Lettere dal Sahara (2006)
Con Marco Balliani, Claudia Muzzi, Djbril Kebe
La trama
Assane ha bisogno di lavorare. Per questo è costretto a lasciare l'università e il suo paese d'origine, il Senegal. Arriva a Lampedusa dopo un naufragio. Inizia a cercare lavoro al sud, ma gli vengono offerti solo lavori illegali. Parte alla volta di Firenze dove vive una sua cugina, poi di Torino... Sempre sfruttamento e lavori umili. Alla fine decide di tornare nel suo paese d'origine.
La prima parte del film, mossa e poetica, ha una leggerezza da filmmaker che mostra felicemente come il regista abbia lavorato addosso alle cose, sfruttando le tecnologie leggere e l'improvvisazione. Poi, giunti a Torino, vien fuori una certa pesantezza didascalica, e il ritorno in Africa riallaccia il filo nei modi necessari dell'alta retorica. Ma in definitiva, _Lettere dal Sahara_ appare soprattutto un modello produttivo e "di metodo" per molti giovani registi che abbiano voglia e curiosità di guardarsi incontro, interrogandosi sul cosa, il perché e il come filmare.
La recensione di FilmTv
Di Emiliano Morreale - FilmTV n. 36/2006
De Seta si getta anima e corpo in un’impresa “nuova”. Commovente e poetica
L'opinione più votata
Di yume scritta il 08/02/2011 - utile per 6 utenti
Voto al film: 
”Si avvera il sogno di Zavattini, avere una super8 in tasca e fare un film così, con pochissimi soldi”
C’è grinta in queste parole di un uomo che a più di 80 anni non si ferma, guarda con curiosità, sperimenta il nuovo, lo mette al servizio della memoria e dell’impegno fra gli uomini.
Grandi uomini per opere preziose come questa, che affascina, trattiene, costringe a fermarsi e ragionare un po’.
Certo il film ha dei limiti, qualche taglio qua e là e diventava più arioso, ma cose davvero irrisorie di fronte ad un lavoro che va oltre, è documento e creazione insieme.
Vent’anni, poco più, dopo Moravia, e queste nuove Lettere dal Sahara sono lontane spazi siderali da quello sguardo, il viaggio alla scoperta dell’uomo è finito, da Odisseo passando per Goethe e Sthendal, Blixen e Conrad, sembra che siano trascorsi millenni.
“Su cento e passa film all'anno, provate a fare un elenco dei film italiani sulla droga- sempre De Seta - I film sull'immigrazione si contano sulla punta di una mano, persino sulle Br non c'è un granché. Perché è difficile elaborare il presente. Anche quello di Muccino è presente, ma non so quanto sia rappresentativo. La verità è che il cinema è molto consolatorio e razionalizzante: giustifica. La gente vuole essere confortata, consolata, favoleggiata. Anche se non è troppo crudo questo mio film vuole dare un quadro; lo si può vedere fra trent'anni e dire: ecco più o meno era così l'immigrazione.”
Le lettere, oggi, sono quelle che Assane, clandestino Senegalese buttato in mare da scafisti di cui conosciamo da tempo lo stile e approdato a nuoto e con motovedette italiane a Lampedusa, scappato alle guardie ad Agrigento, vissuto qualche tempo a Napoli e Firenze con lavoretti vari (e anche quelli li conosciamo bene e ci conviviamo tranquillamente), infine massacrato di botte da giovani italiani con scooter e orecchino a Torino e buttato in fiume da cui si salva non si sa come, scrive alla madre in Senegal e riceve dal vecchio prof. di Storia e Filosofia dell’Università di Dakar.
Tutto quello che fa parte di questa storia italiana occupa tre quarti del film ed è cronaca quasi in presa diretta, se ne conoscono tutti i connotati e le dinamiche, ma è una scoperta riviverla attraverso lo sguardo etico di De Seta, la dimensione del sentimento e dell’intuizione, come lui stesso dice.
“Il cinema è la sintesi di quattro arti, potrebbe cambiare il mondo”
Vero, quanto meno ci aiuta a conoscerlo.
L’ultima mezz’ora è girata in Africa, la “sua” Africa, quella di Assane, che torna in piena crisi di identità al villaggio di case di argilla e paglia e ritrova la madre, la sorella, il prof, la comunità intera, le danze e i canti, l’oceano e le barche leggere dipinte, le donne che torniscono a mano i vasi e il maestro che fa scuola sotto una tettoia, i bambini legati alla schiena delle madri e l’albero del pane. ESPANDI +
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11 maggio 2011 Opinione di mm40 su "Lettere dal Sahara"
Il ritorno al cinema di fiction per De Seta, dopo quasi quarant'anni di silenzio sul grande schermo, è in netta continuità con i contenuti dei documentari e dei progetti televisivi nel frattempo realizzati (lavori sulla Sicilia, sulla Calabria, su Hong Kong). Nel complesso il suo è un cinema antropologico, fortemente influenzato dai luoghi e dalle geografie, incentrato sui rapporti di forza che vengono a crearsi fra gli esseri umani, già dall'esordio di Banditi a...
voto al film: 
8 febbraio 2011 Opinione di yume su "Lettere dal Sahara"
In un’ intervista di due anni fa, dopo quest’ultimo film girato in digitale, con effetti visivi di nitidezza ineccepibile e bella resa espressiva, De Seta diceva: ”Si avvera il sogno di Zavattini, avere una super8 in tasca e fare un film così, con pochissimi soldi” C’è grinta in queste parole di un uomo che a più di 80 anni non si ferma, guarda con curiosità, sperimenta il nuovo, lo mette al servizio della memoria e...
voto al film: 
30 settembre 2009 Opinione di fornarolo su "Lettere dal Sahara"
Il film affronta in modo originale e interessante il tema dell'emigrazione, ma anziché lasciare che la poesia emerga dalle situazioni e dai personaggi, la cerca e la esibisce, soprattutto nel finale.
voto al film: 
3 febbraio 2009 Opinione di Filmaton su "Lettere dal Sahara"
Film lunghissimo, intriso di retorica e di luoghi comuni, a tratti quasi da documentario (specie nell'ultima parte del film). Non si comprende bene dove vuole andare ad apparare: gli immigrati sono tutti buoni e gli Italiani tutti cattivi e spietati? Non sappiamo accogliere il diverso mentre il diverso è pronto ad integrarsi senza pensarci su? A parte qualche brevissimo riferimento allo scontro tra civiltà Cristiana ed Islamica, in pratica il film procede a senso unico: gli Italiani sono...
voto al film: 
17 gennaio 2007 Opinione di Utente rimosso (Titanic900) su "Lettere dal Sahara"
Nulla da dire sulle tematiche del film, molto o troppo attuali e spesso viste con insofferenza, nulla da dire sulla realizzazione e sulla qualità dell'opera. Ma il suo peggior difetto è la lunghezza:il ritorno in Senegal è troppo lungo e smorza molto il film nella suo insieme...peccato...
voto al film: 
6 dicembre 2006 Opinione di lupa su "Lettere dal Sahara"
Troppo didascalico, purtroppo e la cosa mi innervosisce. Buono l'inizio, ma la seconda parte lascia un po' a desiderare.
voto al film: 
22 novembre 2006 Opinione di gabriargento su "Lettere dal Sahara"
Lunedì 20 novembre, ore 21.00, Multisala Pio X di Padova: proiezione di Lettere dal Sahara, presentato come Evento Speciale all'ultimo Festival di Venezia. Non solo un'opportunità per chi se lo è perso a Venezia o in sala (per il sottoscritto entrambe le cose) di vederlo, ma di discuterne con chi quel film lo ha diretto: presente in sala, appunto, Vittorio De Seta. Ragionando proprio su Venezia 63, si nota che tre dei (in realtà pochi) film italiani presentati al festival trattano in...
voto al film: 
4 novembre 2006 Opinione di chaplin77 su "Lettere dal Sahara"
Assane, studente universitario senegalese lascia il suo paese, gli affetti per l’Italia: terra dell’apparente provvidenza. Viene tratto in salvo dalla capitaneria di porto siciliana insieme ad un gruppo di disperati e mentre erano state avviate le procedure di rimpatrio, scappa. Risale il continente e fa varie tappe, una a Napoli da un suo amico che l’ospita nella sua casa divisa con altri connazionali e lo inserisce subito nella vita che fa la maggior parte degli immigrati tra lavori...
voto al film: 
5 ottobre 2006 Opinione di Nilay su "Lettere dal Sahara"
TOCCANTE..xò da quando ritorna in senegal è noioso...
voto al film: 
2 ottobre 2006 Opinione di scream su "Lettere dal Sahara"
Interessante e necessaria pellicola questa di De Seta, a metà strada tra fiction e documentario. Il regista riesce nel non facile compito di farci partecipare alle vicessitudini del protagonista.
voto al film: 
- negative [4]
- sufficienti [6]
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