La chiave di Sara (2010)
Con Kristin Scott Thomas, Mélusine Mayance, Niels Arestrup, Frederic Pierrot, Michel Duchaussoy, Dominique Frot, Gisèle Casadesus, Aidan Quinn, Natasha Mashkevich, Arben Bajraktaraj
La trama
La notte del 16 luglio 1942 gli ebrei parigini vengono arrestati e ammassati al Velodromo d’Hiver, prima di essere deportati nei campi di concentramento. Sara ha solo dieci anni ma, al sentore dell’arrivo della gendarmeria, rinchiude il fratello minore nell’armadio della camera da letto, promettendogli che un giorno tornerà a riabbracciarlo. Sessant’anni dopo, la giornalista di origini americane Julia, trapiantata in Francia da più di vent’anni, riceve l’incarico di realizzare un reportage sul vergognoso rastrellamento, che la conduce a un’inquietante scoperta: la casa in cui andrà ad abitare con il marito è la stessa in cui viveva proprio la famiglia di Sara. Convinta che la bimba sia sopravvissuta allo sterminio nazista, si mette sulle sue tracce, arrivando a cambiare prospettiva sulla nazione che l’ha adottata e su tutta la sua intera esistenza.
Difficile essere antiretorici con la più grande tragedia del Novecento, e purtroppo la strada scelta dal regista Gilles Paquet-Brenner, quella del melodramma, è la più impervia, con un risvolto sentimentale nell’epilogo, eredità del libro, che sa fortemente di racconto rosa. Nella prima parte ci sono però anche momenti toccanti, con Sara al centro della scena, ed è intrigante l’incedere contemporaneo della vicenda, conseguenza diretta del passato a ricordare la prossimità della Storia.
La recensione di FilmTv
Di Mauro Gervasini - FilmTV n. 2/2012
L'opinione più votata
Di lorenzodg scritta il 20/01/2012 - utile per 7 utenti
Voto al film: 
Una pellicola che ritorna sul rastrellamento del Vélodrom d’Hiver (dopo il film di Raselyne Bosch “Vento di primavera” –La rafle– sempre dello stesso anno: almeno in Italia hanno seguito quest’ordine di uscita). Siamo nell’estate del 1942 tra il 15 e il 16 luglio quando la polizia francese (in accordo con lo Stato maggiore nazista) deporta migliaia di ebrei (di cui la maggior parte bambini) nel Velodromo. In una Parigi occupata nessuno conosce (o fa finta di conoscere) la tragedia immane di centinaia di famiglie che vivono la loro vita rinchiusa dentro la stessa città. Poi la deportazione (dopo poco tempo) presso il campo di Beaune-la-Rolande e da lì moltissimi vengono portati ad Auschwitz (dove non troveranno mai la strada di ritorno).
“La chiave di Sara” opera la ricostruzione dell’episodio tramite l’indagine-racconto di Julia Jarmond (Kristin Scott Thomas) una giornalista newyorkese che da vent’anni vive a Parigi. La redazione per cui lavora sa poco di questa tragedia (o almeno molti non conoscono l’entità dello stesso rastrellamento) e lei si ostina a chiedersi il perché del coinvolgimento di tanti minorenni e lungo il suo itinerario incrocia la storia di Sarah (Mélusine Mayance): una bambina che viene portata a Beaune (con padre e madre) e che fugge dal campo (aiutata da un poliziotto) insieme ad un’altra coetanea per ritrovare il fratellino lasciato nella sua casa parigina rinchiuso dentro un armadio a muro da lei stessa per essere salvato dal rastrellamento. La sua chiave per aprire l’abbraccio col suo familiare porterà Sarah a varie vicissitudini.
Il film si snoda in accadimenti temporali tra il 1942 e il 2009: gli avvenimenti di Sara bambina e della giornalista che insegue i personaggi della storia si incontrano e si snodano in diversi ambienti e in modo asimmetrico. Julia capirà ben presto che la storia della bambina è anche la storia di un paese e, ancor di più, della (sua) famiglia trapiantata in Europa.
La pellicola nella prima parte è riuscita (in parte) e gli intenti scarni di racconto diventano attenzioni particolareggiate con immagini da ricordare (l’appartamento di Sara, la mano e la sua chiave, la fuga nel campo di grano, il rapporto con la sua amica) che, tuttavia, cadano in un facile movimento di inquadratura e in un chiaroscuro narrativo poco incisivo.
Sicuramente meno da commentare (e ricordare) l’ultima parte quando la sceneggiatura tende a chiudere un cerchio di facile presa e la cadenza retorica (non eccelsa) favorisce un finale sicuramente con emozioni scontate.
Si deve aggiungere che i personaggi sono ben delineati pur con qualche limite del racconto. L’ambientazione ha dei momenti toccanti che sfiorano una morale ben precisa e alquanto diretta.
Kristin Scott Thomas è nella parte; M. Mayance (Sarah da bambina) riesce a coinvolgere.
Il film è tratto dal libro di Tatiana de Rosnay e non si discosta molto (da quel che leggo) dallo stesso. Resta indubbio comunque che il cinema francese si pone alcune questioni storiche e ricava pellicole dignitose e (almeno) parimenti non televisive.
La regia è discreta ma la sceneggiatura (dello stesso regista con Serge Joncour) non aiuta completamente l’evolversi della storia (un regista può anche discostarsi da un testo adoperando meccanismi cinematografici opportuni e non di facile presa rispetto ad un avvenimento così tragico).
Voto: 6½.
- negative [2]
- sufficienti [8]
- positive [4]
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27 maggio 2012 Opinione di manuel88 su "La chiave di Sara"
Come era stato fatto con il film "Vento di primavera" (di Rose Bosch con Jean Reno e Malanie Laurent),anche questa nuova pellicola ha voluto far luce su un fatto poco noto della Shoa:il rastrellamento degli ebrei in Francia e la loro momentanea segregazione nel Velodromo d'Inverno (per capirci era tipo un palazzetto dello sport adibito alle gare ciclistiche) prima di essere trasferiti nei campi di concentramento nazisti. Siamo nel luglio del '42. I francesi colpevoli di aver simpatizzato con...
voto al film: 
14 aprile 2012 Opinione di cinema78 su "La chiave di Sara"
Film toccante e sensibile,pur trattando un tema trito e ritrito non annoia e scorre in maniera fluida.Bravissimi gli interpreti.
voto al film: 
28 febbraio 2012 Opinione di LAMPUR su "La chiave di Sara"
Il pretesto, romanzatissimo, nasce da un episodio vero e cruento nella Parigi del luglio '42, col rastrellamento di ebrei da parte della polizia francese e successivo internamento nel Vel d'Hiv, il velodromo cittadino. Le diverse tematiche sviscerate vanno dal rifiuto del passato alla somatizzazione delle atrocità, peccato che gli spunti di riflessione vengano cavalcati da una messa in scena sempre al limite del (in)verosimile. Sara, la bambina della quale seguiremo le vicende,...
voto al film: 
23 febbraio 2012 Opinione di bradipo68 su "La chiave di Sara"
E'curioso che dopo essere stato praticamente ignorato per tanto tempo, il rastrellamento di 13 mila ebrei avvenuto il 16 luglio del 1942 sia stato oggetto di ben due film usciti negli ultimi tempi: Vento di primavera( La Rafle di Roselyne Bosche) e questo. Impossibile igonorare pellicole che raccontano un episodio tanto doloroso, come del resto è doverosa l'attenzione per tutto quello che viene fatto per mantenere vivo il ricordo. La chiave di Sara procede in realtà su un doppio binario...
voto al film: 
3 febbraio 2012 Opinione di fefy su "La chiave di Sara"
Il tema è lo stesso già trattato da Vento di Primavera (La Rafle, letteralmente la retata), uscito alla fine del gennaio dello scorso anno: si parla dei tragici (e poco conosciuti) avvenimenti del luglio 1942, quando la polizia francese rastrellò più di 13mila ebrei. Una vergognosa macchia nel passato recente dei nostri cugini d’oltralpe, filtrata questa volta attraverso gli occhi di una bambina e quelli della donna che, più di mezzo secolo dopo, si scoprirà coinvolta in prima...
voto al film: 
1 febbraio 2012 Opinione di leporello su "La chiave di Sara"
Sì, ma adesso si potrebbe anche far basta: qui la “memoria” sta diventando (auto)celebrazione, retorica, esibizionismo…. Già un anno fa, proprio in occasione del Giorno della Memoria (scriviamolo maiuscolo, tanto per non farci confondere coi revisionisti) usciva nelle sale italiane “Vento di Primavera”, e se almeno alla regista di quel film si poteva ascrivere il merito di aver compiuto una lunghissima ricerca storica per togliere dalla povere e portare al cinema per la prima...
voto al film: 
26 gennaio 2012 Opinione di fratellicapone su "La chiave di Sara"
Un buon film che riesce a mantenere l'equilibrio tra la vicenda storica (il rastrellamento di decine di migliaia di ebrei francesi da parte della polizia francese e la loro consegna, dopo un trattamento disumano, alle truppe tedesche per ls deportazione) vista con gli occhi di una bambina, determinata e intelligente e la storia di oggi e delle persone che in qualche modo sono legati a quegli eventi remoti, inutilmente occultati, ma così attuali e laceranti. La bambina è un'attrice...
voto al film: 
24 gennaio 2012 Opinione di barabbovich su "La chiave di Sara"
Il rastrellamento degli ebrei a Parigi nel luglio del 1942, che portò migliaia di persone nei campi di concentramento è lo spunto dal quale parte La chiave di Sara. Nella convinzione di poter mettere il fratellino in salvo, la piccola Sara (Mayance) lo rinchiude nell'armadio di casa, finisce con i genitori in un velodromo lager, quindi viene deportata ma riesce a fuggire, cerca il fratello e riesce a rifarsi una vita. Nel 2009 una giornalista che sta scrivendo un articolo su quella...
voto al film: 
24 gennaio 2012 Opinione di zombi su "La chiave di Sara"
il film di paquet-brenner è un film di buone intenzioni, che purtroppo non sono andate a buon fine. si difende meglio quando si è al presente al cospetto di sua maestà scott-thomas e nella detective story che ci porta a conoscere il calvario di sara e di milioni di altre persone e al dubbio che piano piano s'insinua in lei riguardo alla famiglia del marito. in più sara ha un segreto che gli peserà per sempre sulla coscienza. ed è senz'altro meglio quando si cerca di indagare su ciò...
voto al film: 
23 gennaio 2012 Opinione di bufera su "La chiave di Sara"
All'uscita lo si chiamerebbe un bel film che colma occhi e cuore. Poi subentrano alcune riflessioni su questo dramma di origini palesemente letterarie dove la tortuosità delle domande, l'inesistenza delle risposte, i destini incrociati che vanno comunque per la loro triste strada, prevaricano il valore tragicamente documentaristico dell'infame episodio toccato agli ebrei francesi, ma soprattutto il senso del fato che quando viola e disperde così una famiglia, chi ha la ventura di...
voto al film: 
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