Ferro 3. La casa vuota (2004)
Con Hee Jae, Seung-yeon Lee
La trama
Tae-suk, si insedia nelle case in assenza dei proprietari. Così si imbatte nella ricca Sun-hwa, maltrattata dal marito...
Come sempre, pessimismo e solitudine regnano incontrastati, nel cinema del regista coreano, che in _Ferro 3 - La casa vuota_ raggiunge un equilibrio perfetto, facendoci vedere e sentire il dolore senza sottrarsi al sentimento e all'emozione (la sequenza di lei sul divano altrui, da sola: da lacrime). Cinema importantissimo. Il titolo si riferisce a un tipo di mazza da golf: e il colpo che infierisce allo stomaco dello spettatore è letale e rivitalizzante insieme.
La recensione di FilmTv
Di Pier Maria Bocchi - FilmTV n. 51/2004
Tra simboli e metafore Kim Ki-duk costruisce un film bellissimo e spiazzante. E raggiunge un equilbrio perfetto tra dolore, sentimento, emozione
L'opinione più votata
Di Snaporaz68 scritta il 2010-10-13 20:19:09 - utile per 10 utenti
Voto al film: 
Ki-Duk Kim (Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera) riesce a creare ancora un film davvero straordinario, reggendolo sui silenzi, sulle cose non dette, sulle emozioni appena accennate, sulle immagini dai colori accesi (bellissima fotografia) che hanno l’impatto visivo di quadri che emanano calore. Rosso, rosso fuoco, calore. La sorpresa maggiore è che passi 90 minuti a bocca aperta, senza mai uno sbadiglio, senza mai una caduta di tensione.
Qualcuno ha scomodato Antonioni ma, nonostante una palese citazione di Blow Up , (quando il protagonista si trova chiuso in cella con altri compagni, mima una partita di golf invisibile con rissa finale per una pallina che non c’è, che richiama il finale di Blow Up con partita a tennis mimata e dubbio amletico se raccogliere una palla da tennis che non esiste) c’è una distanza abissale tra i due autori. Pur partendo da basi comuni (l’irrapresentabilità della realtà, l’uso narrativo dell’immagine, i silenzi e le pause come motivo dominante) i due autori divergono proprio nel tono e nelle conclusioni. Tanto comunicativo e passionale il coreano, rosso sangue quanto freddo e algido il ferrarese, al limite del nichilismo. Tanto leggero il primo (la bilancia segna 0, l’amore vince la forza di gravità), tanto pesante il secondo, schiacciato come Sisifo da un peso insostenibile, quello di esistere. Il protagonista di Ki-Duk Kim mostra una catarsi interiore e un lento aprirsi della sua monade al prossimo proprio nel momento in cui interviene nella realtà per modificarla. Non si perde in elucubrazioni cerebrali o cinici esercizi di stile. Non si arrende all’incomunicabilità tra gli esseri umani ma la aggira con la solidarietà e la pietas (stupendo l’impacchettamento del morto, solo chi rispetta i morti ha rispetto per la vita). La forza di Ki-Duk Kim sta nella lezione di volo (fantastica la sequenza delle prove di fuga in cella): per imparare a volare bisogna imparare ad essere come morto, imparare a rendersi invisibile e guardare tutto di nascosto, come se fosse la prima volta, con gli occhi di un bambino che continua a giocare a nascondino. L’amore è anche questo convivere con l’assenza, colpire per finta una palla da golf come se fosse l’ultima volta. L’amore ha questa consistenza di sogno, dove tutto è possibile, anche quello che non lo è. Voltati, è proprio lì dietro le tue spalle…
- negative [9]
- sufficienti [6]
- positive [74]
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2012-01-29 09:26:11 Opinione di marcopolo30 su "Ferro 3. La casa vuota"
In genere non sono un grande amante di quei film dove in due ore di pellicola ci sono meno dialoghi che in un documentario, eppure questo “Ferro 3” è riuscito ad ammaliarmi con altre risorse, forse proprio con quel non-detto che in tante altre occasioni è invece foriero di sbadigli. Certo la strada che percorre Kim Ki Duk non è delle più facili, la carreggiata è stretta ed offre zero margine d'errore, ma in questo caso la distanza è stata coperta tutta senza sbandamento alcuno, e...
voto al film: 
2012-01-15 19:39:36 Opinione di Paul Hackett su "Ferro 3. La casa vuota"
Il bizzarro sodalizio e la silenziosa storia d'amore di una moglie vessata da un marito geloso e violento e di un giovane randagio, sorta di solitario squatter, che vive alla giornata occupando notte dopo notte appartamenti momentaneamente lasciati liberi da proprietari assenti. Gli orientali devono avere il pallino dei film girati al rallentatore, colmi di silenzi e carichi di profondi significati (anche se qualche volta si fa fatica a capire quali): già il taiwanese Tsai Ming-liang, un...
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2011-10-07 11:59:59 Opinione di blu velvet su "Ferro 3. La casa vuota"
Tae-suk è un ragazzo che passa il tempo alla ricerca di case altrui da abitare in assenza dei proprietari. Visitandone una si imbatte nella ricca Sun-hwa, maltrattata dal marito. Più che di film qui parliamo di poesia, quella del silenzio che non si basa sulla parola ma sulle pause tra i versi, sul non detto che si contrappone al detto. Un film dotato quasi di un'attitudine jazz. Il protagonista vive la propria evoluzione passando da un simil-autismo, che ne compromette ...
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2011-06-24 11:40:31 Opinione di alfatocoferolo su "Ferro 3. La casa vuota"
Un'opera in cui poesia e fantasia regnano sovrane. Tutto è rito, tutto sembra avere un significato altro, i due protagonisti seguono una traccia invisibile, con abnegazione, in silenzio come spettri o aliti di vita. Belli, bellissimi nel loro muto attraversare le case altrui e le altrui vite; fotografandone momenti, lasciando un'orma di benessere e pace e senza mai stravolgere ciò che toccano. Lui passa la vita ad entrare nelle case (e nelle vite) altrui senza distinzioni...
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2010-10-13 20:19:09 Opinione di Snaporaz68 su "Ferro 3. La casa vuota"
Una mazza da golf un po’ diversa dalle altre, qualcosa di speciale che non riesce a trovare il suo contesto. Riempire le case vuote (e le esistenze vuote) con la propria solitudine. Ki-Duk Kim (Primavera, Estate, Autunno, Inverno e ancora Primavera) riesce a creare ancora un film davvero straordinario, reggendolo sui silenzi, sulle cose non dette, sulle emozioni appena accennate, sulle immagini dai colori accesi (bellissima fotografia) che hanno l’impatto visivo di quadri che...
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2010-05-16 09:23:39 Opinione di lorenzodg su "Ferro 3. La casa vuota"
Film di pura-poesia, di una leggerezza più unica che rara... Certo la casa è vuota ma il respiro del silenzio ne anima ogni spazio e il tempo ne plasma ogni virtù. Entrare in un intimo inconsueto ti fa uscire 'stravolto', 'spaurito' e 'imbevuto'. La neve che ti cade dentro rinvigorisce le forze disperse e ne alimenta l'incanto. Il materiale diventa immateriale. La violenza privata palesa fiorire di note cadenzate e di umori tenui. Strepitio di bellezze assopite. (Al...
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2010-01-16 13:56:36 Opinione di solerosso82 su "Ferro 3. La casa vuota"
Lirico e metaforico, è una storia predominata dal silenzio e da piccoli gesti, rappresentazione di desideri e turbamenti inconsci dei due protagonisti. Oggetti, paesaggio, architettura, tutto si carica di significato poetico, ricercando l'effetto dell'haiku, legato al lento trascorrere del tempo; tuttavia, sono simboli che possono essere letti in modo soggettivo, lasciando allo spettatore libertà d'interpretazione. La bilancia non tarata potrebbe essere la metafora della vita...
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2010-01-14 16:01:43 Opinione di AIDES su "Ferro 3. La casa vuota"
Il cinema andrebbe soprattutto ascoltato, quando è voce del silenzio e riflessione dello (sullo) sguardo. La verosimiglianza, la logica, la consequenzialità non sono sue coordinate specifiche affatto. Tantomeno di questo film sincero (a tratti d'un ingenuità che ne impreziosirebbe anche i presunti difetti di maniera, che a me non risultano), delicato e intenso, tutto incentrato sull'ineffabilità, la malinconia, la bellezza dell'assenza di ciò che è...
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2009-12-30 11:34:43 Opinione di riverworld su "Ferro 3. La casa vuota"
Silenzio e surrealismo per raccontare lo sradicamento, l'estraneità e la violenza della società coreana. Nessun dialogo (quasi) ma ricchezza espressiva altissima. Silenzi letteralmente ASSORDANTI. Un piccolo capolavoro.
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2009-10-07 16:29:19 Opinione di ed wood su "Ferro 3. La casa vuota"
Al di là delle affinità con gli altri autori di spicco del cinema estremo-orientale degli ultimi 20 anni (Kitano, Kar-Wai, Ming-Liang e altri), ossia il dialogo ridotto al minimo, l'ermetismo di alcune sequenze, l'estetica nitida ed essenziale delle inquadrature e del montaggio, quello che mi ha colpito maggiormente di questo film, a livello di referenze, è il debito (non so se dichiarato o meno) con due Maestri italiani, tra i più influenti a livello...
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