Umberto D (1951)
Con Carlo Battisti, Maria Pia Casilio, Memmo Carotenuto
24/05/2011
Il vocabolario dei sentimenti - Imbarazzo ( 1 )
L'imbarazzo non fa parte del regno animale. Non fa parte della consapevolezza degli animali che conosciamo. O meglio fa parte delle caratteristiche insite solo in quello strano bipede che...
di bradipo68
La trama
Un anziano funzionario ministeriale in pensione non se la passa particolarmente bene dal punto di vista economico e da quello degli affetti. Vive infatti solo, con un cane e la domestica. Le scarse risorse economiche non gli consentono più uno stile di vita consono alla sua cultura e al suo decoro ed è costantemente in ritardo con il pagamento della pigione, come l'arcigna padrona di casa gli sottolinea spesso. In un soprassalto di dignità decide allora di togliersi la vita per non essere più di peso agli altri: sarà però proprio il suo cane a riconciliarlo involontariamente con il mondo.
Capolavoro del neorealismo grazie alla coppia De Sica (regista) e Zavattini (sceneggiatore), che vira però verso un pessismismo radicale. Il film suscitò infatti le ire dell'allora sottosegretario Giulio Andreotti proprio per la sua visione desolata della società.
L'opinione più votata
Di lorenzodg scritta il 25/09/2011 - utile per 15 utenti
Voto al film: 
In un’ambientazione minima, gretta, cadenzata, moribonda, annebbiata e con spazi ingombranti, il resoconto zavattiniano urge di stemperare il nostro sguardo in un fruscio fogliare di mestizia interiore.
La storia minima e silente affonda in un’Italia dismessa dalla fine delle guerra ma attorniata di ‘leziosità’ funerea e di ‘schiamazzi’ boom poco edificanti. In tal senso l’opera di De sica (dopo questo film ‘ultimo’ in un bianco e nero poco virtuoso e appassito) vira verso altri lidi più lontani dal reale-sociale e si addentra su accadimenti agognati di scappatoie impossibili (“Stazione termini”), allegorie speranzose (“L’oro di Napoli”), scappatoie già future (“Il tetto”), cinema-entourage (“La ciociara”), opere-omnia (“Il giudizio universale”), leggerezza-appassita (“Boccaccio ‘70” ep. La riffa), fuga-irreale (“I sequestrati di Altona”), rimoderno filmico (“Il boom”), apparenze consolatorie (“Ieri, oggi e domani”), sta(n)r-dardizzare (“Matrimonio all’italiana”), sconfinare (“Un mondo nuovo” e “Caccia alla volpe”), accattivante (“Le streghe”), production (“Sette volte donna”, “Amanti”), cine-produ-Ponti (“I girasoli”), cortile-ferrarese (“Il giardino dei Finzi Contini”), alimentare (“Le coppie”), preservante (“Lo chiameremo Andrea”), dislocato (“Una breve vacanza”) e girovago-finale (“Il viaggio”).
Quest’escursus post “Umerto D” è solo (e volutamente) sintetico per delucidare un cinema che in De Sica non è più quello del ‘pedinamento’ simbolo chiaro e chiarificatore di storia/e e microcosmo/i: ci si lustra le scarpe non più dagli ‘sciuscià’ ma in comode camere di vita arrivata e in scalinate prossime a davanzali infiorati di stenti percorsi.
Non è che da metà anni cinquanta il nostro (bel) paese è lontano da miserie periferiche e da facili speculazioni, ma il sentore, l’umore e l’orizzonte di una prospettiva economica diversa danno il là ad una filmografia affastellata e piena di sfoghi perenni (ultimi epiloghi accalorati l’affresco post-reale di Luchino Visconti in “Rocco e i suoi fratelli” e la cialtroneria inerme e fasulla del becero(ismo) ridanciano di Mario Monicelli in “I soliti ignoti”: film che in un verso e in altro chiudono un certo cinema neorealista per passare al quadro melò-retrospettivo e al clamore gergale di bande senza arte).
Ciò che distingue il cinema desichiano (neorealista) da quello di ‘altri’ è l’accoramento, il clamore, la tempestività, la catarsi e l’essenzialità. Nel cinema dei respiri, sapori e animi colmi di gocce annebbiate, il regista di Sora ne esalta la voce degli sguardi e la magnanimità del poco come un rigagnolo di speranza (disperata) che si immerge nel calmo-clamore di feste ripartite. Un cinema di gusto dove il zavattinismo si completa ed è complementare allo sguardo oculato di un teatro in strada ‘aperta’: De Sica (come pochissimi) sa posizionare la macchina da presa, riprendere e fa il girovago sui volti delle persone. ESPANDI +
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6 aprile 2012 Opinione di alfatocoferolo su "Umberto D"
Tecnicamente impeccabile, buona la fotografia, bravi gli interpreti e commovente la trama con un finale intenso. Consigliato ai cinefili, può risultare parecchio noioso.
voto al film: 
25 settembre 2011 Opinione di lorenzodg su "Umberto D"
“Umberto D” (1952) è un film caposaldo del neorealismo italiano e di Vittorio De Sica. In un’ambientazione minima, gretta, cadenzata, moribonda, annebbiata e con spazi ingombranti, il resoconto zavattiniano urge di stemperare il nostro sguardo in un fruscio fogliare di mestizia interiore. La storia minima e silente affonda in un’Italia dismessa dalla fine delle guerra ma attorniata di ‘leziosità’ funerea e di ‘schiamazzi’ boom poco edificanti. In tal senso l’opera di...
voto al film: 
20 giugno 2011 Opinione di Utente rimosso (pgll) su "Umberto D"
Un dei film più angoscianti e disperati che abbia mai visto, drammaticamente attuale (girato nel 1952 potrebbe raccontare il quotidiano di un qualsiasi pensionato del 2011!) e quasi agghiacciante nella sua mediocrità (è una tragedia tutta personale, senza eventi sconvolgenti). Eppure un inno alla vita, che, al di là tutto e comunque, merita di essere vissuta. Anche nelle difficoltà, anche nella vecchiaia, nella solitudine. Da una prostettiva laica, un...
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23 marzo 2011 Opinione di Toni81 su "Umberto D"
come fa a tenere 5 stelle? il film più noioso visto invita mia. piace solo ai vecchi e agli amanti dei cani. un film per veri canofili.
voto al film: 
28 dicembre 2010 Opinione di silvia25 su "Umberto D"
Aprendo il film con una dedica al padre, De Sica racconta, in un tardo Neorealismo,la storia di un vecchio signore che deve sopravvivere con dignità ad una vita che nemmeno la pensione gli permette di vivere;nelle lunghe sconfitte 'morali' che gli si impongono lungo la strada cammina sempre a testa alta.. non avendo "nessuno a cui render conto" cerca di finire la sua vita tragicamente ma sarà il suo unico vero affetto (il cane)ad impedirglielo e a farlo ricredere verso la vita....
voto al film: 
14 agosto 2010 Opinione di Axeroth su "Umberto D"
Dedica il film al padre, lo dirige con amore ed ecco che ne esce uno dei più grandi film della storia. Struggente e megalitico. Vittorio De Sica supera se stesso, e firma quest'opera che probabilmente è la sua migliore, accompagnato dall'immenso Carlo Battisti. Gli ultimi 20 minuti aprono il cuore, stringono l'anima e consumano gli occhi di lacrime e di emozioni forti. Amor vincit omnia, e capolavoro fu. Chapeau.
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7 luglio 2010 Opinione di steno79 su "Umberto D"
VOTO 10/10 Secondo capolavoro assoluto, dopo Ladri di biciclette, del regista/attore che, dietro la macchina da presa, trovò il suo momento di gloria durante la stagione del Neorealismo, ma che in seguito si sarebbe dedicato a produzioni commerciali molto meno ambiziose. Umberto D. è un film che ormai ha acquisito rinomanza internazionale e merita di rientrare fra i classici del cinema sulla terza età: un film amaro e desolato che all'epoca in cui uscì...
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7 giugno 2010 Opinione di maltese falcon su "Umberto D"
Umberto D. (1952) di Vittorio De Sica, soggetto e sceneggiatura di Cesare Zavattini, fotografia in bianco e nero di Aldò, operatore alla macchina Giuseppe Rotunno. Autentico capolavoro, essenza del Neorealismo, cesella fotogramma per fotogramma in una Roma popolare le immagini struggenti di un dramma personale e sociale, disagio inaccettabile e purtroppo ricorrente: la vita di un pensionato che abita in solitudine in una camera in affitto con il cane Flick, suo unico affetto,...
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24 maggio 2010 Opinione di Mr Kleinman su "Umberto D"
Indimenticabile e indimenticato capolavoro di De Sica, che tocca vertici sublimi di analisi sociale, portando il proprio lucido pessimismo agli estremi senza mai scendere a patetici sentimentalismi.
voto al film: 
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