Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica (1971)
Con Franco Nero, Martin Balsam, Marilù Tolo, Claudio Gora
La trama
Il magistrato Traini (Nero) non condivide i metodi del commissario Bonavia (Balsam): questi sostiene che contro la mafia la legge non basta e bisogna affrontarla al di fuori della legalità. Bonavia uccide volontariamente un capo mafioso e viene a sua volta eliminato una volta rinchiuso in carcere assieme a un testimone importante. Traini prosegue le indagini ma capisce subito che con le sole armi della legge non riuscirà a stroncare Cosa Nostra. Film di impegno civile, come era di moda nei primi anni Settanta, firmato da Damiani con secchezza ma senza grande originalità.
L'opinione più votata
Di mm40 scritta il 19/07/2010 - utile per 4 utenti
Voto al film: 
31 gennaio 2012 Opinione di bellahenry su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
per molti siamo di fronte al film che diede il via al fortunatissimo genere del poliziottesco ed infatti i temi cari al genere del commissario giustiziere ci sono anche se lo stile è molto lontano,qui siamo piu verso l'inchiesta. secondo me le origine vanno cercate altrove ma sicuramente questo è uno dei passi piu importanti verso i grandi film dello stesso Nero e del suo successore Merli. Damiani qui continua un suo personale percorso partito con IL GIORNO DELLA CIVETTA e ci vuole...
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21 settembre 2011 Opinione di wang yu su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
Fu uno dei primi a mostrare che il lavoro della polizia è senza speranza si possono eliminare solo i pesci piccoli, ma non la mente reale che c'è dietro, spesso seduti in alte sfere della società,questa tematica a quel tempo era ancora molto rischiosa.Film molto verboso ma gli attori sono incisivi bravi e ben diretti.
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19 luglio 2010 Opinione di mm40 su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
E' un lavoro onesto e coraggioso, questo di Damiani, con una coppia di ottimi interpreti come Martin Balsam e Franco Nero ed un preciso intento di lucida critica sociale; siamo nell'Italia dei primi anni settanta e le tensioni politiche, all'alba della triste stagione del terrorismo, si accostano alle faide di mafia nella Sicilia in cui il film è ambientato. Lo scontro fra i due protagonisti, cioè un commissario ed un procuratore, rappresenta innanzitutto uno scontro ideale fra...
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21 maggio 2008 Opinione di bradipo68 su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
Un film di forte impegno politico,quasi militante oserei dire caratterizzato anche da una vena pessimistica che a distanza di quasi quaranta anni è difficile non condividere.Damiani riesce a tenere abbastanza a bada la retorica,il tono declamatorio che spesso risulta fastidioso in questo tipo di film non affiora mai(forse solo nel dialogo serrato tra il commissario e il procuratore sul monte si sentono accenti di questo tipo),la costruzione drammaturgica del film non fa una piega e alla...
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17 gennaio 2007 Opinione di sasso67 su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
Robusto film di Damiani contro la mafia, con un impianto non tradizionale, fortemente influenzato dalla precedente geniale esperienza dell'"Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" (1970) di Petri, ancora più esplicito, nel denunciare le collusioni tra mafia intesa come braccio armato, potere politico, economico e giudiziario. È pur vero che noi oggi siamo avvantaggiati nel comprendere questa forte tensione morale diretta contro l'affarismo mafioso dalle successive esperienze...
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9 dicembre 2006 Opinione di nicola81 su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
In una delle sue prove più alte Damiani (cosceneggiatore insieme a Salvatore Laurani e Fulvio Gicca Palli) firma un classico del cinema italiano di impegno civile che in parte anticipa i polizieschi degli anni successivi ma soprattutto denuncia il salto di qualità compiuto dalla mafia, finalmente vista come un cancro in grado di corrodere le istituzioni
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22 settembre 2006 Opinione di PP su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
Voto 6. Film roccioso e pessimista, sostenuto da una buona recitazione dei due protagonisti, in particolare Balsam. Interessante la contrapposizione dei due distinti punti di vista sul tema della giustizia, “incarnati”, rispettivamente, dal commissario e dal magistrato.
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17 marzo 2006 Opinione di movieman su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
Di stampo politico-mafioso più che poliziesco, è uno di quei film di denuncia molto verbosi e inevitabilmente abbastanza legnosi, come molti dei suoi pari del periodo.
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11 marzo 2006 Opinione di emmepi8 su "Confessione di un commissario di polizia al procuratore della Repubblica"
Film che sfrutta a dovere sia il principio del titolo che le tematiche del film di Indagine di un cittadino.. di Elio Petri. La banalizzazione dell'argomento forse lo ha reso appetibile al momento, ma visto oggi, il tempo lo ha usurato e non poco. I personaggi sono vittime di stereotipi poi abusati sempre di più, la sceneggiatura non colpisce e non sfrutta bene l'argomento che poteva benissimo far leva su una storia anomala ed interesante, ma la faciloneria di fare spettacolo lo ha reso...
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