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Capitalism: a love story (2009)

[Capitalism: a love story, USA 2009, Documentario, durata 127']   Regia di Michael Moore
Con Michael Moore



I punteggi di FilmTV

Humor umorismo in Capitalism: a love story: presente
Ritmo ritmo in Capitalism: a love story: presente
Impegno impegno in Capitalism: a love story: presente
Tensione tensione in Capitalism: a love story: minimo
Erotismo erotismo in Capitalism: a love story: assente

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Gli utenti di FilmTV assegnano il voto sufficiente a Capitalism: a love story (voti: 50 media: 3,76) 50

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Capitalism: a love story Trailer Italianoplay

La trama

A vent’anni esatti dal pionieristico Roger & Me, il nuovo film di Michael Moore  ritorna sulla questione esaminata dal regista nel corso di tutta la sua carriera: gli effetti disastrosi prodotti dal dominio delle grandi aziende sulla vita quotidiana degli abitanti degli Stati Uniti e del mondo intero. Ma stavolta il colpevole è molto più grande della General Motors, e la scena del crimine molto più ampia di Flint, Michigan. Mescolando l’umorismo all’indignazione, Moore esamina la tormentosa questione del prezzo pagato dall’America a causa del suo amore per il capitalismo. 

Moore con la sua solita leggerezza e la frenesia dell’azione ci strascina nei meandri della catastrofe subprime, un capolavoro della finanza a fini di profitto. Ed ecco le sue interviste celebri, gli appostamenti, le trovate spettacolari, come quella di avvolgere l’intero edificio di Wall Street con il nastro giallo usato dalla polizia sul luogo del crimine.

La recensione di FilmTv

Di Mariuccia Ciotta - FilmTV n. 43/2009

Il vento rosso del New Deal ha soffiato sulla Mostra di Venezia 2009 all’arrivo di Michael Moore, che ai tempi del maccartismo sarebbe stato un “blacklisted”. Il suo Capitalism: A Love Story, passato in concorso, è la più clamorosa dichiarazione contro il sistema politico-economico americano dai tempi di Franklin Delano Roosevelt, quando i “rossi” si permettavano di dichiarare: «Era spuntato un nuovo giorno per il movimento americano. Non eravamo più solo comunisti, eravamo di nuovo americani». ESPANDI +

L'opinione più votata

Di yume scritta il 2011-04-25 21:12:50 - utile per 11 utenti

Voto al film: voto buono

«Sono un essere umano e sono stanco - ha detto il regista - non può ricadere tutto sulle mie spalle o su quelle di Barack Obama. La gente deve svegliarsi e partecipare in massa».
Queste parole dicono tanto di quest’uomo che da alcuni anni ha scelto di raccontarci un’America diversa da tutte le fandonie che per generazioni ci hanno detto sulla democrazia, la libertà, l’american way of life.
Certo, da un po’ di tempo i conti non tornavano, chiunque fosse minimamente interessato a sapere come vanno le cose nel mondo un’idea della vera America se la poteva fare, réportage, saggi, documentari e film non mancavano.
Ma l’impatto che Moore riesce ad ottenere quando ci parla di stragi nelle scuole connesse alla proliferazione delle armi, o delle assurde condizioni del sistema sanitario, o quando lancia il suo personalissimo “prendiamo Bush a scarpate”, oppure, oggi, guarda indignato i mali del capitalismo, subprime e confische di case che stanno facendo degli americani un popolo di homeless, è unico, ci parla da vicino, ce le racconta nel modo più persuasivo perché carico di autentica passione civile, senza cadute nella retorica o nella propaganda di parte.
Parole come democrazia, libertà e uguaglianza nei suoi film riprendono il senso dei diritti basilari della gente e finiscono di essere involucri obsoleti, agitati da parti opposte a copertura di ben altre intenzioni.
E come ogni sognatore che si rispetti (e ci vuole coraggio a mantenere in vita dei sogni) Moore continua a crederci e addita, senza bisogno di proclami e dotte esegesi, il vero male di quella società, il deficit culturale, cioè un retroterra mancante che ha allontanato le masse da consapevolezze anche elementari e le ha portate all’accettazione di soprusi e ingiustizie come se fosse la legge del Signore.
Operai che “scoprono” che una fabbrica si può occupare per impedire licenziamenti, uomini che “scoprono” che le case abitate da vent’anni si possono non cedere alla confisca di un sistema bancario feroce, tutto questo ci mette di fronte alla domanda: ma cosa sanno gli americani della storia del mondo?
La risposta è nel loro sistema educativo e formativo, nell’incultura sempre più dilagante.
Un giorno Dario Fo recitava “Il padrone conosce 100 parole, l’operaio 10, il padrone comanda”.
In America si può nascere e morire senza aver mai saputo di quali diritti si viene privati, e notizie certe ci dicono che entro fine anno un altro milione di bambini passerà alla condizione di homeless seguendo le sorti dei padri.
Nei film di Moore  non c’è la denuncia arcigna, petulante. Una sana vena satirica percorre sempre le sue scene, le interviste sono capolavori di arguzia e la voce fuori campo ci accompagna scanzonata qua e là, a volte in modo un po’ sconclusionato, ma alla fine sembra tutto molto convincente, e pazienza se mancano dati scientifici di riferimento, se non gira con una carrettata di dotti libri sull'argomento.Parla il linguaggio che tutti possono capire, e non è populismo, è chiamare le cose col loro nome, a mio avviso, naturalmente.
Quello che, va detto, più cattura è la fiducia di quest’uomo, la sua capacità di non arrendersi:
“Ma rimango continuamente sorpreso dell'abilità non solo del popolo americano ma anche di quello di tutto il mondo per far accadere l'impossibile. Quanti di voi avrebbero pensato che il muro di Berlino sarebbe mai caduto? io no, e quanti hanno creduto che Mandela sarebbe uscito di prigione e addirittura sarebbe diventato presidente del Sud Africa? Sono accadute così tante cose negli ultimi vent'anni…sono convinto che qualsiasi cosa può accadere se le persone si ribellano nel modo giusto, facendosi valere per quello che è giusto.”
Una bella frustata di energia anche per la vecchia Europa e i suoi dotti parrucconi. 




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SI

Opinioni su Capitalism: a love story


2011-07-20 10:21:22 Opinione di tobanis su "Capitalism: a love story"
tobanis

Io sono di parte, perché sono un grande ammiratore di Micheal Moore. In questo film, il regista cerca di capire meglio il capitalismo, le sue storture, come in USA sono finiti nella cacca (e noi pure), e come mai ora Wall Street comanda a Washington. Il film è veramente bello, ti fa vedere delle situazioni IN-CRE-DI-BI-LI ma vere. Gil Stati Uniti, a vedere questo documentario, sono veramente nella merda. Ci sono qua e là momenti discutibili (vedi anche le troppe speranze...

voto al film: tobanis assegna il voto ottimo a Capitalism: a love story (2009)


2011-04-25 21:12:50 Opinione di yume su "Capitalism: a love story"
yume

«Sono un essere umano e sono stanco - ha detto il regista - non può ricadere tutto sulle mie spalle o su quelle di Barack Obama. La gente deve svegliarsi e partecipare in massa». Queste parole dicono tanto di quest’uomo che da alcuni anni ha scelto di raccontarci un’America diversa da tutte le fandonie che per generazioni ci hanno detto sulla democrazia, la libertà, l’american way of life. Certo, da un po’ di tempo i conti non tornavano,...

voto al film: yume assegna il voto buono a Capitalism: a love story (2009)

10 commenti
[utile per 11 utenti]


2011-04-25 18:32:44 Opinione di supadany su "Capitalism: a love story"
supadany

VOTO : 6/7. L’America, anzi l’1% degli americani, continua purtroppo a fornire a Michael Moore tanti spunti di riflessione e, visto quanto è successo al sistema economico negli ultimi anni, la sua incursione nel mondo della finanza era assolutamente scontato e necessario per “chiudere” una lunga carrellata sugli aspetti che non funzionano in quella che è stata a lungo considerata la società più evoluta al mondo. Qui il regista...

voto al film: supadany assegna il voto buono a Capitalism: a love story (2009)

2 commenti
[utile per 8 utenti]

2010-12-07 21:43:04 Opinione di tinodeluca su "Capitalism: a love story"
tinodeluca

«Non esiste più la via di mezzo. C’è la gente che ha tutto e quella che non ha più niente». È l’amareggiato commento di un proprietario di un’abitazione, appartenente alla vecchia middle-class, che attende l’arrivo degli ufficiali giudiziari che gli notificheranno lo sfratto per morosità. L’alter ego di questo cittadino americano che lotta per la sopravvivenza è il titolare dell’agenzia immobiliare...

voto al film: tinodeluca assegna il voto buono a Capitalism: a love story (2009)

nessun commento
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2010-11-16 11:52:47 Opinione di bellahenry su "Capitalism: a love story"
bellahenry

sono sempre dell'idea che moore ,essendo dichiaratamente di parte, vada preso con le pinze perchè ci mostra quello che vuole lui e nel modo piu convincente possibile.detto questo è innegabile che in ogni suo film c'è sempre un particolare,una storia che cmq la si prenda è shokkante per noi europei. in questo film torna all'argomento che sotto sotto ha mosso tutti i suoi precedenti lavori:le lobby e l'arricchimento dei potenti a scapito dei deboli. si inizia con...

voto al film: bellahenry assegna il voto buono a Capitalism: a love story (2009)


2010-11-15 12:26:47 Opinione di Pugno su "Capitalism: a love story"
Pugno

La presenza di Moore è sempre troppo ingombrante e onnipresente. Ma l'onestà con la quale ci mostra il volto vero degli Stati Uniti (qui come nei suoi precedenti lavori) è innnegabile e da applausi.

voto al film: Pugno assegna il voto sufficiente a Capitalism: a love story (2009)



2010-10-18 21:21:39 Opinione di Artemisia1593 su "Capitalism: a love story"
Artemisia1593

Momenti leggeri e divertenti si alternano a veri pugni sullo stomaco come la parte in cui racconta delle aziende che guadagnano sulla morte dei propri dipendenti grazie ad una assicurazione sulla loro vita (ma non dovrebbe essere illegale?). Forse il registra nutre troppo speranze su quello che possa fare Obama. D'altra parte lui stesso mostra come i deputati democratici siano stati costretti a votare a favore del "salvataggio" delle banche. Un film comunque da vedere.

voto al film: Artemisia1593 assegna il voto buono a Capitalism: a love story (2009)


2010-07-31 12:46:54 Opinione di gene55 su "Capitalism: a love story"
gene55

Di Micheal Moore non ho visto molto,ahimè...Dunque non posso permettermi paragoni o riferimenti ad altri suoi film...Dico solo che l'invito a svegliarci è forte,il regista americano dice cose vere e crudeli(tipo l'investimento sulla morte di un operaio,ma come si fa..?)cercando sempre di accompagnarci con un sorriso sulle labbra,amaro s'intende,ma la formula funziona...Gli obbiettivi vengon centrati quasi tutti,la scena finale è beffarda e le due ore di pellicola...

voto al film: gene55 assegna il voto buono a Capitalism: a love story (2009)



2010-07-13 14:56:43 Opinione di sasso67 su "Capitalism: a love story"
sasso67

La filmografia di Michael Moore è un continuo appello a svegliarsi; ogni suo film è un “oh!” di meraviglia per il fatto che certi personaggi siano ancora là a farsi gli affari loro a spese nostre. Che il capitalismo sia un male (anzi, dopo la fine del “socialismo reale”, è IL MALE) lo dicono (quasi) tutti, a cominciare dai preti e dai vescovi cattolici e l’ha detto pure qualche papa. Il capitalismo, almeno così...

voto al film: sasso67 assegna il voto buono a Capitalism: a love story (2009)

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2010-05-14 02:07:01 Opinione di Ewan su "Capitalism: a love story"
Ewan

Ogni film di Michael Moore è sempre un’illuminazione. Ci ricorda come con poche, semplici ricerche, un uomo possa mettere alla berlina istituzioni e persone d’alto rango. Questa volta il bersaglio è l’economia americana, con la famigerata crisi che sta mettendo in ginocchio il mondo intero. Le banche, gli istituti di credito, i politici: tutti sotto accusa per capire cosa è andato storto. E per Moore la risposta è una sola:...

voto al film: Ewan assegna il voto sufficiente a Capitalism: a love story (2009)




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