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Nel nome del padre (1973)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Nel nome del padre: assente
Ritmo ritmo in Nel nome del padre: presente
Impegno impegno in Nel nome del padre: assente
Tensione tensione in Nel nome del padre: presente
Erotismo erotismo in Nel nome del padre: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto sufficiente a Nel nome del padre

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Nel nome del padre (voti: 14 media: 3,50) 14

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La trama

Anno scolastico '58-'59. Angelo è stato rinchiuso in un collegio di lusso per avere preso a calci e schiaffi suo padre. Anche all'interno dell'istituto il ragazzo resta coerente al suo comportamento: strumentalizza gli amici e induce un compagno ad uccidere la madre isterica e seccatrice. Con un maschera da cane si aggira per le stanze portando in spalla il cadavere di un sacerdote, il professor Matematicus. Angelo riesce ad allestire anche uno spettacolo blasfemo che disgusta gli insegnanti.  

Terzo film di Bellocchio fin troppo carico di simboli e metafore, ma con momenti di grande passione derivati dall'ispirazione autobiografica.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Giona A. Nazzaro - FilmTV n. 38/2011

Nel nome del padre, terzo lungometraggio di Marco Bellocchio, giunge dopo Discutiamo, discutiamo, segmento del film collettivo Amore e rabbia. Il regista nell’episodio del film interpreta un docente di Filosofia che s’ispira ai precetti di Benedetto Croce. Contestato dagli studenti maoisti, per porre fine alla rivolta ricorre alla polizia che carica brutalmente i ragazzi. Istantanea free jazz (o pre punk) di una disperazione isterica che cortocircuitava movimento e istituzioni repressive, Discutiamo, discutiamo si offre oggi come la prova generale sui generis di Nel nome del padre. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Viola96 scritta il 08/09/2011 - utile per 11 utenti

Voto al film: voto ottimo

Sottovalutato capolavoro di uno dei nostri registi di punta,che quest'anno avrà il Leone d'Oro alla Carriera in quel di Venezia.Per l'occasione,presenterà anche una versione accorciata e restaurata di questo suo film."Nel nome del padre" è una satira anticlericale,anticonformista,profondamente etica e politica,pasoliniana nel contorno e strumentalizzata.Il terzo film del regista,conferma(se ce ne fosse bisogno) l'assoluto talento artistico di Bellocchio,dopo l'ottimo "I pugni in tasca" e il deludente "La Cina è vicina".Oltre a creare una figura apparentemente distinta e mai trasgressiva,come il diavoletto Angelo(nomen omen),Bellocchio contraddistingue un attaccamento quasi morboso al clero e alle credenze.Alla morte(documentata anche sullo schermo) di Pio IX,sembra che l'aria si tacqua e il mondo,improvvisamente,si rattristisca.Lontano dalla matrice movimentaria delle componenti familiari,Bellocchio costruisce un meccanismo a matrioske,che parte dal peggio,fino ad arrivare a qualcosa di impressionante."Nel nome del padre" è un film dal potente impatto visivo,con scene di pura violenza(anche fine a sè stessa,per carità) e scene di calma piatta,di quiete prima della tempesta.Nel 1958-1959,in un collegio religioso entra Angelo,per aver malmenato il padre.Quando capisce che la repressione("paura",per lui) non funziona più,decide di prendere in mano il controllo dell'istituto e di governarlo.Si crea padrone dei suoi compagni,costringendoli a seguire i suoi ordinamenti,anche a costo di fare cose molto,molto brutte;Si traveste con tanto di mascherina da cane e se ne va in giro trasportando cadaveri a spalla,di professori ridotti a nulla;Mette in scena un fatiscente spettacolo di pura blasfemia,che arriva al punto da disgustare tutti i professori.Ricco di simboli occulti e religiosi,confuso nella sua foga di dare schiaffi a destra e a manca,trasgressivo nonostante l'epoca:Questo è Bellocchio.Probabilmente con una minore carica di metafore il film sarebbe riuscito incredibilmente meno soddisfacente.L'idea di fondo potrebbe non piacere:Distruggere gli elementi della repressione di massa e strumentalizzare il potere e ridurlo al semplice schiavismo.Viene in mente Pasolini e la sua "Salò":La sua migliore opera,quattro anni dopo questo capolavoro assoluto di Bellocchio,ricalcherà la mano sugli aspetti indicati dal regista come "repressivi".Per carità,"Nel nome del padre" è molto meno sessuale del film di Pasolini,ma molto,molto,molto più umano e (definitivamente) surreale.Una satira profondamente antiborghese alla Bunuel,che sigla la grande distanza tra due scuole di pensiero nemiche.Angelo,che sembra il "classico bravo ragazzo",ma che nasconde molteplici segreti incoffessabili,a rischio della stessa vita e della vita di chi gli sta intorno e lo segue come un Dio;Corazza,burbero preside del collegio,che tenta con la repressione di risolvere ogni minimo e possibile problema all'interno dell'istituto.Una sfida senza esclusione di colpi e senza vincitori nè vinti.Si parla molto dell'estetismo figurativo del Bellocchio(anche in "Vincere" e "L'ora di religione"),ma si dimenta che la opera,profondamente psicologica e ideologicamente impura,non riflette certo sull'estetica.Non usa coreografie da bassi fondi o effetti speciali entusiasmanti.Il suo è solo cinema.Solo grande cinema.E "Nel nome del padre" è un'espressione di cinema impegnato e teso,che può diventare un capolavoro con gli anni,o ridursi a una poltiglia macabra e inutile.Ma Bellocchio,pur incappando,nella sua lunga carriera,in flop più o meno devastanti,si riesce sempre a mettere in piedi con un'opera profonda e intelligente.E dopo aver visto la prima versione(che poi è una seconda,a detta del regista),sono molto curioso di vedere quali venti minuti leverà dal suo film Bellocchio.Saranno minuti fondamentalmente di calma piatta(il chè è un male),o alcuni attime di azione violenta?Basta aspettare per sapere la risposta.E se non vi soddisferà,ci sarà sempre quest'ottima prima versione,che vi farà venire la voglia di addentrarvi nella storia del Cinema Italiano.Oltre che nei labirinti di uno dei collegi religiosi più famosi della storia del Cinema.Con l'estrema ebrezza della prima(e forse ultima) volta.
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SI

Opinioni su Nel nome del padre


8 settembre 2011 Opinione di Viola96 su "Nel nome del padre"
Viola96

Sottovalutato capolavoro di uno dei nostri registi di punta,che quest'anno avrà il Leone d'Oro alla Carriera in quel di Venezia.Per l'occasione,presenterà anche una versione accorciata e restaurata di questo suo film."Nel nome del padre" è una satira anticlericale,anticonformista,profondamente etica e politica,pasoliniana nel contorno e strumentalizzata.Il terzo film del regista,conferma(se ce ne fosse bisogno) l'assoluto talento artistico di Bellocchio,dopo l'ottimo "I...

voto al film: Viola96 assegna il voto ottimo a Nel nome del padre (1973)

nessun commento
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18 maggio 2011 Opinione di emmepi8 su "Nel nome del padre"
emmepi8

  E' di queste ore la riedizione di questo film accorciato di vari minute che sarà presentato a Venezia 2011, sono curioso di vederlo nella nuova versione, dato che questa è abbastanza datata e teatrale al massimo. Un figlio diretto de I Pugni in Tasca, un pieno di rabbia ingabbiata in un costruzione teatrale, che come dice l'autore oggi, risente troppo dell'influenza di Brecht. Gli argomenti sessantottini sono al culmine della loro espressione, la contestazione generale...

voto al film: emmepi8 assegna il voto sufficiente a Nel nome del padre (1973)

nessun commento
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21 giugno 2010 Opinione di mm40 su "Nel nome del padre"
mm40

Il terzo film di Bellocchio è, come i precedenti Pugni in tasca e La Cina è vicina, un criptico apologo che sonda l'inquietudine moderna partendo dall'istituzione famigliare. Ma se nei primi due lavori era il concetto di fratellanza ad essere al centro della scena, qui il regista emiliano si sofferma sul rapporto padre-figlio e sulle implicazioni religiose che ad esso sono sottese. Il linguaggio (i dialoghi) e le situazioni alternano palese realismo e simbolismo più o...

voto al film: mm40 assegna il voto sufficiente a Nel nome del padre (1973)


5 giugno 2010 Opinione di kotrab su "Nel nome del padre"
kotrab

Marco Bellocchio ancora alle prese con il concetto di autorità simboleggiata dalla figura paterna, travestita in questo caso da istituzione religiosa. Nel nome del padre è un film acre, di esplicita critica fortemente simbolica e grottesca, che però ha anche un che di fumoso nel finale e qualche momento di calo di tensione narrativa. E' comunque una bella scossa al meccanismo statico e dogmatico dell'istituzione ecclesiastica (ripeto: istituzione), dal piglio...

voto al film: kotrab assegna il voto buono a Nel nome del padre (1973)

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28 novembre 2009 Opinione di Peppe Comune su "Nel nome del padre"
Peppe Comune

Anno scolastico 1958-59. In un collegio gestito da preti si fa pratica per diventare bravi cristiani, timorati di Dio e ligi al solo dovere riconosciutogli dalla morale clerico- fascista, quello di obbedire allo status dominante. Ma qualche crepa inizia ad insinuarsi all'interno della calma del collegio. E' il giovane Transeunti ad alzare la posta della rivolta minando dalle fondamenta l'intera impalcatura dove si regge l'autorità culturale del cattolicesimo. Quello che prima era la...

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a Nel nome del padre (1973)

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6 giugno 2009 Opinione di sasso67 su "Nel nome del padre"
sasso67

Con "Nel nome del padre", Bellocchio prosegue con grande coerenza un suo discorso cinematografico cominciato con la critica graffiante dell'istituzione familiare in "I pugni in tasca" e poi in "La Cina è vicina", e concluso con l'ultimo capitolo di un'ideale tetralogia che è "Marcia trionfale", nel quale è messo sotto il microscopio dell'oncologo quel cancro che è l'istituto militare. "Nel nome del padre" colpisce, forse con qualche eccesso di grottesco, quel pilastro della nostra...

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a Nel nome del padre (1973)

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23 novembre 2005 Opinione di shadgie su "Nel nome del padre"
shadgie

Il film è del 1971, non del '73. personalmente, lo trovo tra i migliori di Bellocchio, non "appena sufficiente" (migliore almeno de Gli occhi, la bocca). il suo simbolismo sovraccarico, che è in realtà quasi concretismo, lo pone in diretta continuità con il fragoroso esordio di Bellocchio. l'irrisione ridicola a sua volta di un'istituzione opprimente, una delle diverse istituzioni che Bellocchio tenterà di capire, e smantellare, lasciando leggeri tocchi di indulgenza poetica. e...

voto al film: shadgie assegna il voto buono a Nel nome del padre (1973)



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