Outrage (2010)
Con Takeshi Kitano, Jun Kunimura, Ryo Kase, Renji Ishibashi, Kippei Shiina, Takashi Tsukamoto, Tetta Sugimoto, Fumiyo Kohinata, Tomokazu Miura, Sôichirô Kitamura
La trama
In una tremenda battaglia per il potere, molti clan yakuza rivaleggiano per mettersi in buona luce. I boss cercano di conquistare posizioni tessendo trame e costruendo alleanze e le loro dispute su questioni di affari e su tradimenti raramente si risolvono senza violenze e morti. Il vecchio scagnozzo Otomo (Kitano) ha visto quelli come lui trasformarsi e diventare pian piano attori importanti sulla scena della finanza. Ma la lotta per la sopravvivenza non ha fine in un mondo dove non ci sono eroi.
L'opinione più votata
Di yume scritta il 24/03/2011 - utile per 19 utenti
Voto al film: 
In Brother lo sapevamo da subito, era l’America inconfondibile di Beat Takeshi in trasferta a scaricare interi caricatori su quell’internazionale mafiosa, gli yakuza c’erano tutti, tremendi e spietati, ma avevano portato in valigia il loro cerimoniale, il senso dell'onore, il rispetto quasi religioso delle gerarchie.
C’erano la musica di Hisaishi e il gusto dell’ironia grottesca che strappava un sorriso e una battutaccia perforante.
Qui è saltato tutto, dieci anni dopo the real brothers sono loro, questi rappresentanti di un campionario unico al mondo di modi sbrigativi per uccidere o semplicemente massacrare una persona con armi da taglio e da fuoco (una decapitazione su strada con fune a trazione di auto e un affondo con trapano dentistico sono gli unici tocchi di fantasia).
Quasi del tutto abolite le forme di comunicazione linguistica che non siano ordini di servizio o scarni piani strategici per far fuori qualcuno, ridotta al minimo la gestualità, nulla che sia affidato allo sguardo oltre il puro atto del vedere, qui siamo ormai ultra,etimo quanto mai calzante, non resta altro che procedere per accumulazione nel fare a pezzi i membri del clan rivale e andare oltre tutte le barriere dell’oltraggio, del ledere, del negare lo status quo ante di uomini.
Kitano tira le somme di un percorso ormai ventennale e dice: è ancora credibile il pensare ad una convivenza tra esseri umani che non sia questo?
Chiaramente il valore allegorico della rappresentazione porta alle estreme conseguenze l’assunto di base, e il concentrato di violenza a cui assistiamo vuole avere tutta la forza della provocazione.
Paradossalmente, proprio quelli che tanti hanno messo in evidenza come i limiti del film (un collage di scene senza fantasia, meccanicità ripetitiva e mancanza di approfondimento psicologico, assenza di anima e vuoto che sconfina nella piattezza) sono i suoi crediti più forti.
C’è il vuoto, infatti, e il vuoto lo si rappresenta col vuoto.
E’ Tokyo, ma potrebbe essere qualsiasi altra metropoli.
Vuota di chiunque altro non sia uno yakuza, interni ed esterni sono stati ripuliti accuratamente da qualsiasi traccia del passaggio di un’umanità diversa, le poche figure femminili sono funzionali a questo mondo di assassini in doppio petto scuro, che sfilano compatti in lunghe teorie di macchine lussuose su strade vuote e asettiche, a distanza s’intravede a volte il mare, ma non ha voce né colore, escort mute e immobili finiscono spesso sgozzate nel letto dopo il rapporto, e l’unica battuta rivolta alla moglie da Otomo (Beat Takeshi), molto seccato perché lei vuole una nuova auto, è “Idiota, vuoi morire?”.
Genera fastidio tutto questo perché è abolita ogni concessione consolatoria, prevalgono gli interni claustrofobici, ma anche quando si esce all’esterno la sensazione di gelo straniante non cambia.
Siamo lasciati sulla porta a guardare allibiti, tirare il fiato non expedit, se di yakuza si parla questa è la realtà, e non c’è verso di farsi coinvolgere emotivamente, non è un horror, né un noir né un thriller, non lancia messaggi diperati sul destino dell’umanità.
Forse non si può neppure definire un film realistico, anzi è più surreale di quanto non sembri.
Bandite le scienze umane resta il deserto e il coraggio di farlo vedere senza ipocrisie.
Questo, ci dice Kitano, è l’afther day, e l’abbiamo voluto noi, non malediciamo la natura e gli dei e non inventiamo favole, guardare il male produce catarsi, qui no, nessuna purificazione in corso, usciamo con il sapore di fiele in bocca di chi vede scoprire davanti a sé tutte le carte dell’ipocrisia umana: inchini, padre, fratello, presidente, pulizia e decoro esteriore, c’è tutto, l’horror non è necessariamente fatto di mostri ghignanti o di pazzi.
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- sufficienti [1]
- positive [9]
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28 maggio 2012 Opinione di Argan su "Outrage"
Non capisco come mai quasi tutti gli altri utenti abbiano considerato questo film un capolavoro, il miglior film di Takeshi Kitano, non sono assolutamente daccordo, penso che il regista giapponese sia in piena crisi creativa, essendo tornato a dirigere un film sulla yakuza; Lui stesso infatti dichiarò di voler cambiare genere dedicandosi ad altre tipologie di pellicole, dichiarando di non voler più ritornare a parlare di mafia giapponese. "Outrage" è un film privo di originalità, con una...
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10 gennaio 2012 Opinione di Peppe Comune su "Outrage"
Il “presidente supremo” della yakuza (Soichiro Kitamura) non vede di buon occhio l’allenza tra la famiglia di Ikemoto (Jun Kunimura) e quella di Murase (Renji Ishibashi). Convoca in disparte Ikemoto e attraverso Kato (Tomokazu Miura), il suo fidato braccio destro, gli fa sapere che l’allenza di sangue tra due fratelli è buona cosa, ma il padre deve sempre essere rispettato di più. Un modo sottile per indicare la strada da prendere. Il braccio armato della famiglia di Ikemoto è...
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6 gennaio 2012 Opinione di alan smithee su "Outrage"
Ritorno di Kitano al piu' prestigioso festival internazionale del mondo (Cannes 2010), ma ritorno pure del celebre autore ad uno dei suoi temi apparentemente preferiti e che hanno caratterizzato i suoi primi notevoli passi nella regia cinematografica: la Yakuza, le sue faide, la lotta per la salvaguardia del potere e della supremazia. Certo il film mi e' parso ben lontano da raggiungere le vette rarefatte ed invalicabili di Hana-bi che vide trionfare Takeshi e la sua maschera alla mostra...
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4 dicembre 2011 Opinione di grob su "Outrage"
Tarantino e i suoi estimatori è meglio che vadano a nascondersi: Kitano è tornato ,punto e basta. Magnifico,un ritorno a "Brother", "violent cop","Hana bi",Kitano attore resta un pò in disparte e sente il peso dell'età,ma quando entra in azione sono dolori per tutti.In italia ancora non è uscito,uscirà mai ?
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15 giugno 2011 Opinione di zombi su "Outrage"
di nessuno potrai fidarti, se non forse dei vecchi amici. ma non c'è scampo alla violenta fame di potere. nessuno potrà mai sentirsi al sicuro. e la corsa al potere fa tradire tutto e tutti. un presidente della yakuza che sembra un bimbo dispettoso che non sa più come divertirsi fa pulizia di due famiglie sue sottoposte, promettendo di volta in volta il controllo dei traffici illeciti e della famiglia. crudele ironia e morti violente e fantasiose per un countdown che non...
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11 giugno 2011 Opinione di Axeroth su "Outrage"
Uno dei migliori film noir/ yakuza mai realizzati, oltre ad essere senza dubbio tra i migliori risultati cinematografici del genio "Beat" Kitano. Da vedere, assaporare, godere. In un lotta tra gang, appartenenti ad una grande famiglia Yakuza, nella regione del Kanto, molti luogotenenti vogliono accaparrarsi il territorio dell'altro per farsi vedere dei duri agli occhi del Oyabun (boss). L'Outrage del titolo fa riferimento ad un avvenimento che accade all'inizio della pellicola, e che...
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6 aprile 2011 Opinione di GoonieAle su "Outrage"
Che bello sto film, nessuna novità ma ormai Kitano ha raggiunto un livello di eleganza...e perfezione....che è sempre un piacere. A tratti grande. Colonna sonora che mi ha entusiasmato...
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27 marzo 2011 Opinione di Pugno su "Outrage"
Come sempre Kitano si serve degli yakuza movie per elevare il suo significato a problematiche più profonde e universali. E anche in questo caso infatti per il regista nipponico, descrivere le dinamiche interne ed esterne tra clan rivali è solo un pretesto per affrontare temi come l'onore, il potere, la solitudine. Non al livello dei suoi capolavori ma comunque un film di tutto rispetto che Kitano dirige con la solita disarmante naturalezza e spontaneità. Ottimi...
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24 marzo 2011 Opinione di yume su "Outrage"
Ma dove siamo? In Brother lo sapevamo da subito, era l’America inconfondibile di Beat Takeshi in trasferta a scaricare interi caricatori su quell’internazionale mafiosa, gli yakuza c’erano tutti, tremendi e spietati, ma avevano portato in valigia il loro cerimoniale, il senso dell'onore, il rispetto quasi religioso delle gerarchie. C’erano la musica di Hisaishi e il gusto dell’ironia grottesca che strappava un sorriso e una battutaccia perforante....
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14 febbraio 2011 Opinione di OGM su "Outrage"
“Beat” Takeshi ritorna al genere yakuza con un film monotematico, privo di mezzi termini, intriso fino al midollo di quella potenza spietatamente determinata che alimenta la guerra per il possesso del territorio. La violenza omicida è l’estrema manifestazione di un’energia che rimane catturata nel campo gravitazionale di un buco nero, seguendo, lungo un percorso a spirale, la traiettoria che finisce nel suo cuore fatto di potere sovrano e di morte crudele. Il...
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