoreggia Non è la Rai, e i telegiornali accompagnano l'ascesa di una nuova generazione di politici sempre più scafatamente viscidi e populisti.
Veleno si è trasferito da poco, è di estrazione borghese e ha voglia di sporcarsi quelle ginocchia ancora linde e prive di graffi o cicatrici, ma il padre avvocato non vede di buon occhio quelle nuove amicizie nate attorno ad un pallone, soprattutto quella con Zazà, il fuoriclasse del posto, che vive col fratello Graziano, tossicomane e piccolo delinquente, e che proprio grazie al calcio e all'allenatore e mentore Cenzoum, che vuole dargli l'opportunità di mostrarsi ad una grande squadra, potrà forse un giorno affrancarsi da un destino che sembra segnato. L'apparizione di Annalisa, l'infelice e inconsolabile sposa volante, porterà i due a cercare per la prima volta un approccio con l'altro sesso che vada al di là delle fantasie infantili e dei film porno, indirizzerà la loro istintiva propensione al bello verso un modello terreno e tangibile seppur probabilmente irragiungibile, li condurrà ad esser sedotti dal dolore altrui e a rapportarsi col proprio con l'intento di superarlo, e a vivere i tormenti della vita in maniera via via più consapevole e compiuta.
Giunto al primo lungometraggio di finzione dopo una gavetta passata tra corti (uno dei quali, Come a Cassano, del 2006, già trattava con gusto personale di un ragazzino e della sua passione per lo sport nazionale italiano) e documentari (imperdibile la docu-fiction targata 2008 Pinuccio Lovero - sogno di una morte di mezza estate), Pippo Mezzapesa si affida alla produzione di Massimo Procacci e alla collaborazione di Antonella Gaeta ed Antonio Leotti alla sceneggiatura per mettere in immagini un romanzo dell'amico e conterraneo Mario Desiati.
Il paese delle spose infelici è serenamente ascrivibile all'affollata categoria dei racconti di formazione, senza per questo apparire banale o superfluo: ambientato a Massafra, località rurale nei pressi di Taranto contaminata dal fumo e dal puzzo delle ciminiere, il film di Mezzapesa è interamente giocato sui contrasti: quello tra il fascino della natura irregolare e selvaggia e lo squallore degli incombenti mostri imposti dall'industria siderurgica; quello tra le personalità agli antipodi dei due protagonisti, uniti dal calcio e potenzialmente divisi dall'ingresso in scena di una ragazza più grande alla quale entrambi rivolgono pensieri proibiti; quello tra la disarmante bellezza acqua e sapone dell'attrice parigina Aylin Prandi e la cupio dissolvi della sua tormentata Annalisa, devastata da una grave perdita che le ha tolto l'autostima e la voglia di lottare; quello tra i saliscendi della colonna sonora, che spazia dalle musiche originali e irrequiete composte ad hoc da Pasquale Catalano alle sonate di Arcangelo Corelli, dalla classica contemporanea del Balanescu Quartet all'indie rock di Clap Your Hands Say Yeah, Calexico e Girls in Hawaii; il regista pugliese si tiene comodamente a distanza da stereotipi positivi e negativi (il sud balneare da cartolina da un lato e la denuncia sociale a cottimo dall'altro), puntando su personaggi più veri del vero (bravissimi i cinque ragazzini esordienti, con menzione speciale per Nicola Orzella e Luca Schipani nei ruoli di Veleno e Zazà) e su una fotografia densa (di Michele D'Attanasio) che si produce in un realismo spurio fatto di tonalità intense e saltuarie concessioni a sospensioni liriche ed oniriche (da sottolineare, in tal senso, il volo di Annalisa ed il gol di Zazà). ESPANDI +
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Opinioni su Il paese delle spose infelici


7 aprile 2012 Opinione di Mulligan71 su "Il paese delle spose infelici"
Mulligan71

Racconto di formazione, con una marcia in più, ovvero l'assolata terra di Puglia che rende ancora più spigolosa una storia amara, di vite ferme, immobili, ancor prima di essere vita. Il problema è che al di là di un certo autorismo, di una bella ricerca sui volti e sulle cose, rimane un film a metà, incompiuto, a cui mancano le ali, come alla bella protagonista. Ma lascia ben sperare per il futuro.

voto al film: Mulligan71 assegna il voto sufficiente a Il paese delle spose infelici (2011)


22 marzo 2012 Opinione di alan smithee su "Il paese delle spose infelici"
alan smithee

Una periferia di un Sud qualsiasi (siamo dalle parti di Taranto), campi incolti o trascurati oltre i quali fa da sfondo una realtà industriale invasiva con i suoi fumi pittoreschi e nocivi insieme. Sul tetto di una chiesa barocca di paese come tanti, una bellissima fanciulla vestita di un leggero e semplice abito da cerimonia, volto stupendo contornato da fiori di campo, si sporge come a volersi tuffare. Il suo volto comunica tristezza più che disperazione, rassegnazione più che dolore....

voto al film: alan smithee assegna il voto buono a Il paese delle spose infelici (2011)

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15 marzo 2012 Opinione di bradipo68 su "Il paese delle spose infelici"
bradipo68

Il paese delle spose infelici è quella terra verace sospesa tra muretti a secco e polveri industriali che accompagna la crescita di un gruppo di ragazzini in un contesto in cui il degrado urbano e socioculturale è uno sfondo onnipresente. E'quella storia d'amicizia e formazione comune di Veleno, appena arrivato dalla città, e Zazà, talento calcistico in erba che deve crescere troppo e troppo in fretta. E' la visione di quel folle volo dal tetto della chiesa di una madonna acerba dal...

voto al film: bradipo68 assegna il voto buono a Il paese delle spose infelici (2011)

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27 febbraio 2012 Opinione di OGM su "Il paese delle spose infelici"
OGM

Tra il campanilismo di stampo folcloristico e il regionalismo polemico, Pippo Mezzapesa imbocca una via di mezzo che, purtroppo, lascia il tempo che trova. Il suo film è arrabbiato come il meridionalismo militante, però soffuso come il simbolismo poetico. Quest'ultimo, tuttavia, rimane sommerso dalla polvere del suolo, percosso dalle pesanti cadenze del dialetto locale, e svilito dal degrado di un non meglio identificato ambiente del Tarantino, né rurale né metropolitano, un po'...

voto al film: OGM assegna il voto sufficiente a Il paese delle spose infelici (2011)

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1 febbraio 2012 Opinione di pazuzu su "Il paese delle spose infelici"
pazuzu

Una ragazza incantevole, con addosso l'abito nuziale e margherite tra i capelli, si getta dalla cima di una chiesa ed atterra sul materasso gonfiabile disposto dai vigili del fuoco: "Il grande volo", titola l'indomani il Corriere Jonico, mostrando a tutta pagina il suo primo piano angelico. Ma chi è costei? Può una donna così bella desiderare di morire? E perché? Attratti dal suo splendore ed incuriositi dal suo segreto, i quindicenni Zazà, Veleno, Capodiferro, Cimasa e Natuccio la...

voto al film: pazuzu assegna il voto buono a Il paese delle spose infelici (2011)

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25 gennaio 2012 Opinione di armanesh su "Il paese delle spose infelici"
armanesh

Al termine della visione la prima riflessione a caldo che mi è saltata in mente è stata: Cosa vuole raccontarmi questo film? se l' intento era quello di fotografare  una realtà di periferia e degrado, di sogni che cozzano con la cruda realtà, beh allora tutto l' impianto dell' opera poteva ridursi nei tempi di un cortometraggio. Al di là di qualche spunto originale, il racconto, oltre ad essere alquanto slegato, non aggiunge nulla di rimarchevole ad una tematica strautilizzata nel...

voto al film: armanesh assegna il voto mediocre a Il paese delle spose infelici (2011)



23 dicembre 2011 Opinione di pyto su "Il paese delle spose infelici"
pyto

che dire... ennesima delusione cinematografica italica... ci sono andato con un po' di aspettative.. invece resto deluso e non poco... bello l'impianto visivo del mio conterraneo Michele Attanasio, ma solito problema italiano: la sceneggiatura! finito il film e mi sono chiesto: ma perchè questo titolo? bah... che dire, tante troppe le domande che restano in sospeso, perciò alcune considerazioni libere, mi ha fatto ridere pensare queste cose: nel film c'è: la puglia (oggi di gran moda,...

voto al film: pyto assegna il voto mediocre a Il paese delle spose infelici (2011)

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17 novembre 2011 Opinione di leporello su "Il paese delle spose infelici"
leporello

E’ proprio un bell’esordio nel lungometraggio quello dell’ennesimo pugliese alla riscossa Pippo Mezzapesa. C’è un’ intrigante atmosfera dolceamara in tutto il film, il senso di contrapposizione tra vita e morte, il vento che accarezza il grano e subito dietro ciminiere fumanti, gasdotti venefici… La malinconia quasi tragicamente ineluttabile del contesto socio-ambientale in cui si muove la vicenda tenta, aggressiva, di scalfire i vitalissimi protagonisti, per niente rassegnati o...

voto al film: leporello assegna il voto buono a Il paese delle spose infelici (2011)

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11 novembre 2011 Opinione di giancarlo visitilli su "Il paese delle spose infelici"
giancarlo visitilli

La prigionia dei corpi. Quelli dell’età tipica dell’innocenza. E l’attesa di chi, la vita, l’ha messa in sospensione. Dei luoghi. Ancestrali e sospesi, fra cave, dirupi, interlinee e congiunture metalliche, che smorzano il paesaggio. E intanto la fuga. Se queste sono le premesse, al suo primo lungometraggio, dopo i suoi lavori precedenti (Zinanà 2003, Come a Cassano 2006, Pinuccio Lovero – Storia di una morte di mezza estate 2008), per il regista, Pippo Mezzapesa, non sarà una...

voto al film: giancarlo visitilli assegna il voto buono a Il paese delle spose infelici (2011)

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