Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="http://www.liquida.it/widget.liquida/" title="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>

La schivata (2003)




I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in La schivata: assente
Ritmo ritmo in La schivata: presente
Impegno impegno in La schivata: presente
Tensione tensione in La schivata: minimo
Erotismo erotismo in La schivata: assente

Il voto di FilmTV

FilmTV assegna il voto ottimo a La schivata

Il voto degli utenti

Gli utenti di FilmTV assegnano il voto ottimo a La schivata (voti: 51 media: 3,94) 51

Il tuo voto

scrivi la tua opinione

locandina non disponibile

Acquista La schivata

Scegli tra i formati disponibili

La schivata disponibile in DvdLa schivata non disponibile in Blu-RayLa schivata non disponibile in Umd

La trama

Periferia di Parigi. Lydia è stata scelta per recitare nello spettacolo di fine anno e sfila per le strade con il costume settencentesco ripetendo il testo del _Gioco del caso e dell'amore_ di Marivaux. Quando Krimo, il duro del quartiere, la vede se ne innamora perdutamente. Per corteggiarla accetta una parte nella commedia...  

Quella di Abdel Kechiche è una camera stylo che racconta con pudica forza i suoi personaggi, applicando una poetica "alta" (Marivaux: è il condizionamento sociale a rendere schiavi di un ruolo e di un ambiente) a un contesto terribilmente "basso". La banlieue, la frontiera, la darkness on the edge of town dove i destini sono (già) segnati. Senza didascalismi, retorica o quant'altro, tutto in stato di grazia a partire dai due protagonisti. Il doppiaggio eccede in romanesco ma è inutile accanirsi. Questa volta era impresa ardua.

Incluso nelle taglist:

La recensione di FilmTv

Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 7/2005

Il teatro di Marivaux irrompe nella vita della banlieue, o viceversa? Un film straordinario

Banlieue di Parigi, gruppo di ragazzi in un esterno. Per amore di Lydia, Crimo cerca di avere la parte di Arlecchino nella recita scolastica tratta da Marivaux. Ci riesce, ma poi è impacciato e paradossalmente, vista la maschera, “incolore”. Intanto, sul palcoscenico della vita, incroci, sproloqui, contaminazioni: ragazzini e ragazzine beur che giurano “sul Corano della Mecca”, sinofrancesi di prima generazione, sbirri incattiviti dai luoghi, refurtiva e droga, “l’odio” che impregna l’ambiente. ESPANDI +

L'opinione più votata

Di Peppe Comune scritta il 29/11/2011 - utile per 18 utenti

Voto al film: voto buono

In una classe multietnica di una banlieu parigina, si sta preparando la commedia di Marivaux “Il gioco del caso e dell’amore”. Lydia (Sara Forestier) interpreta Lisetta e gira orgogliosa per il quartiere col costume d’epoca che ha comprato per la recita. Krimo (Osman Elkharraz), un ragazzo che ha il padre in prigione e che vive solo con la madre (Meryem Serbah), la conosce da una vita, ma vederla sfacciatamente disinvolta con quel vestito così vistoso addosso, gli rapisce il cuore. Krimo si è appena lasciato con Megalie (Aurèlie Ganito) e nonostante le insistenze dell’amico Fathi (Hafet Ben-Ahmed) che vorrebbe farli ricongiungere, lui si è innamorato perso di Lydia. Per starle vicino convince Rashid (Rashid Hami) a lasciargli il ruolo di Arlecchino che nell’opera di Marivaux è lo spasimante di Lisetta. Ma Krimo è un ragazzo timido e insicuro, recitare non è proprio cosa sua e starle vicino non significa saper esprimerle i sentimenti che prova per lei. Finalmente, durante delle prove in cui sono da soli, riesce a dichiararsi e aspetta una risposta da Lydia. C’è un po’dello sguardo etico dei fratelli Dardenne in questo secondo lungometraggio di Abdel Kechiche, abbastanza di quel loro modo antiretorico di trattare la marginalità sociale standosene in disparte a registrare la vita che scorre. “La schivata” è un film di delicata crudezza che, concentrandosi sugli abituali “sproloqui” di un gruppo di adolescenti, ci parla delle difficoltà proprie di chi vive ai confini delle metropoli occidentali di affrancarsi dallo scomodo ruolo di emarginato sociale. L’espediente narrativo della preparazione di uno spettacolo teatrale ha un ruolo assolutamente centrale nell’economia del film e Abdel Kechiche lo usa, non per arrivare ad un elaborata riflessione sul confine tra realtà e finzione, sul ruolo dell’arte e sull’opera di mediazione dell’uomo-attore, ma per chiarire i tratti di una sorta di determinismo sociale attraverso la commistione esistenziale tra una realtà da rappresentare a teatro e i personaggi che dovranno interpretarla. La stessa struttura dell’opera di Marivaux ci suggerisce questo. Come spiega la professoressa (Carole Franck) che sta seguendo i ragazzi nella preparazione dello spettacolo, lo scambio di ruolo dei personaggi, i ricchi che diventano poveri e i poveri che diventano ricchi, non consente a nessuno di svincolarsi pienamente dalla propria originaria condizione sociale e per quanto uno si sforzi a cambiarsi d’abito non riuscirà mai a sbarazzarsi del tutto del linguaggio e delle abitudini che sono proprie del mondo a cui appartiene. I ricchi e i poveri si riconosceranno in amore sempre e solo tra loro simili. Espediente anche banale se vogliamo se non fosse che Kechiche riesce ad elaborare il tutto aggangiandoci alle sorti dei giovani protagonisti senza mai scadere nella banale delineazione del ribellismo di quartiere e senza mai risultare gratuitamente didascalico. Pedina i suoi personaggi aderendo con proficua resa stilistica alla realtà fattuale (ecco i Dardenne) riuscendo a far scorgere la natura sistemica dell’emarginazione sociale insinuandosi tra le pieghe di ordinarie questioni relazionali : da un lato, intrecciando continuamente la ricerca di un linguaggio aulico adatto per il teatro con la naturale gestualità di un parlato tendenzialmente incazzoso e infarcito di termini gergali, e, dall’altro lato, presentando il contrasto tra l’impegno profuso dai ragazzi per entrare in sintonia con un ruolo da palcoscenico con la difficoltà con cui non riescono a trovare una vicendevole armonia nel teatro della vita, come il carattere identitario di personalità già fortemente tracciate nei  fondamentali tratti idiomatici ed antropologici. ESPANDI +
Commenta l'opinione 5
SI

Opinioni su La schivata


29 marzo 2012 Opinione di Baliverna su "La schivata"
Baliverna

E' un'originale e interessante incursione nel sottobosco della periferia di qualche città francese, abitata in maggioranza da immigrati di orgine mediorientale. I personaggi sono quasi tutti adolescenti. La cifra dei loro rapporti personali è la violenza e crudezza verbale, la prevaricazione, il ricatto, l'egoismo, e per fortuna un po' di amore (però velleitario). Purtroppo non si può dire che questi comportamenti siano esclusivi degli immigrati francesi, perché mi pare che oggi le cose...

voto al film: Baliverna assegna il voto buono a La schivata (2003)

2 commenti
[utile per 6 utenti]

5 febbraio 2012 Opinione di barabbovich su "La schivata"
barabbovich

In Francia, per fare l'Autore con la A maiuscola basta trasferirsi nelle banlieues parigine, prendere qualche ragazzetto di origini magrebine e metterlo a recitare con stile neo-neorealista una storiellina sentimentale qualsiasi. È quello che avviene con questo La schivata, al centro del quale c'è Krimo (Elkharraz), bulletto adolescente beur, indolente e indeciso, che si lascia irretire da Lydia (Forestier), biondina provocante. La faccenda tra i due coinvolge amici e amiche, in una...

voto al film: barabbovich assegna il voto mediocre a La schivata (2003)

1 commento
[utile per 1 utenti]


29 novembre 2011 Opinione di Peppe Comune su "La schivata"
Peppe Comune

In una classe multietnica di una banlieu parigina, si sta preparando la commedia di Marivaux “Il gioco del caso e dell’amore”. Lydia (Sara Forestier) interpreta Lisetta e gira orgogliosa per il quartiere col costume d’epoca che ha comprato per la recita. Krimo (Osman Elkharraz), un ragazzo che ha il padre in prigione e che vive solo con la madre (Meryem Serbah), la conosce da una vita, ma vederla sfacciatamente disinvolta con quel vestito così vistoso addosso, gli rapisce il cuore....

voto al film: Peppe Comune assegna il voto buono a La schivata (2003)

5 commenti
[utile per 18 utenti]

23 novembre 2011 Opinione di ondecorte su "La schivata"
ondecorte

Nella periferia parigina, un gruppo di adolescenti franco-maghrebini si "scanna" attorno alla recita scolastica del Gioco dell'amore e del caso di Marivaux. Schermaglie d'amore, gelosie, intrighi reali si sovrappongono, così, a quelli del copione confondendosi durante le prove. Esaltato dal gergo multiculturale di una banda di quindicenni incasinatissimi - pessimo il doppiaggio, che annulla l'interessante commistione di dialetti - il capolavoro del commediografo settecentesco irrompe e...

voto al film: ondecorte assegna il voto buono a La schivata (2003)

nessun commento
[utile per 2 utenti]


17 ottobre 2011 Opinione di luisasalvi su "La schivata"
luisasalvi

Ambientato in un quartiere di periferia di una non precisata città francese. In apertura giovani magrebini progettano un furto discutendo animatamente tutti insieme, con linguaggio infarcito di parolacce… tanto per prevenire negativamente gli spettatori benpensanti. Come mezzo secolo fa il romanzo Ragazzi di vita e poi il film Accattone di Pasolini. Avevo faticato ad accettarli, a rivederli e studiarli fino a capirli abbastanza e apprezzarli e amarli. Non so se avrò voglia di farlo con...

voto al film: luisasalvi assegna il voto sufficiente a La schivata (2003)

3 commenti
[utile per 3 utenti]

22 novembre 2010 Opinione di herzog73 su "La schivata"
herzog73

il doppiaggio eccede in romanesco, ma detto da un recensore che usa espressioni come "quant'altro" fa solo ridere. avrebbe semmai dovuto accorgersi del fatto che l'attrice alla fine del film dice "persuàdere invece che "persuadére", cosa del resto normale visto che a scuola, in tv, in politica, nel giornalismo e nel cinema siamo nelle mani di CAPRE IGNORANTI. comunque il film si lascia guardare, anche se sembra non andare da nessuna parte.

voto al film: herzog73 assegna il voto buono a La schivata (2003)



8 ottobre 2010 Opinione di stanley kubrick su "La schivata"
stanley kubrick

che film!!!!!! che film!!!!!!! un capolavoro, una musica per le orecchie. A mio avviso è uno dei migliori film degli ultimi anni. Porca vacca. Assomiglia a Juno come storia e come linguaggio. Finale drammaticissimo, attori impazziti, la telecamera che girà attorno ai vari personaggi, scene violente e un regista esordiente che dimostra di avere stoffa. Capolavoro.

voto al film: stanley kubrick assegna il voto ottimo a La schivata (2003)


18 settembre 2010 Opinione di michel su "La schivata"
michel

MUSCHIO Banlieue parigina. Per stare vicino alla ragazza che gli garba Krimo partecipa a una recita scolastica ma non riesce a liberarsi del personaggio che il suo ruolo sociale gli impone. La ghettizzazione di questi ragazzi ha prodotto comportamenti codificati e linguaggi originali che accentuano l’isolamento in una spirale perversa. Era già il tema di Marivaux nella pièce recitata dai ragazzi ed è il cuore di questo film sconcertante e straordinario....

voto al film: michel assegna il voto ottimo a La schivata (2003)

2 commenti
[utile per 2 utenti]


4 agosto 2010 Opinione di OGM su "La schivata"
OGM

Ciò che  meritoriamente distingue L’esquive dall’ingiustamente celebrato Cous Cous è, anzitutto, l’assenza di quegli ammiccamenti festivalieri dati dal folclore etnico e dal favoleggiamento sull’integrazione, e da quei coloriti stereotipi serviti come elementi di identità culturale. Ciononostante, anche in quest’opera, la diligenza registica del dialogo sovrabbondante e dell’improvvisazione sotto forma di brainstorming a soggetto,...

voto al film: OGM assegna il voto sufficiente a La schivata (2003)

nessun commento
[utile per 3 utenti]

17 luglio 2010 Opinione di ed wood su "La schivata"
ed wood

Un film ipnotico, come pochi altri. Devo dire che non amo molto questo tipo di cinema: basato sulla parola, girato con la camera a mano, molto fisico. Lo stile ricorda Assayas, ma senza le sue magistrali sincopi. Niente è lasciato al caso, nonostante le apparenze. Il cinema che analizza i rapporti fra vita e teatro è una costante per i transalpini: da Truffaut a Rivette, ma prima ancora con Carnè, i francesi hanno spesso indagato sui reciproci condizionamenti fra attore...

voto al film: ed wood assegna il voto buono a La schivata (2003)

2 commenti
[utile per 5 utenti]



scrivi la tua opinione su La schivata


Voti a La schivata


login

hai dimenticato la password?