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Kick-Ass

Regia di Matthew Vaughn vedi scheda film

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Marcello del Campo

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La recensione su Kick-Ass

di Marcello del Campo
4 stelle

Niente da fare: se circola aria di antipatia, tutto ti sembra antipatico. Mettiamo che un tale – che ti sta antipatico (non lo conosci, lo incontri al bar, ma ti sta antipatico lo stesso) – dica ”Ragazzi, avete visto Kick Ass… è una goduria!” – tu, la prima cosa che pensi è “quando sento la parola goduria, antipatizzo subito”, me lo hanno insegnato Fruttero & Lucentini nella Prevalenza del cretino e Nanni Moretti: parli male, sei fatto male, ecco!

Per verificare che il tipo al bar sia prevalentemente cretino oltre che antipatico – ci tengo! – mi vedo questo Kick Ass, che il garzanti traduce ‘prepotente, aggressivo’ con quel candore cruschiano che toglie al ‘culo’ diritto alla parola e nega al regista la sua vera fonte di ispirazione.

E il regista è l’antipatico Matthew Vaughn, e già non è un bel ricordare il suo Stardust che scivolai fuori dal cinema, guardato bieco alla biglietteria come un ladro in piena notte.

Il film è appena cominciato, che – guarda un po’, lo sapevo -, c’è questo ragazzo, Dave Litzeski che mi sta sull’anima immantinente: occhialuto teenager come se ne vedono, tutti uguali, nel cine americano adolescenziale. Questo Litzeski è uno sfigato totale: bruttino, inetto alla confabulazione intrascolastica, invisibile alle ragazze, alto e ingobbito da personal computer e seghe a manetta, ispirate dalla prof Mrs Zane (una sosia di Julianne Moore), deriso dai suoi compagni, uno più antipatico dell’altro, sogna di diventare un super eroe. Il mondo è cattivo, dice a se stesso, devo debellare il male.

Indossa una maschera antipatica, un po’ Uomo Ragno fatta in casa, e si accinge alla bisogna. Mal gliene incoglie, perché tre nerboruti ladri d’auto non ci stanno a lasciare il loro onesto rubare né sopportano la vista del Dave vestito da eroe e gli fanno un kick ass grande così.

Finito in ospedale con le ossa giustamente fratturate, il Lizteski, rimesso a nuovo e blindato di ferro dalla medicina traumatologica, insiste nell’insano disegno di diventare il giustiziere dei deboli. Del resto, sembra che non ha un bel cazzo da fare questo Clark Kent segaiolo, e quel che è peggio, la bellona della scuola, Katie Deauxma, mica gliela dà all’inarcato giovinotto che nel frattempo si è fatto la fama di essere gay.

Insomma, per non stare a farla lunga e constatato che anche la Katie è antipatica, continuo a vedere questa ciofeca misto-ragno (con pretese di metacinema) con le orecchie, cioè, offro tutta l’attenzione alla musica, che non è antipatica, anzi, pezzi di rock come si deve.

A peggiorare l’impeggiorabile, ecco visualizzarsi sullo schermo la nota faccia di tolla, l’imprescindibile ghignante nipote di Coppola, il Nick Cage che annusa tutti i pessimi film e ci mette tutto se stesso per farli naufragare. Cage è troppo antipatico perché io rinunci a continuare la visione: lui è un super eroe vero, si chiama Damon McReady ovvero Big Daddy e quel che è peggio (nell’impeggiorabile spinto), ha una figlia undicenne, l’antipaticissima Hit Girl alla quale il Big Daddy ha insegnato l’arte del combattimento, dopo che, cacciato dalla polizia corrotta, complice nell’uccisione della consorte, ha giurato vendetta.

A metà film l’antipatico Kick Ass e gli antipaticissimi Big Daddy e Hit Girl fanno causa comune contro il boss della malavita Frank D’Amico (interpretato dall’antipatico Mark Strong, un sosia di Stanley Tucci) e in un finale in cui il magistero delle arti marziali, come le abbiamo conosciute da Taiwan a Jason Bourne, a Matrix, scade a macchietta di antipatiche sventagliate di antipatici frames copia e incolla, muoiono tutti i ‘cattivi’.

Restano in vita, purtroppo gli antipatici eroi di questo sgangherato, sbilenco, antipatico teen movie. 

(Resta un pugno di buon rock & pop)

la nota faccia di tolla, l’imprescindibile ghignante nipote di Coppola

 

 

La colonna sonora

 

Marziale, roboante, antipatica, tranne le musiche aggiunte: Stand Up e Omen (The Prodigy),  Can't Go Back (Primal Scream), There's A Pot A Brewin' (The Little Ones), Make Me Wanna Die (The Pretty Reckless), Banana Splits (The Dickies), This Town Ain't Big Enough For Both Of Us (Sparks), We're All In Love (New York Dolls), Per qualche dollaro in piu (Ennio Morricone), An American Trilogy (Elvis Presley)

 

 

 

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