Truman Capote - A sangue freddo (2005)
Con Philip Seymour Hoffman, Catherine Keener, Clifton Collins jr., Chris Cooper, Bruce Greenwood
La trama
Lo scrittore Capote trova l'ispirazione frequentando un condannato a morte
1959. Truman Capote decide di scrivere un articolo sul feroce omicidio di un'intera famiglia di quattro persone in Kansas, a opera di due ragazzi. Inizia a fare delle ricerche per quella che diventerà la sua opera più importante, _A sangue freddo_ e instaura uno stretto legame con Perry Smith, uno dei due killer.
Il film di Bennett Miller ha l'intelligenza di non dire esplicitamente dei sentimenti dei protagonisti, solo suggeriti. Il regista tende a realizzare un'operazione simile a quella di Capote: una cronaca lucida, asettica, di un avvenimento mostruoso. Ci riesce soprattutto nella prima parte, poi la distanza rischia di trasformarsi in freddezza.
La recensione di FilmTv
Di Emanuela Martini - FilmTV n. 8/2006
Philip Seymour Hoffman è un Capote perfetto. Ma il risultato, alla fine, è gelido e distaccato
L'opinione più votata
Di Davide Schiavoni scritta il 22/03/2012 - utile per 2 utenti
Voto al film: 
Già in RKO 281 s'assisteva alla specularità fra due personaggi solo apparentemente antitetici (da una parte il delatore/accusatore, Orson Welles, dall'altro il delato/accusato, Charles Foster Kane), con tutto il seguito di riflessioni sull'ipocrisia dell'arte. Idem per il biopic di Miller, il quale non soltanto si dimostra altamente incisivo nel rappresentare il celebre scrittore americano e il suo efferato omologo lungo paralleli percorsi discendenti, ma ha anche il merito di evidenziarne i lati più controversi e chiaroscurali.
Sin dalla cattura di Perry Smith, ammanettato e trasportato nel commissariato di polizia e poi in carcere, le inquadrature si raccordano quasi a voler stabilire un'ideale sintonia fra il criminale e Capote, che di lì in avanti si rinchiuderà nella "prigione dorata" del proprio narcisistico talento, venendone parassitato al punto da calpestare ogni valore etico pur di perseguire l'obiettivo fissato. L'aspetto esternamente affabile, colto, e mansueto che accomuna entrambe le figure, legate da una triste giovinezza, cela un sostrato di fredda aggressività difforme solo nelle modalità in cui s'è estrinsecata, a seconda di quel che la Sorte li ha portati ad essere. Sarà lo stesso Capote, infatti, a riconoscere in Perry ciò che sarebbe diventato se, all’epoca della casa d’infanzia, fosse uscito dalla porta del retro anziché da quella principale.
Tuttavia gl'orribili delitti perpetrati dall'assassino non sono stati granché peggiori del male morale di cui s'è macchiato il letterato, rivelatosi viscido sino al midollo nel circuire, irretire e pugnalare alle spalle il confidente, depredandolo pure dell’ultima chance di scampare all’ignominia della pena capitale. In tal senso, Il contrasto fra la fotografia cupa dei dialoghi in cella e quella oltremodo patinata e solare del periodo della stesura in Spagna rimanda alla dissonanza tra il fulgore dell’arte e il marcio alla base della sua genesi. Truman, dedicandosi anima e corpo al romanzo, divenuto prioritario rispetto a qualsiasi istanza affettiva, darà pieno sfogo all'iperbolico egocentrismo e al saccente delirio d'onnipotenza di cui è intriso, con la conseguenza di trascurare il compagno e l'amica di sempre fino a provocarne l'allontanamento. Trasformatosi in un moderno re Mida, capace di convertire in oro ogni cosa il suo genio illumini, sprofonderà in un'inarrestabile spirale d'abiezione ben più forte di qualsiasi interiore resipiscenza (l'ultima menzogna, riservata al condannato a morte, sarà proferita in un pianto a dirotto), consacrandosi alla distruzione. Al decesso fisico per impiccagione dell'omicida corrisponderà quello morale di Capote, la cui vita, insanabilmente devastata dai rimorsi, sarà di lì in poi un subisso di fallimenti, rovine e sofferenze, ad onta dell'illusoria e "pirresca" gloria che ne ha fatto un (ingannevole) mito.
Come sottolineato dal montaggio del prologo, non c'è luogo tranquillo di provincia in cui non possano consumarsi tragedie, e non c'è ambiente da rutilante jet-set metropolitano che possa esorcizzare i drammi esistenziali.
L'ultimo incompiuto lavoro dello scrittore reca in epigrafe: «si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte». Sorta d’inesorabile -ma onesta- autodenuncia, che sottintende la condanna dei propri fetidi ed egoici desideri, ancora una volta prevalenti sul sommo ideale cui chiunque dovrebbe aspirare: il Bene oggettivo.
- negative [6]
- sufficienti [19]
- positive [27]
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22 marzo 2012 Opinione di Davide Schiavoni su "Truman Capote - A sangue freddo"
A volte ritornano. Già in RKO 281 s'assisteva alla specularità fra due personaggi solo apparentemente antitetici (da una parte il delatore/accusatore, Orson Welles, dall'altro il delato/accusato, Charles Foster Kane), con tutto il seguito di riflessioni sull'ipocrisia dell'arte. Idem per il biopic di Miller, il quale non soltanto si dimostra altamente incisivo nel rappresentare il celebre scrittore americano e il suo efferato omologo lungo paralleli percorsi discendenti, ma ha anche il...
voto al film: 
17 dicembre 2011 Opinione di ceo_85 su "Truman Capote - A sangue freddo"
Film biopic su Truman Capote, controverso e carismatico scrittore post beat-generation, diretto con grande cura da Bennett Miller, il quale decide di concentrarsi sul periodo in cui Truman affrontò il caso dell'efferato omicidio della famiglia Holcomb da parte di due assassini, poi condannati alla pena capitale, dal quale scrisse uno dei suoi più famosi libri, "A sangue freddo". Come in ogni biopic che si rispetti, gran parte della riuscita ricade sulla bravura dell'attore ...
voto al film: 
12 agosto 2011 Opinione di ALCHEMILLA su "Truman Capote - A sangue freddo"
De gustibus...La maggior parte dei commenti ha preferito questo film a Infamous, così come la critica. Io invece ho molto amato Infamous mentre ho ritenuto A sangue Freddo troppo lento, noioso...certo approfondisce alcuni aspetti ma che fatica ad arrivare alla fine....
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14 gennaio 2010 Opinione di riverworld su "Truman Capote - A sangue freddo"
Uno spaccato efficace e interpretato magistralmente sulla vita di uno degli scrittori più importanti ed equivoci del '900. Forse il risultato è freddo, magari voluto (anche troppo).
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1 dicembre 2009 Opinione di Utente rimosso (signor joshua) su "Truman Capote - A sangue freddo"
La forza del film sta tutta in Hoffman che interpreta in maniera perfetta Capote : distaccato, misterioso, raffinato e disilluso. Il resto del film è soprattutto un documentario riuscito a metà che rielabora in maniera decorosa una vera vicenda; purtroppo però, in un film del genere la parte emotiva ha un valore enorme e trascurarla così facilmente mi sembra estremamente sbagliato : si vedono i due prigionieri, si sente il loro racconto, ma cos' è che...
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15 giugno 2009 Opinione di tobanis su "Truman Capote - A sangue freddo"
Più che un film su Capote, un film su come è nato un suo libro (A sangue freddo), che ha inaugurato, per quanto viene detto nel film, un nuovo genere, cioè il romanzo con fatti reali e concreti (fatti di cronaca nerissima, per inciso). Una volta tanto il titolo italiano ha più senso dell’originale. Philip Seymour Hoffman è superlativo, come spesso gli accade, a recitare nella parte del protagonista. Lui E’ Capote, tanto che non so alla sera come avrà fatto a uscire dalla parte,...
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31 maggio 2009 Opinione di sasso67 su "Truman Capote - A sangue freddo"
Il film mi è piaciuto. E non soltanto per l'interpretazione di Philip Seymour Hofffman, anche perché, non conoscendo il Truman Capote originale, mi è difficile dire se si sia trattato di un'interpretazione mimetica oppure di una caricatura. E' proprio il film in sé, nel suo complesso (di concezione, sceneggiatura, realizzazione) che mi ha convinto. Soprattutto dal momento che è uno dei pochi film che riesce a dare un'ipotesi intelligibile sulla letteratura moderna e sul suo rapporto con...
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23 gennaio 2009 Opinione di zio_ulcera su "Truman Capote - A sangue freddo"
Chissà perché nel mio armadio giace una copia di questo film. Ne ho subito la visione solo una volta e non credo che lo farò di nuovo. Nulla di quanto avviene nel film è riuscito a catturare una frazione di attenzione da parte mia. Nel doppiaggio italiano il protagonista non articola parole, geme come un animale morente creando l'unica emozione di uno strazio dilaniante tra il momento presente e la fine del film. Non c'è molto da stare allegri quando la fine è l'unico fine cui si...
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24 novembre 2008 Opinione di OGM su "Truman Capote - A sangue freddo"
Una regia fredda ed anodina si lascia sfuggire l'anima dei personaggi ed il carattere della provincia americana, producendo il ritratto stilizzato di un Truman Capote innaturalmente distaccato da se stesso e dal suo mondo. Perseguendo un approccio alternativo, Bennett Miller cerca di eludere il classico impianto biografico, ma poi finisce per riproporne i sottoprodotti deteriori, che sono la caricatura e l'aneddotica. Il risultato è un film esclusivamente informativo, che si risolve in una...
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14 agosto 2008 Opinione di bradipo68 su "Truman Capote - A sangue freddo"
Quando ho letto che il film è prodotto da Philip Seymour Hoffmann forse sono riuscito ad afferrare il senso dell'operazione ,una figura controversa come quella di Truman Capote è veramente rischiosa da portare al cinema e chi era disposto a rischiare se non l'attore che si azzardava a recitare nei suoi panni?Detto questo bisogna rimarcare che questo film vive della luce riflessa donatagli dal tour de force mimetico e vocale dello stupefacente Philip Seymour Hoffmann che da'vita a un...
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- negative [6]
- sufficienti [19]
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