La schivata (2003)
Con Osman Elkharraz, Sara Forestier, Sabrina Ouazani, Nanou Benhamou
La trama
Periferia di Parigi. Lydia è stata scelta per recitare nello spettacolo di fine anno e sfila per le strade con il costume settencentesco ripetendo il testo del _Gioco del caso e dell'amore_ di Marivaux. Quando Krimo, il duro del quartiere, la vede se ne innamora perdutamente. Per corteggiarla accetta una parte nella commedia...
Quella di Abdel Kechiche è una camera stylo che racconta con pudica forza i suoi personaggi, applicando una poetica "alta" (Marivaux: è il condizionamento sociale a rendere schiavi di un ruolo e di un ambiente) a un contesto terribilmente "basso". La banlieue, la frontiera, la darkness on the edge of town dove i destini sono (già) segnati. Senza didascalismi, retorica o quant'altro, tutto in stato di grazia a partire dai due protagonisti. Il doppiaggio eccede in romanesco ma è inutile accanirsi. Questa volta era impresa ardua.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 7/2005
Il teatro di Marivaux irrompe nella vita della banlieue, o viceversa? Un film straordinario
L'opinione più votata
Di Peppe Comune scritta il 29/11/2011 - utile per 18 utenti
Voto al film: 
- negative [2]
- sufficienti [5]
- positive [25]
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29 marzo 2012 Opinione di Baliverna su "La schivata"
E' un'originale e interessante incursione nel sottobosco della periferia di qualche città francese, abitata in maggioranza da immigrati di orgine mediorientale. I personaggi sono quasi tutti adolescenti. La cifra dei loro rapporti personali è la violenza e crudezza verbale, la prevaricazione, il ricatto, l'egoismo, e per fortuna un po' di amore (però velleitario). Purtroppo non si può dire che questi comportamenti siano esclusivi degli immigrati francesi, perché mi pare che oggi le cose...
voto al film: 
5 febbraio 2012 Opinione di barabbovich su "La schivata"
In Francia, per fare l'Autore con la A maiuscola basta trasferirsi nelle banlieues parigine, prendere qualche ragazzetto di origini magrebine e metterlo a recitare con stile neo-neorealista una storiellina sentimentale qualsiasi. È quello che avviene con questo La schivata, al centro del quale c'è Krimo (Elkharraz), bulletto adolescente beur, indolente e indeciso, che si lascia irretire da Lydia (Forestier), biondina provocante. La faccenda tra i due coinvolge amici e amiche, in una...
voto al film: 
29 novembre 2011 Opinione di Peppe Comune su "La schivata"
In una classe multietnica di una banlieu parigina, si sta preparando la commedia di Marivaux “Il gioco del caso e dell’amore”. Lydia (Sara Forestier) interpreta Lisetta e gira orgogliosa per il quartiere col costume d’epoca che ha comprato per la recita. Krimo (Osman Elkharraz), un ragazzo che ha il padre in prigione e che vive solo con la madre (Meryem Serbah), la conosce da una vita, ma vederla sfacciatamente disinvolta con quel vestito così vistoso addosso, gli rapisce il cuore....
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23 novembre 2011 Opinione di ondecorte su "La schivata"
Nella periferia parigina, un gruppo di adolescenti franco-maghrebini si "scanna" attorno alla recita scolastica del Gioco dell'amore e del caso di Marivaux. Schermaglie d'amore, gelosie, intrighi reali si sovrappongono, così, a quelli del copione confondendosi durante le prove. Esaltato dal gergo multiculturale di una banda di quindicenni incasinatissimi - pessimo il doppiaggio, che annulla l'interessante commistione di dialetti - il capolavoro del commediografo settecentesco irrompe e...
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17 ottobre 2011 Opinione di luisasalvi su "La schivata"
Ambientato in un quartiere di periferia di una non precisata città francese. In apertura giovani magrebini progettano un furto discutendo animatamente tutti insieme, con linguaggio infarcito di parolacce… tanto per prevenire negativamente gli spettatori benpensanti. Come mezzo secolo fa il romanzo Ragazzi di vita e poi il film Accattone di Pasolini. Avevo faticato ad accettarli, a rivederli e studiarli fino a capirli abbastanza e apprezzarli e amarli. Non so se avrò voglia di farlo con...
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22 novembre 2010 Opinione di herzog73 su "La schivata"
il doppiaggio eccede in romanesco, ma detto da un recensore che usa espressioni come "quant'altro" fa solo ridere. avrebbe semmai dovuto accorgersi del fatto che l'attrice alla fine del film dice "persuàdere invece che "persuadére", cosa del resto normale visto che a scuola, in tv, in politica, nel giornalismo e nel cinema siamo nelle mani di CAPRE IGNORANTI. comunque il film si lascia guardare, anche se sembra non andare da nessuna parte.
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8 ottobre 2010 Opinione di stanley kubrick su "La schivata"
che film!!!!!! che film!!!!!!! un capolavoro, una musica per le orecchie. A mio avviso è uno dei migliori film degli ultimi anni. Porca vacca. Assomiglia a Juno come storia e come linguaggio. Finale drammaticissimo, attori impazziti, la telecamera che girà attorno ai vari personaggi, scene violente e un regista esordiente che dimostra di avere stoffa. Capolavoro.
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18 settembre 2010 Opinione di michel su "La schivata"
MUSCHIO Banlieue parigina. Per stare vicino alla ragazza che gli garba Krimo partecipa a una recita scolastica ma non riesce a liberarsi del personaggio che il suo ruolo sociale gli impone. La ghettizzazione di questi ragazzi ha prodotto comportamenti codificati e linguaggi originali che accentuano l’isolamento in una spirale perversa. Era già il tema di Marivaux nella pièce recitata dai ragazzi ed è il cuore di questo film sconcertante e straordinario....
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4 agosto 2010 Opinione di OGM su "La schivata"
Ciò che meritoriamente distingue L’esquive dall’ingiustamente celebrato Cous Cous è, anzitutto, l’assenza di quegli ammiccamenti festivalieri dati dal folclore etnico e dal favoleggiamento sull’integrazione, e da quei coloriti stereotipi serviti come elementi di identità culturale. Ciononostante, anche in quest’opera, la diligenza registica del dialogo sovrabbondante e dell’improvvisazione sotto forma di brainstorming a soggetto,...
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17 luglio 2010 Opinione di ed wood su "La schivata"
Un film ipnotico, come pochi altri. Devo dire che non amo molto questo tipo di cinema: basato sulla parola, girato con la camera a mano, molto fisico. Lo stile ricorda Assayas, ma senza le sue magistrali sincopi. Niente è lasciato al caso, nonostante le apparenze. Il cinema che analizza i rapporti fra vita e teatro è una costante per i transalpini: da Truffaut a Rivette, ma prima ancora con Carnè, i francesi hanno spesso indagato sui reciproci condizionamenti fra attore...
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