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Orange County

Regia di Jake Kasdan vedi scheda film

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Rosebud77

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Orange County

di Rosebud77
6 stelle

Ecco un prodotto fresco come una bibita, che va giù liscio fino alla fine, e non fa rimpiangere il prezzo del biglietto. Sì, perché le premesse per deludere ci sono tutte: il film potrebbe all’apparenza sembrare uno di quei tanti american pie-movie che si snodano tra amorazzi, sbronze da college studenteschi, equivoci, pruderie e comparsate celebri tanto per gradire, ma siamo su un altro pianeta rispetto a quello che ci si aspetterebbe vedendo comparire il logo Mtv tra le case produttrici. E’ in sostanza un film di raccomandati, perché gli interpreti principali sono i figli di Tom Hanks e Sissy Spacek, e il regista è figlio di Lawrence Kasdan (ma con all’attivo un noir niente male che quasi nessuno ha visto, ZERO EFFECT), ma tutto questo non è un demerito, anzi è lo sberleffo di un giovane che su una trama vecchia come il mondo –il tipico ragazzo americano con una famiglia agiata e sfasciata sogna dopo il liceo di entrare all’università per fare lo scrittore e andarsene dalla sua grigia contea californiana, e contro il volere del destino- costruisce invece una divertente e veloce satira amarognola sulla solità società dell’upper-class americana, dove le cheerleaders sono più spietate delle madri ubriache e abbandonate dai mariti meno furbi delle loro compagne arriviste, gli amici scemi a tal punto dall’ammirare chi rischia la vita nel cavalcare le onde dell’oceano, e i buoni sentimenti alla fine devono trionfare in un happy-ending tanto scontato quanto in fin dei conti necessario. Battute fulminee, gag esilaranti, sceneggiatura guizzante e scorrevole, e attori tutti bravissimi (straordinario e scatenatissimo Jack Black), compresi i numerosi volti celebri –come Harold Ramis, Kevin Kline, Lily Tomlin, Ben Stiller- usati, una volta tanto, in modo intelligente e funzionale al racconto. Un filmettino senza pretese, distante anni luce dalla spietatezza di ELECTION o dallo stile di WONDER BOYS, ma sincero e vitale, e che potrebbe degnamente chiudere la stagione cinematografica appena trascorsa. O forse aprirla. Ma ne dubitiamo.
(Francesco de Belvis, Roma)

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